Il “primo fiore” viene pagato agli agricoltori tra 12 e 20 centesimi a capolino, mentre nella grande distribuzione arriva fino a 90 centesimi. Una forbice inaccettabile che soffoca le aziende agricole e pesa sulle tasche dei consumatori

A Brindisi i carciofi valgono sempre meno nei campi e sempre di più sugli scaffali. Il “primo fiore” viene pagato agli agricoltori tra 12 e 20 centesimi a capolino, mentre nella grande distribuzione arriva fino a 90 centesimi. Una forbice inaccettabile che soffoca le aziende agricole e pesa sulle tasche dei consumatori.
Con il crollo delle richieste già a dicembre, il prodotto fresco non trova mercato e finisce all’industria: lo “spezzato” viene pagato appena 5-6 centesimi a capolino, una cifra che non copre nemmeno i costi di raccolta e trasporto. Un disastro che trasforma una produzione di eccellenza in una perdita secca.
«In una fase in cui l’aumento dei prezzi alimentari frena i consumi e i costi della logistica incidono fino a un terzo sul prezzo finale di frutta e verdura – denuncia Giovanni Ripa, presidente di Coldiretti Brindisi – si crea uno scarto enorme e spesso ingiustificabile tra quanto viene pagato il prodotto in campagna e quanto viene venduto sugli scaffali. È lungo questo percorso che si annidano le speculazioni».
A pesare sul mercato c’è anche l’aumento delle importazioni da Paesi extra Ue, dove si producono ortaggi con costi più bassi, meno tutele per i lavoratori e l’uso di pesticidi vietati in Europa. Coldiretti è in prima linea per fermare questa concorrenza sleale, chiedendo regole uguali per tutti, il principio di reciprocità negli accordi commerciali e controlli serrati sull’origine dei prodotti in vendita.
Difendere il Made in Puglia significa proteggere il reddito degli agricoltori, garantire sicurezza alimentare ai cittadini e dire basta ai prodotti esteri camuffati da italiani. La battaglia di Coldiretti è una battaglia di verità, trasparenza e giustizia lungo tutta la filiera.


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