sabato 11 aprile 2026


11/04/2026 17:02:32 - Manduria - Attualità

La vicenda iniziata nel 2008 si chiude con il verdetto della Corte d’Appello: confermata la responsabilità esclusiva dell’uomo, con l’obbligo di restituire i soldi. Il Comune è stato difeso dall’avv. Giuseppe Pio Capogrosso

Si chiude con un esito sfavorevole, sia sotto il profilo giuridico che economico, la lunga battaglia legale di un ciclista manduriano protagonista di un contenzioso contro il Comune iniziato nel lontano 2008. La Corte d’Appello di Lecce (sezione distaccata di Taranto), con la recente sentenza del 2026, ha messo il sigillo definitivo sulla vicenda: l’uomo deve restituire integralmente i circa 110.000 euro incassati anni fa, oltre a farsi carico di pesanti spese legali.

Il ribaltamento dei giudici

La vicenda nasce da una caduta in bicicletta causata da un dissesto stradale. Se in primo grado il Tribunale di Taranto aveva riconosciuto un risarcimento significativo, la situazione si è capovolta nei successivi gradi di giudizio. La Corte d’Appello prima, e la Cassazione poi, hanno accertato la responsabilità esclusiva del ciclista, rendendo il verdetto definitivo. Da qui la mossa del Comune di Manduria, assistito dall’avvocato Giuseppe Pio Capogrosso — legale che aveva già seguito con successo il caso nel precedente passaggio dinanzi alla Suprema Corte — per recuperare le somme già versate.

L’ultima sentenza: “Appello infondato”.

Nonostante il verdetto definitivo sulla responsabilità, l’uomo si era opposto alla richiesta di restituzione delle somme. I giudici della Corte d’Appello, intervenuti dopo il Tribunale ionico, hanno però rigettato ogni eccezione, definendo l’impugnazione “manifestamente infondata”. In particolare, la Corte ha chiarito che l’obbligo di restituire quanto incassato sorge automaticamente nel momento in cui viene meno la sentenza di primo grado.

La beffa finale: revocato il gratuito patrocinio

Oltre al danno della restituzione e alla condanna a pagare circa 9.000 euro di spese legali per il grado di appello, è arrivata la “beffa” definitiva. La Corte ha infatti revocato l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Secondo la Corte, una volta stabilita in Cassazione l'insussistenza del diritto al risarcimento, l'obbligo di restituire quanto incassato era ormai manifesto.

L'uomo si ritrova ora a dover gestire un debito complessivo che supera i 120.000 euro tra capitale e varie spese di lite.

(ndr, foto d'archivio, non inerente direttamente la vicenda narrata nell'articolo)