07/03/2019 08:21:31 - Provincia di Taranto - Attualità

I manifestanti hanno annunciato che in mancanza di risposte dal primo cittadino e dal Prefetto riprenderanno l’occupazione

 

I cittadini che avevano occupato la sede del Municipio di Taranto contestualmente a una riunione in Prefettura sulla situazione ambientale hanno sospeso la protesta, annunciando tuttavia che domani mattina torneranno a manifestare a Palazzo di città e lo faranno nei giorni a seguire fino a quando il sindaco «non firmerà un’ordinanza di chiusura degli impianti inquinanti». Poco prima avevano subito una contestazione il vice sindaco Lucio Lonoce e l’assessore comunale all’Ambiente Francesca Viggiano, che si sono recati a Palazzo di città per parlare con i manifestanti.

Alcuni cittadini hanno incontrato il prefetto Donato Cafagna, che ha fornito una serie di chiarimenti, successivamente comunicati da uno dei portavoce della delegazione. «Il prefetto - ha spiegato - ci ha detto che i valori di inquinanti segnalati da alcune associazioni ambientalisti sono risultati in aumento rispetto al primo bimestre del 2018, ma rientrano sempre nei limiti di legge. Quanto al rilevamento di un incremento di diossina nella masseria Carmine - ha aggiunto - il prefetto ha chiesto ad Ispra e Arpa di effettuare un sopralluogo nello stabilimento siderurgico per controllare le emissioni. Ci ha detto anche che, senza un’evidenza scientifica può solo istituire un tavolo tecnico permanente e noi abbiamo preteso che vi i cittadini».

In merito alla chiusura temporanea di due scuole del rione Tamburi per la vicinanza alle collinette ecologiche dell’ex Ilva che sarebbero state trasformate in discarica, il Prefetto ha «dato mandato - ha affermato il portavoce dei manifestanti - di effettuare degli interventi di messa in sicurezza e di bonifica. Si sta studiando poi una soluzione per il trasferimento in altri istituti dei bambini che frequentano le due scuole interessate dal provvedimento. Noi abbiamo detto che non abbiamo bisogno di altri dati per comprendere cosa respiriamo. Noi vogliamo che la fabbrica chiuda».

 

 



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