venerdì 02 gennaio 2026


29/12/2025 17:31:48 - Provincia di Taranto - Attualità

«Per rendere realmente operativo un presidio ospedaliero da oltre 700 posti letto servono circa 1.300 nuove unità tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari e tecnici. Un fabbisogno che non può essere coperto semplicemente spostando il personale dall’ospedale SS. Annunziata, pena il depotenziamento – se non la chiusura – di servizi essenziali per la città»

Il nuovo ospedale San Cataldo di Taranto si avvia verso la fase conclusiva dei lavori, ma l’apertura della struttura continua a slittare. Ad oggi, l’orizzonte temporale più realistico per l’inaugurazione resta quello compreso tra la tarda primavera e l’estate del 2026. Un’attesa lunga, segnata da criticità strutturali, organizzative e soprattutto occupazionali che la UIL FPL di Taranto continua a denunciare con forza.

Il nodo principale resta quello del personale. Per rendere realmente operativo un presidio ospedaliero da oltre 700 posti letto servono circa 1.300 nuove unità tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari e tecnici. Un fabbisogno che non può essere coperto semplicemente spostando il personale dall’ospedale SS. Annunziata, pena il depotenziamento – se non la chiusura – di servizi essenziali per la città.

“Il San Cataldo non può aprire svuotando altri ospedali – dichiara Giovanni Maldarizzi, segretario generale della UIL FPL Taranto –. Servono assunzioni straordinarie e immediate. Senza un piano occupazionale serio e autorizzazioni ministeriali dedicate, l’apertura rischia di trasformarsi in un’operazione di facciata, pagata dai lavoratori e dai cittadini”.

Accanto al tema del personale, resta centrale anche quello dell’allestimento tecnologico. Sebbene la struttura muraria sia sostanzialmente completata, sono ancora in corso le installazioni delle apparecchiature elettromedicali ad alta complessità: 25 grandi macchinari, tra cui TAC, risonanze magnetiche di ultima generazione e sale operatorie integrate. In passato, il processo ha subito rallentamenti legati alle difficoltà nel trasferimento dei fondi – circa 105 milioni di euro – dal Governo alla Regione, criticità superate solo negli ultimi anni.

A questi aspetti si aggiungono le lunghe procedure di collaudo e verifica. Il San Cataldo è un ospedale altamente digitalizzato, dotato di sistemi informatici avanzati, intelligenza artificiale applicata alla diagnostica e tecnologie touchless. Ogni impianto – dai gas medicali agli impianti elettrici di emergenza, fino alle reti dati – deve essere testato singolarmente per garantire standard elevati di sicurezza. Un iter complesso, ulteriormente rallentato in passato anche dai periodi di commissariamento del Comune di Taranto.

Ma c’è un altro tema che la UIL FPL considera imprescindibile: il futuro dell’ospedale SS. Annunziata. Sul tavolo resta aperto il dibattito politico, tecnico e sindacale sulla necessità di mantenere in città un secondo Pronto Soccorso.

“Taranto non può permettersi di concentrare tutte le emergenze su un’unica struttura – sottolinea Maldarizzi –. Il San Cataldo, da solo, rischia di non essere sufficiente a coprire l’intero fabbisogno di urgenza. Per questo ribadiamo la necessità di mantenere operativo il Pronto Soccorso del SS. Annunziata, evitando scelte drastiche e penalizzanti per la popolazione”.

La UIL FPL Taranto chiede quindi certezze: un cronoprogramma chiaro, risorse umane adeguate, il pieno coinvolgimento delle parti sociali e una visione complessiva della sanità ionica che metta al centro i lavoratori e il diritto alla salute dei cittadini.

“Il San Cataldo deve essere una vera risposta ai bisogni sanitari del territorio – conclude Maldarizzi – non l’ennesima incompiuta organizzativa. Senza personale, senza servizi e senza una rete ospedaliera equilibrata, non esiste alcuna sanità del futuro”.