martedì 18 giugno 2024

10/10/2023 16:49:38 - Salento - Attualità

E’ proseguita l’indagine delle strutture già individuate nel 2020, in gran parte di età romana, ubicate lungo il tratto di costa compreso tra San Cataldo e Le Cesine in località “Posto San Giovanni”

Sono stati presentati domenica scorsa, 8 ottobre, nell’ex scuola in largo Castello ad Acaya (Lecce), i risultati delle ricerche archeologiche subacquee e costiere nel comprensorio della Riserva Naturale dello Stato e Oasi WWF “Le Cesine” nel comune di Vernole.
Condotte dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento (Concessione di scavo MiC, DDG-ABAP n. 1057 del 22 agosto 2022, per il tramite della SABAP Brindisi Lecce) in collaborazione con ESAC - Centro Euromediterraneo per l’Archeologia dei paesaggi costieri e subacquei e Poli Biblio-Museali di Puglia, con la direzione scientifica della professoressa Rita Auriemma, docente di Archeologia subacquea dell’Ateneo salentino, le campagne di luglio e settembre 2023 hanno proseguito l’indagine delle strutture già individuate nel 2020, in gran parte di età romana, ubicate lungo il tratto di costa compreso tra San Cataldo e Le Cesine in località “Posto San Giovanni”, nelle immediate vicinanze dell’Edificio Idrovoro della Riforma Agraria.
I lavori di presentazione dei risultati sono stati introdotti dal Sindaco di Vernole Mauro De Carlo e dai saluti dell’Ammiraglio Vincenzo Leone della Capitaneria di Porto di Bari – Direzione Marittima della Puglia. Il successivo contributo di Luigi De Luca, coordinatore dei Poli biblio-museali regionali, è stato incentrato sulle strategie di promozione del patrimonio sommerso messe in atto dalla Regione, che vedono la capitalizzazione di vari progetti e iniziative proprio nel mandato dell’ESAC: dalla ricerca alla valorizzazione e all’accessibilità ampliata a questi beni comuni.
Come poi sottolineato dalla professoressa Rita Auriemma, per cominciare i risultati delle ricerche hanno premiato l’impegno del Dipartimento di Beni culturali UniSalento e dei partner, a partire dal Politecnico di Torino e la Capitaneria di Porto, con il I Nucleo Operativo Subacqueo di San Benedetto del Tronto, il Comune di Vernole e la Riserva le Cesine e degli altri attori del territorio che hanno offerto supporto: Nautica Mangè, Ditta Angelo Colucci, Masseria Fossa, Relais Masseria Le Cesine, Taras Sub Diving Center, ARIF Puglia, Consorzio di Bonifica Ugento e Li Foggi, oltre all’avvio di una proficua collaborazione con Decathlon.
Ecco una sintesi dei risultati presentati.
Le ricerche 2023 hanno permesso di precisare meglio la “geometria” complessiva del complesso portuale attribuito a età romana, nonostante l’ingente riporto sabbioso (un metro e più) che occulta le strutture, con movimenti periodici di copertura e scopertura. L’attività di scavo ha comportato ore e ore di sorbonatura, con due sorbone azionate in sincrono e talora l’uso della lancia ad acqua. Sia la radice che la testata del molo, di cui si conserva l’imponente fondazione, hanno rivelato un’estensione molto maggiore e soprattutto la continuità tra le due aree inizialmente distinte, con uno sviluppo complessivo del molo a “L” di quasi 150 m.
Si è potuta accertare la tecnica edilizia a cassone, con allineamenti paralleli e perpendicolari di giganteschi blocchi di calcarenite locale, e pietrame di riempimento nei moduli così generati. Si tratta di una tecnica ricorrente in Adriatico, ma anche in Egeo e in altre aree del Mediterraneo, dovuta alla disponibilità di materia prima cavata nelle immediate vicinanze.
Queste campagne hanno permesso importanti acquisizioni: un primo rilievo 3D del molo, ancora parziale, ottenuto con la fotogrammetria subacquea e il posizionamento GPS; la fotogrammetria da drone e il rilevamento 3D del fondale con un battellino appositamente costruito e dotato di ecoscandaglio multibeam di ultima generazione, condotti dal Politecnico di Torino; il rilievo di altre strutture murarie sulla riva, del tutto sconosciute, che si aggiungono a quelle già note; il video conclusivo, per la promozione dei risultati e il prosieguo delle ricerche.
I dati di tutti i rilevamenti condotti permetteranno di realizzare il modello 3D di tutto il paesaggio costiero e subacqueo, anche a fini di valorizzazione e fruizione virtuale.
Nella sua relazione, Antonella Antonazzo ha infine descritto il progetto varato da ESAC grazie a un finanziamento regionale (su proposta del consigliere regionale Alessandro Leoci) “Andar per mare. Itinerari subacquei e costieri di Puglia”, che mira a strutturare un’offerta integrata di turismo/accoglienza culturale e ambientale mettendo in rete i siti sommersi già suscettibili di fruizione e i servizi necessari alla valorizzazione degli stessi: diving, noleggiatori di barche, imprese culturali e creative, guide turistiche, insomma tutti gli stakeholder e le istituzioni, compresi gli altri luoghi della cultura, che possano essere attori e animatori del territorio. Tra i prodotti un portale, un’app e una guida cartacea, che diverranno chiavi di accesso a quest’offerta unica della Regione Puglia: il patrimonio sommerso come bene comune, bene popolare, da conoscere e tutelare in maniera attiva.









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