24/12/2018 09:21:59 - Avetrana - Attualità

E’ stato organizzato dall’Amministrazione in collaborazione con l’associazione C.I.L.A.

“Xilella: vero problema dell’olivicoltura ?”: è stato il tema di un convegno organizzato dall’Amministrazione comunale di Avetrana d’intesa e con la collaborazione dell’associazione C.I.L.A. – Confederazione Italiana Liberi Agricoltori del Comprensorio orientale di Taranto, con lo scopo di affrontare il problema sia dal punto di vista tecnico che giuridico.

Nell’aula consiliare gremita di agricoltori, molto interessati e stimolati dal tema del convegno, erano presenti oltre al sindaco, Antonio Minò, Nicola Spagnuolo, presidente CILA Taranto, Ivano Gioffreda, olivicoltore, Margherita D’Amico, biologa e patologa vegetale, Gianluigi Manelli, amministrativista, e Nicola Grasso, docente di Diritto Costituzionale presso Unisalento. Il convegno è stato moderato da Leonardo Laserra, responsabile dell’Ufficio Agricoltura del Comune di Avetrana.

In avvio dell’assise, dopo i saluti del sindaco Antonio Minò, che ha ribadito l’impegno della sua Amministrazione a far emergere le contraddizioni e l’aleatorietà della declaratoria della Regione Puglia di marzo 2018, che ha riconosciuto inspiegabilmente, il territorio di Avetrana colpito per il 60% dal batterio della Xilella Fastidiosa, hanno preso la parola Ivano Giuffreda e la d.ssa Margherita D’Amico i quali, il primo dal punto di vista pratico ed agronomico e la seconda dal punto di vista tecnico e biologico, hanno messo in luce i limiti e le contraddizioni dell’operato della Regione Puglia e dei vari enti che operano nel territorio per far fronte al fenomeno della Xilella Fastidiosa. In particolare hanno stigmatizzato il comportamento vessatorio e pervicace da parte di questi nel voler procedere con l’abbattimento degli ulivi colpiti dal batterio, senza accettare nessun tipo di contraddittorio ed ignorando anche prove tangibili, scientifiche e con constatazione visiva dell’evoluzione positiva registrata su alcuni alberi colpiti dal batterio all’interno di un campo sperimentale. Così come, ha affermato la d.ssa D’amico, nel territorio avetranese sono state rilevate appena 4 piante infette. Di ciò, nel corso del convegno, ne è stata data prova attraverso la proiezione di apposite slides che hanno ripercorso appunto, l’evoluzione positiva riscontrata negli alberi infetti, a distanza di 2, 3 anni dall’accertamento della patologia, grazie ad interventi tradizionali che i nostri padri praticavano consuetudinariamente.

Ha preso la parola subito dopo Nicola Spagnuolo della CILA, che ha illustrato l’iniziativa intrapresa di concerto con l’Amministrazione comunale di Avetrana, tesa ad ottenere l’annullamento della delimitazione operata dalla Regione Puglia a marzo 2018, che in maniera assolutamente unilaterale e senza evidenza scientifica alcuna, ha riconosciuto il 60% della superficie olivetata del Comune di Avetrana, circa 1.800 ettari, colpiti dal batterio della Xilella Fastidiosa.

Leonardo Laserra, dell’ufficio agricoltura del Comune di Avetrana, a seguito dell’intervento della d.ssa D’Amico che evidenziava che solo 4 piante sono state accertate come infette, dall’osservatorio regionale, rimarcava l’assurdità del Decreto 102/2004 relativamente alla perdita della PLV nel territorio di Avetrana, in palese contraddizione con i dati della scorsa annata agraria che ha fatto registrare una super produzione sia quantitativamente che qualitativamente.

Infine hanno preso la parola l’avvocato Gianluigi Manelli ed il prof. Nicola Grasso che hanno affrontato il problema dal punto di vista giuridico legale. Entrambi hanno messo in evidenza le difficoltà riscontrate qualche anno fa, dopo la prima ondata di ingiunzioni per le eradicazioni delle piante infette, riguardante la zona salentina in applicazione del “Decreto Silletti” . I ricorsi al TAR al quale hanno fatto ricorso diversi agricoltori destinatari dei provvedimenti, hanno sortito l’effetto di bloccare la procedura di rimozione coatta degli alberi infetti.

Purtroppo subito dopo vi è stato un accanimento giuridico da parte, sia del governo centrale che di quello Regionale, che ha determinato dei provvedimenti, ha chiosato il prof. Grasso, in aperta violazione delle più elementari norme di uno stato di diritto, attraverso i quali, si tendeva a scoraggiare in ogni modo i ricorsi al TAR, che sino a quel momento aveva sempre assecondato le legittime richieste degli agricoltori, al fine di avere la strada spianata e procedere speditamente con le eradicazioni. A nulla sono serviti, tra l’altro, i tentativi di ottenere una pronuncia da parte degli organi Europei, in quanto

ovviamente, si sono semplicemente limitati a prendere atto dei provvedimenti che erano stati emanati dai territori interessati, Governo centrale e Regione Puglia. Questa situazione assurda dal punto di vista giuridico-istituzionale, ha determinato la seconda ondata di ingiunzioni per le eradicazioni degli alberi “infetti”, questa volta riguardanti i territori del Brindisino e del Barese e la cui cronaca la stiamo vivendo in questi giorni.

L’esortazione finale sia dei tecnici che dei giuristi, rivolta ai tanti agricoltori rimasti in sala sino ad ora tarda, è stata quella di stare molto attenti e di non demordere, chiedendo agli organi Regionali, il monitoraggio permanente del territorio e comunque, almeno una volta all’anno, con il sostegno di dati tecnico-scientifici certi, ad evitare, come è successo in occasione della tanto vituperata delimitazione di marzo 2018 da parte della Regione Puglia, che notizie infondate e prive di sostegno tecnico possano pregiudicare l’economia di un intero territorio e degli operatori addetti.

 



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