giovedì 26 novembre 2020

25/10/2020 08:26:23 - Salento - Attualità

La sua infanzia, il suo amore per Miriam, la sua malattia, ma anche la sua straordinaria forza con la quale sposta tutte le nuvole che incontra nel suo cammino

Gabriella ha un viso dolcissimo. La sua vita le ha regalato tante gioie, ma ha anche già dovuto affrontare, nonostante la sua giovane età, tante salite e tanti periodi grigi. Con una forza fuori dal normale, Gabriella, che ha festeggiato da poco i 33 anni, è riuscita però sinora a spostare sempre tutte le nuvole che si sono addensate durante il proprio cammino.

«Sono nata nell’estrema punta della provincia di Lecce, a Tricase» si presenta Gabriella, voltandosi indietro e rivedendo e rileggendo gli avvenimenti più importanti della sua vita. «Ho trascorso una bella infanzia».

Bambina vivace e solare, Gabriella ha formato il proprio carattere e la propria identità durante l’adolescenza. Un giorno ha scoperto che il suo cuore batteva per altre ragazze. Già, una vera scoperta non facile da comunicare a chi, nel proprio paese, è condizionato ancora da un vecchio retaggio culturale. In questi paesi in cui, da dietro le tende, gli sguardi penetravano l’aria e si commentava e ricamava

«Ho compreso la mia identità sessuale e l’ho accettata nella piena convinzione della mia scelta. La mia famiglia? La prima a scoprirlo è stata mia madre: la sua reazione è stata dura, per lei è stato un boccone amaro da ingoiare. Mio padre l’ha accettata, sebbene a malincuore. Si sono vergognati di me? No, il problema era un altro: cosa dirà la gente? Quindi l’invito a ravvedermi, perché loro temevano che nella vita sarei stata discriminata».

In un paese piccolo, anche ora, non è facile accettare quella che è considerata una “diversità” senza scontrarsi con i limiti imposti dalle convenzioni, dalle aspettative degli altri, dalla pigrizia e dalla paura. Se Gabriella avesse accettato questo compromesso per paura di deludere qualcuno (mamma, papà o il paese), si sarebbe condannata a una esistenza misera.

«Ho frequentato l’istituto tecnico industriale di Alessano sino all’ultimo anno» racconta ancora Gabriella, «e poi ho deciso di andare via. Mi sono trasferita a Lecce. L’inizio non è stato facile. Ho dovuto cercare lavoro e una stanza in cui dormire. Mi sono cimentata in tanti lavoretti diversi: ho lavorato da un parrucchiere e in un bar. Poi, per una decina di anni, ho venduto i panini con un camioncino. Quindi il traguardo che mi ha resa felice: il lavoro nel panificio Quarta di Lecce. Il lavoro mi ha consentito di realizzarmi».

In questo tratto di strada, sicuramente più in … pianura, Gabriella ha conosciuto la persona che le ha completato la vita: Miriam.

«E’ il mio amore, la donna che ha contribuito a rendermi felice» rimarca Gabriella. «Ho convissuto con lei per tre anni e poi abbiamo deciso di sposarci. Grazie alla legge sulle unioni civili, abbiamo suggellato questo nostro splendido rapporto. La presenza delle rispettive famiglie, nel giorno del matrimonio, ha reso più completa la mia felicità. I miei genitori mi hanno accettata definitivamente: la riluttanza della prima fase è stata la conseguenza della cultura e dei principi dei piccoli paese. Loro mi hanno sempre amato… ».

Il sogno d’amore di Gabriella e Miriam viene coronato nel maggio del 2019. Il periodo di serenità dura purtroppo poco. Sul percorso di Gabriella ecco una nuova irta salita. A dicembre dello stesso anno, a seguito di alcuni malesseri, scopre di avere il “linfoma di non Hodgkin” al quarto stadio. Una batosta terribile. Da quel giorno per Gabriella si apre un’altra storia, di dolore, ma anche di speranza. La malattia ha preso il controllo del suo corpo senza chiedere il permesso: lo ha fatto piano piano, senza destare sospetto. In quei giorni tanti sono stati i sentimenti che albergavano nel cuore di questa ragazza: rabbia, paura, tristezza, disprezzo, disgusto e sorpresa per una infausta diagnosi che ha scombussolato la sua quotidianità.

Ma Gabriella non ha esitato a dimostrare al male che le ha invaso il corpo di che tempra è fatta: combatte come una guerriera

«Ho iniziato la cura, che prevede anche la chemioterapia. Certo, ho coraggio, ma ci sono anche dei momenti-no».

Già, come quando, d’improvviso, iniziano a cadere tutti i capelli “bruciati” dalla terapia. Oppure quando guardando dalla finestra del tuo futuro vedi solo nero. Ci sono giorni di fatica, di dolore, di domande, di dubbi, di paura, ma anche di determinazione, di gioia, di forza.

Già, “grazie” a questa malattia, Gabriella ha compreso anche la sua forza e la sua voglia di vivere. Forza che arriva anche dal grande amore per Miriam e di Miriam.

«Sono stata a lungo in ospedale, esattamente nel reparto di Ematologia di Tricase. Ci sono stati giorni più soft, ma ci sono stati giorni davvero duri da superare» rimarca Gabriella. «Ematologia è un reparto molto particolare: è tutto sigillato, sembra quasi un bunker, in certi giorni una vera prigione. Ma una cosa la devo dire: in tutti questi giorni sono stata coccolata, accudita e sostenuta da tutto il personale.  Delle persone stupende che capiscono e comprendono le sofferenze delle persone che sono ricoverate e cercano a loro modo di rendere la vita più facile a noi pazienti, con un sorriso, una carezza e, quando ci vuole, anche con un leggero rimprovero (che tante volte serve a riprendere forza).

