giovedì 26 novembre 2020

19/10/2020 12:03:44 - Salento - Attualità

Ieri mattina sono andati a trovarlo il prefetto di Lecce, Maria Rosa Trio, e il sindaco Carlo Salvemini. Da Roma l’onorevole Soave Alemanno, la parlamentare che ha creduto sin dall’inizio al fatto che nonno Pasqualino avrebbe meritato una piccola grande gratificazione da parte degli Italiani, ha mandato un accorato video messaggio

Nei suoi meravigliosi 97 anni di vita può dire di aver combattuto alcuni tra i nemici terribili dell’Umanità: la guerra, i nazisti, la deportazione e il Covid. E da nessuno dei quattro è stato intimorito. Anche durante l’ultima battaglia, quella della scorsa primavera, Pasqualino Favale nato a Gioia del Colle nel 1922 e residente a Lecce, non è rimasto con le mani in mano. Ma ha fabbricato, cucendole una per una, mascherine in stoffa per amici e familiari. Una storia che ha fatto velocemente il giro d’Italia e che ha interessato il Ministero dell’Interno.

Ieri mattina sono andati a trovarlo il prefetto di Lecce, Maria Rosa Trio, e il sindaco Carlo Salvemini. Da Roma l’onorevole Soave Alemanno, la parlamentare che ha creduto sin dall’inizio al fatto che nonno Pasqualino avrebbe meritato una piccola grande gratificazione da parte degli Italiani, ha mandato un accorato video messaggio. Che la nipote Chiara Ventrella ha fatto ascoltare al nonno: lui, commosso, ha ringraziato. A doverosa distanza, visti i tempi dolorosi che si stanno attraversando. L’oggetto, dal valore simbolico ma che testimonia la vicinanza dello Stato e del Governo a questi italiani “colossali”, pilastri della nazione, è una “medaglia d’onore” della presidenza del consiglio dei ministri. Il prefetto Trio ha consegnato personalmente l’onorificenza a Pasqualino Favale: “a distanza di qualche metro - ha detto - ma con molta vicinanza ed affetto”. La rappresentante del Governo in provincia ha ricordato l’esperienza drammatica di Pasqualino nei campi di concentramento, quando era un Imi, uno “schiavo di Hitler”. Poi sono arrivati i complimenti del primo cittadino, con Pasqualino onoratissimo di avere in casa propria le due autorità. Una carrambata, infine, quando l’anziano ha spiegato di aver svolto la sua carriera lavorativa in polizia.

«Siamo, allora, nella stessa famiglia» ha esclamato il prefetto, ricordando che anche tra i suoi c’è chi ha servito in questo modo lo Stato. Con meravigliosa lucidità ha scambiato alcune impressioni con gli illustri ospiti e poi s’è goduto l’intimità familiare riservando ancora due sorprese veramente inattese. La prima: ha dedicato la medaglia alla cara moglie, Anna, compagna di una vita e di alcuni anni più giovane. E l’altra, che denota la sua grande attenzione nei confronti del prossimo: ha stampato quattro foto di quand’era ancora un giovane aviere. Sul retro una dedica ad ognuna delle quattro persone che, in modi diversi ma con la stessa perseveranza, hanno creduto che la sua storia umana e personale dovesse ottenere un riconoscimento. «La medaglia le è stata conferita grazie allo spessore dell’uomo e della sua esperienza - dice l’onorevole Alemanno nel video inviato a Favale - e come italiana sono onorata di averla conosciuta. La sua storia rappresenta per me un patrimonio personale che mi accompagnerà per sempre. Lei ha superato difficoltà inenarrabili ed oggi ci insegna che non bisogna arrendersi mai ed affrontare sempre le avversità. Supereremo anche questo virus e torneremo alla nostra vita più forti di prima».




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