martedì 10 marzo 2026


10/03/2026 16:58:03 - Provincia di Taranto - Attualità

L’intervento di Confartigianato Taranto: «Taranto è uno dei principali poli energetici del Mezzogiorno, ospita una delle più grandi raffinerie del Paese e importanti infrastrutture di stoccaggio e movimentazione dei prodotti petroliferi. Eppure imprese e cittadini pagano i carburanti esattamente come altrove, senza alcun vantaggio legato alla presenza di queste infrastrutture»

Energia prodotta e lavorata sotto casa, ma imprese e cittadini pagano il pieno come altrove – e in questi giorni anche più caro

La nuova impennata del prezzo dei carburanti riaccende i riflettori sulle fragilità del sistema energetico e sui suoi effetti immediati sull’economia reale. Ma a Taranto questa dinamica assume contorni ancora più evidenti e solleva una questione che va oltre l’emergenza dei rincari: il rapporto tra territori che ospitano grandi infrastrutture energetiche e i benefici economici che da queste derivano.

A sottolinearlo è Confartigianato Taranto attraverso il segretario generale Fabio Paolillo.

“Il punto – spiega Paolillo – non è soltanto l’aumento dei carburanti che sta colpendo imprese e cittadini. Il vero tema è il paradosso che vive il nostro territorio: Taranto è uno dei principali poli energetici del Mezzogiorno, ospita una delle più grandi raffinerie del Paese e importanti infrastrutture di stoccaggio e movimentazione dei prodotti petroliferi. Eppure imprese e cittadini pagano i carburanti esattamente come altrove, senza alcun vantaggio legato alla presenza di queste infrastrutture”.

In queste ore Confartigianato sta raccogliendo segnalazioni di prezzi alla pompa particolarmente elevati anche nel territorio tarantino, in alcuni casi superiori a quelli registrati in altre aree pugliesi, Bari compresa. Un segnale che rende ancora più evidente la necessità di verificare con attenzione la formazione dei prezzi lungo tutta la filiera dei carburanti.

Il confronto con altre realtà italiane rende la questione ancora più evidente. In regioni come la Basilicata, dove sono presenti attività di estrazione petrolifera, esistono sistemi di royalties che negli anni hanno garantito importanti risorse economiche ai territori e alle comunità locali.

“Questo dimostra – prosegue Paolillo – che in Italia esiste già il principio secondo cui i territori che contribuiscono alla produzione energetica nazionale devono avere forme di riconoscimento economico. Taranto, pur rappresentando uno snodo strategico della filiera energetica del Paese, non beneficia di alcun meccanismo simile”.

Il risultato è un paradosso che le imprese del territorio percepiscono con crescente forza: Taranto contribuisce alla sicurezza energetica nazionale, convive con grandi infrastrutture industriali e con le conseguenze ambientali che queste comportano, ma non riceve alcuna forma di ritorno economico diretto. Non si tiene in considerazione nemmeno la scarsa incidenza del costo di trasporto dei carburanti verso i distributori locali, vista la presenza della raffineria e dei depositi logistici sul territorio.

“Quando il prezzo del carburante aumenta – osserva Fabio Paolillo – gli effetti si propagano immediatamente su tutta l’economia locale. Artigianato, edilizia, manutenzioni, servizi, trasporto, logistica e distribuzione delle merci dipendono in larga parte dal trasporto su strada. Ogni aumento del gasolio si traduce in costi più alti per le imprese e, inevitabilmente, in una pressione crescente su tutta la filiera economica”.

Per Confartigianato è arrivato il momento di aprire una riflessione più ampia sul rapporto tra territori e infrastrutture energetiche.

“Non si tratta di alimentare polemiche – conclude Paolillo – ma di affrontare una questione di equità territoriale. Se alcuni territori del Paese ricevono risorse legate alla produzione energetica, è legittimo chiedersi se anche le comunità che ospitano raffinerie, depositi e infrastrutture strategiche debbano avere forme di compensazione o di sostegno allo sviluppo locale. Taranto non può continuare a sostenere il peso dell’energia nazionale senza partecipare ai suoi benefici: un territorio che contribuisce alla sicurezza energetica del Paese deve essere riconosciuto anche nella distribuzione del valore che quella energia genera”.