Il resoconto dell’incontro ospitato dalla Fiera Pessima: «Il recupero è urgente, perché le condizioni del monumento sono estremamente precarie, dovute sia all’azione del tempo che ad atti vandalici. Si otterrebbe così uno spazio che, reso fruibile potrebbe essere destinato ad attività culturali e riacquisterebbe nuova vita»

“Sguardi di cura progetti di bellezza”: è stato il tema dell’incontro coinvolgente organizzato dalla sede di Manduria di Archeoclub d’Italia e HUB 103 presso la Fiera Pessima, nello spazio di Officina Sociale, che il CSV di Taranto mette a disposizione degli Enti del Terzo Settore.
Si è parlato di patrimonio culturale, ma non solo, si è parlato di territorio. Fulcro dell’incontro la chiesetta di Santa Maria di Bagnolo, luogo particolarmente caro alla comunità di Uggiano Montefusco ed ai cittadini di Manduria, oggi in condizioni di totale degrado. Sono intervenuti per Archeoclub Cecilia De Bartholomaeis e Sergio De Cillis, per HUB 103 Roberta Fistetto e Paola Pasanisi. Ha coordinato Giuseppe Paolo Dimagli, in rappresentanza di Artilibrio.
I relatori hanno rilevato come Santa Maria di Bagnolo costituisca, con San Pietro Mandurino e la chiesa antica di San Pietro in Bevagna, l’unico esempio di architettura medievale del nostro territorio. La chiesa, nonostante lo stato di abbandono, mostra tracce della sua storia. Infatti è stata edificata su una costruzione preesistente e gli scavi condotti negli anni ’90 hanno rivelato tracce di una villa romana.
Certamente in età medievale faceva parte di un complesso monastico benedettino e di un casale scomparso, le cui tracce però sono nei muretti a secco che si trovano intorno. Infatti il terreno paludoso su cui sorge la chiesa esclude la possibilità che vi fossero pietre, per cui quelle dei muretti provengono sicuramente delle abitazioni del casale, come si può dedurre esaminandole attentamente. La chiesa, che ha subito rifacimenti, l’ultimo nel XVIII sec., all’interno presenta un altare dietro al quale è venuto alla luce uno più antico e tracce di dipinti alle pareti di fattura pregevole, che dovrebbero essere recuperati. Tutto l’edificio dovrebbe essere messo in sicurezza, restaurato secondo procedure e step ben precisi e restituito alla comunità, per la quale costituisce un segno della propria identità.
Come hanno sottolineato i relatori, il recupero è urgente, perché le condizioni del monumento sono estremamente precarie, dovute sia all’azione del tempo che ad atti vandalici. Si otterrebbe così uno spazio che, reso fruibile potrebbe essere destinato ad attività culturali e riacquisterebbe nuova vita. Archeoclub ha sempre posto grande attenzione a Santa Maria di Bagnolo. Alla fine degli anni ’90 denunciandone il pericolo di crollo e la necessità di un intervento urgente indusse l’Amministrazione ad acquisire il bene.
Successivamente presentò al Comune un progetto di recupero e restauro, con il ripristino anche di un giardino medievale, ma l’iniziativa non fu presa in considerazione. Ultimamente infine ha partecipato all’iniziativa del Fai “I Luoghi del cuore” segnalando la chiesetta di Bagnolo come luogo del cuore da salvare, per la quale ha organizzato una raccolta firme coinvolgendo tutta la comunità.
Oggi questo bene, così tormentato, rischia di essere travolto da un intervento devastante, l’istallazione di un parco eolico intorno, con torri di ben 200 metri di altezza. Un progetto, anzi più progetti, che interessano tutto il nostro territorio, perché ne stravolgerebbero la fisionomia, in quanto interesserebbero vigneti di pregio, masserie antiche e siti archeologici.
Archeoclub ed Artilibrio si stanno impegnando per informare la cittadinanza, coinvolgere le istituzioni, le altre associazioni e la comunità, perché solo con un impegno comune si potrà ottenere qualcosa. Le due associazioni non sono contrarie alle energie rinnovabili, sono contrarie all’eolico selvaggio che disattende le direttive europee, che impongono che gli impianti non debbano danneggiare il paesaggio ed il patrimonio esistente.
Nella Grecìa salentina undici comuni si sono uniti per far fronte comune nell’opporsi a questo assalto al territorio e le istituzioni sono accanto ai cittadini. Έ’ auspicabile che anche qui si possa fare qualcosa del genere. Il Consiglio di Stato, con la sentenza n.1872 pubblicata il 5 marzo 2025, ha accolto l’appello proposto da Italia Nostra ed ha annullato gli atti con i quali la regione Toscana ha autorizzato la realizzazione di un parco eolico nel comune di Roccalbegna, sul Monte Amiata. Έ’ una sentenza storica, non solo perché impedisce la realizzazione di un parco eolico in una zona di valore ambientale e paesaggistico, ma soprattutto perché vi sono affermati dei principi destinati a fare giurisprudenza.
Possiamo sperare anche noi che un movimento popolare, l’impegno della stampa per una corretta informazione e l’azione condivisa delle istituzioni possa portare ad un risultato analogo?


