«Ma se in vigna prevale l’ottimismo, sul mercato restano le incognite: domanda stagnante, costi elevati e necessità di ridurre le giacenze. Serve anche una distillazione straordinaria adeguatamente finanziata per contribuire a riequilibrare il mercato»

La vendemmia pugliese parte con buone prospettive: produzione di uva stimata in aumento di circa il 10% rispetto allo scorso anno, vigneti in equilibrio e una situazione sanitaria favorevole, grazie anche alle piogge invernali e primaverili che hanno garantito una buona riserva idrica.
«Dalle prime uve per le basi spumante e dallo Chardonnay, si proseguirà con le varietà bianche precoci e poi con Moscato, Primitivo e Negroamaro, fino alle raccolte più tardive di Nero di Troia, Bombino Nero, Susumaniello e Aglianico» è riportato in una nota di Coldiretti.
«Ma se in vigna prevale l’ottimismo, sul mercato restano le incognite: domanda stagnante, costi elevati e necessità di ridurre le giacenze. Serve anche una distillazione straordinaria adeguatamente finanziata per contribuire a riequilibrare il mercato.
E c’è una richiesta strategica: il catasto vitivinicolo, uno strumento indispensabile per conoscere davvero superfici, produzioni e potenzialità dei territori e costruire una nuova politica di filiera basata su dati certi.
La qualità c’è. Ora bisogna creare le condizioni perché la qualità del vino pugliese si traduca anche in reddito e competitività per i viticoltori».

