giovedì 28 maggio 2020

18/05/2020 18:59:52 - Provincia di Taranto - Attualità

Eccezionale intervento chirurgico concluso con successo al «Carlo Fiorino Hospital»

Tra meno di tre mesi spegnerà 100 candeline. Ma il regalo più bello, questa nonnina di Taranto, lo ha ricevuto qualche giorno fa quando, immobilizzata a letto dopo una caduta e la conseguente frattura del femore, è stata operata e rimessa in piedi (letteralmente) grazie alla protesi d'anca, da un team di validissimi medici. I protagonisti di questo delicato quanto incredibile intervento chirurgico sono 4: il primario di Ortopedia della clinica Carlo Fiorino hospital, la ex San Camillo per intenderci, Amedeo Ricci, con gli ortopedici Antonio Sammartino e Mimmo Speciale, e l’anestesista Spartaco Lorea.
A raccontare questa storia di speranza e positività è uno degli specialisti che ha contribuito a rimettere in piedi l’anziana, il dottor Sammartino.

Un intervento non privo di rischi, com’è facilmente immaginabile. Cosa vi ha indotto ad operare la quasi centenaria?

«La paziente ricoverata in clinica dopo gli accertamenti di routine e tampone covid-19, valutata attentamente dal cardiologo e dall’anestesita, nonostante l’età e le patologie correlate, presentava delle discrete condizioni cliniche e cosa fondamentale deambulava autonomamente prima della frattura. Nonostante oggi, l’intervento di protesi d’anca sia diventato frequente, tutta l’equipe ha deciso di far fronte ad un alto rischio chirurgico per scongiurare tutte le complicanze di un allettamento prolungato che spesso evolvono con un decadimento repentino, specie a quell’età, e con grandi sofferenze del paziente. E spesso non sempre con esito positivo».

Cosa avete provato prima e dopo l’intervento?

«Ogni chirurgo che approccia alla chirurgia maggiore deve essere cauto, attento e timoroso perché si ha a che fare con pazienti molto delicati e, proprio per questo, l’attenzione e la collaborazione dell’equipe medica ed infermieristica deve essere costante e continua sia prima che dopo l’intervento stesso. Il timore iniziale, però è stato ripagato quando, tre giorni dopo l’intervento, la paziente ha iniziato a camminare. La commozione ci ha colpito tutti, i nostri occhi sono diventati lucidi ed il nostro pensiero è andato ai nostri nonni che spesso ci crescono e ci formano con la loro saggezza ed esperienza».




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