Non posso non ringraziare la psicologa di questo reparto Fabiana, che ad ogni mia richiesta è stata sempre presente e non mi ha trascurata nemmeno per un attimo; tutti i medici, gli infermieri e tutte le OSS».

Il primo ricovero dura tanto tempo e Gabriella è costretta a restare nella sua stanza anche nel giorno del suo compleanno.

«Non l’ho potuto festeggiare con Miriam e con gli altri amici, che però sono venuti nell’atrio dell’ospedale, sono la mia finestra, per formularmi gli auguri. Nel reparto c’è l’obbligo di evitare ogni contatto, che potrebbe essere nefasto per la malattia. In questo periodo di pandemia, poi, per chi è nelle mie condizioni è pericoloso entrare in contatto con un colpo di tosse dovuto a una normale influenza: ho trovato doloroso constatare come molte persone si lamentino di non poter uscire, senza pensare alle conseguenze».

Da Miriam, attraverso i social, arriva a Gabriella, per il suo 33° compleanno,  una dedica che è sicuramente più efficace di ogni medicina.

«Questo compleanno è strano, è diverso, è triste amore mio» scrive Miriam rivolgendosi a Gabriella. «Però è sempre speciale perché è il tuo compleanno. È difficile non poter festeggiare, aprire la torta e lo spumante insieme a tutti i nostri famigliari. Volevo organizzarti una mega festa, amore mio, solo per te, per vederti ridere e sorridere, perché è la cosa più bella del mondo. Volevo farti fare una bellissima torta da farti rimanere a bocca aperta e farti scartare i tuoi regali. Volevo fare tante tante cose, ma non posso. Non posso nemmeno abbracciarti in questo giorno. Non posso darti un bacio, cantarti tanti auguri e farti spegnere le tue 33 candeline. È vero, questo compleanno è differente è triste, però il regalo più bello è la tua presenza anche se lontana. Finché siamo sotto lo stesso cielo noi saremo sempre vicine amore mio. Ti amo, ti amo infinitamente e prepara il fiato perché appena uscirai dovrai spegnere le tue 33 candeline.

Spero davvero con tutto il mio cuore che questo numero ti porti tanta felicità e serenità perché davvero amore mio te lo meriti. Sei una persona meravigliosa, buona e con un cuore enorme, te lo dico sempre perché ne sono orgogliosa. Buon compleanno amore mio ti amo».

Una coppia straordinaria e un feeling speciale fra queste due donne straordinarie.

Già, le doti di Gabriella sono fuori dal comune. Nei giorni scorsi un’altra dimostrazione del suo temperamento: esce fuori dalla sua stanza dell’ospedale di Tricase e, con la flebo della chemio in vena, nel corridoio interpreta con grande maestria il successo di Jeff Buckley “Hallelujah”.

«Lo avevo promesso ad un’infermiera. Io ho sempre avuto la passione del canto: la musica è una valvola di sfogo, una terapia molto efficace… Ho mantenuto fede a quella promessa. Ho iniziato a cantare e, un po’ alla volta, si sono affacciati nel corridoio infermieri e pazienti».

Un’interpretazione commovente, come si può apprezzare dal video, uno dei momenti più emozionanti di questa straordinaria donna. Con quel canto, riesce a farci riflettere, riesce a farci piangere…

 

Poi arriva il giorno delle dimissioni. Un momento tanto atteso. Ad aspettarla, fuori dalla porta di Ematologia, la sua Miriam.

«Non poteva che essere lei: la persona che amo, la persona con cui divido la vita. Non potevo baciarla, ma ci siamo abbracciati a lungo e abbiamo pianto…».

La storia di Gabriella potrebbe essere quella di tante persone che lottano contro il cancro, ma è resa ancora più emblematica dalla sua giovane età. Una malattia che non finisce quando termina il trattamento. Anche il periodo della reintegrazione nella società è particolarmente difficile, con il tempo scandito ancora dai controlli e dagli esami medici ... E’ anche qui che c'è bisogno di qualcuno che si prenda cura del malato, che lo faccia sentire accolto.

La storia di Gabriella non può non insegnare, attraverso la dura esperienza della malattia, che la vita è un dono troppo grande per essere sprecato. Se solo fossimo più consapevoli che si può perdere tutto in un secondo, faremmo attenzione a non farci più del male. Useremmo il nostro tempo per essere d’aiuto agli altri. Lungo il nostro percorso, oltre alle persone straordinarie che non ci hanno mai abbandonati e si sono prese cura di noi, ne abbiamo però viste altre voltare le spalle di fronte al dolore. Questo ci ha fatto comprendere che davvero la disgrazia più grande è l’indifferenza..

Oggi Gabriella aspetta il trapianto. I medici sono fiduciosi perché è una leonessa che ruggisce alla vita, dimostrandosi più forte della vita stessa.

A tutti coloro che soffrono, Gabriella ha dedicato questa significativa frase, stampata su una maglietta poi donata al reparto di Ematologia dell’ospedale di Tricase.

«Qualunque cosa succeda, resta viva. Non perdere te stessa, non perdere la speranza, non perdere la direzione. Resta viva, con tutta te stessa, con ogni cellula del tuo corpo, con ogni fibra della tua pelle.

Resta viva dentro di te, riempiti dei colori del mondo e di speranza. Resta viva di gioia. C’è solo una cosa che non devi sprecare della vita, ed è la vita stessa».

 




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