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20/06/2021 10:18:20 - Manduria - Cultura

Riflessioni a margine del convegno organizzato da Archeoclub in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia

Sui Messapi, la loro storia, i loro insediamenti, i loro costumi, la loro lingua, c’è ancora tanto da scoprire. Francesco D’Andria, uno dei più eminenti archeologi del nostro Paese, che li studia da una vita,è ancora affascinato dall’aura di mistero che li avvolge. La stessa fascinazione che ha trasmesso venerdì scorso all’uditorio, nel corso della sua relazione (apparsa a tutti, ahimè ,troppo breve), in occasione del convegno promosso da Archeoclub su “Archeologia:conoscere il passato per progettare il futuro”.

Conoscere il passato attraverso l’indagine archeologica è tutt’altro che facile, soprattutto in quei siti che siano stati abitati o comunque frequentati con continuità dall’uomo sin dalla preistoria: i suoi interventi si stratificano sulle precedenti emergenze,modificando, ricoprendo, cancellando,riutilizzando in contesti diversi ciò che resta delle epoche passate. È il caso appunto di Manduria, dove la parte più importante dell’abitato messapico è ancora occultata sotto le nostre case, strade e piazze. Di essa deboli tracce si rinvengono nel corso di scavi occasionali, per la costruzione di nuove case o per l’infrastrutturazione di ulteriori quartieri. Da questi frammenti, ally stregua di sagaci investigatori, archeologi ed esperti della Soprintendenza si impegnano a ricostruire l’antico organismo urbano nella sua consistenza fisica e antropica.

Ce ne hanno offerto un saggio due giovani archeologhe, Caprino e Ancona, guidate dalla responsabile del territorio di Taranto e Leporano e dei comuni della provincia orientale, Laura Masiello, funzionario archeologo della nuova Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio culturale e Subacqueo.

Oggi tuttavia sono disponibili altri strumenti che non siano lo scavo a mano, con cazzuola e pennello. Scarrozzi, del C.N.R., ci ha mostrato come per mezzo di discipline e tecniche come la geotopografia, l’aerotopografia archeologica, il telerilevamento, sia possibile realizzare delle mappe digitali, che consentono di individuare anche ciò che è ancora interrato. Mappe che non hanno solo una funzione conoscitiva ( di per sé già molto importante) , ma che permettono di programmare ogni intervento, di carattere urbanistico o economico, sia pubblico che privato, sapendo in anticipo quali siano i siti da preservare. È quanto si è fatto ad Alezio, ad Ugento e in altri comuni del Salento, dove queste mappe sono confluite negli strumenti urbanistici.

Al vicesindaco, nonché assessore alla Cultura, Andrea Mariggiò, intervenuto per i saluti dell’Amministrazione , e partecipe di tutte le fasi del convegno, il compito di fare tesoro di questi suggerimenti.

Nei cuori e nelle menti di tutti i soci di Archeoclub si è accresciuta la speranza che, grazie alla collaborazione fra Università, C.N.R., Soprintendenza e Comune, si possa dare avvio ad una nuova stagione di studio e valorizzazione del grande patrimonio archeologico della nostra Manduria.









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