Hanno relazionato E. Franco, F. Chimienti, V. Tarentini, L. Girardi e G. Sammarco
Ecco il resoconto dell’attività di formazione e informazione che l’associazione “Plinio il Vecchio” ha tenuto nella settimana appena trascorsa.
Martedì 14 aprile: prof. E. Franco “Dalla parola all’immagine”

Con il quarto appuntamento si è concluso del ciclo dedicato al dialogo tra scrittura e immagine, ospitato nei locali dell’Associazione Culturale Plinio il Vecchio. L’incontro ha segnato una tappa fondamentale del percorso focalizzandosi sulla trasformazione dei testi espressivi in narrazioni visive concrete.
Dopo aver analizzato, nelle sessioni precedenti, la struttura e l’anima di brani selezionati, i partecipanti sono stati guidati nella revisione dei lavori in corso d’opera per verificare l’interpretazione dei testi ed estrarne suggestioni e simboli. Fondamentale è stato il supporto personalizzato a quanti hanno cominciato a cimentarsi nella parte sfidante del ciclo, per tradurre l'emozione della pagina scritta in una fotografia efficace utilizzando lo strumento oggi più diffuso, lo smartphone.
Durante la sessione sono state esaminate in plenaria le fotografie prodotte; l’operazione ha stimolato numerosi interventi che hanno contribuito a generare nuove idee e prospettive. L’obiettivo non era solo "scattare", ma dare forma a un’intenzione poetica, superando i limiti del mezzo tecnologico attraverso la consapevolezza creativa. La sfida non è catturare ciò che si vede, ma ciò che il testo ci ha fatto sentire.
Per superare le difficoltà della trasformazione di concetti in “equivalenti visivi”, si è fatto ricorso a una sorta di brainstorming sulle possibili tematiche chiave individuabili nel testo della celebre canzone di Battiato “La cura”.
In occasione del prossimo e conclusivo appuntamento, il materiale fotografico realizzato sarà oggetto di valutazione sull’efficacia del processo che ciascun partecipante avrà messo in atto, quindi presentato ai partecipanti e commentato.
Mercoledì 15 aprile: F. C. Chimienti e V. E. Tarentini “Dialogo su estro, creatività e talento ai tempi dell’IA”

È stato appuntamento un po’ particolare: è andato in scena un dialogo tra un boomer, generazione 1946-1964, ed uno zoomer, generazione Z 1997-2012.
Un boomer. V.E. Tarentini, nato analogico e prestato, magari suo malgrado, al digitale, ed uno zoomer, fresco diciottenne, nato digitale, con nel cuore la musica e nella mente la fisica, e reduce da una esperienza al CERN ove ha avuto modo di date del tu alle particelle elementari della materia e, magari, a qualche Nobel di passaggio.
Il tema del dialogare è sato: “Dialogo su estro, creatività e talento ai tempi dell’IA”.
Dopo la definizione, anche etimologica, di estro e talento, il“boomer” ha introdotto il concetto di processo creativo elementare: la puntura dell’insetto, l’urgenza a fare, l’estro si manifesta e, nell’humus fecondo del talento (quando c’è!), dal nulla avviene la “creazione”, prende corpo il nuovo, l’originale e magari, il bello. Ed il processo creativo viene indicato come l’attività più alta dell’umano, nel suo “esistere”, per dirla con Benasayag.
La parola passa allo “zoomer”; cambiano i toni, cambia il registro e irrompe, nel dialogo, la musica. Il flauto traverso, la sua declinazione sotto altre forme e nomi nell’antichità, i miti connessi si susseguono in una narrazione avvincente e danno una visione nuova dell’estro e dei suoi effetti, spesso impensabili. Del racconto sono protagonisti Apollo e Marsia, fa parte A. Vivaldi, ed il suo “Estro Armonico”, e J. S. Bach, ed il suo “Canone del Granchio”, le cui note risuonano nella sala; ed è plasticamente possibile percepire cosa l’estro può “causare”.
Il “boomer”, a questo punto, si addentra nel tema in discussione; l’interrogativo ora diventa se si possano intravedere i semi ed i segni della creatività nel turbinoso funzionare del mondo degli algoritmi, nelle “macchine”, e, in definitiva, nel prodotto della IA. Si accenna alla “Starry Night” di Van Gogh ed alle “interpretazioni artistiche” che DALL-E ha generato, alle colonne sonore “create” in autonomia da Amper Music e alla, ormai famosissima, mossa 37 di Alpha Go, considerata dagli addetti ai lavori come un “colpo di genio”. Ed il mondo dei pensatori moderni “mainstream” si mobilità; riferendosi alla IA, si inizia a parlare di creatività emergente, simulata, di bisociazione come unione di idee lontane; perfino una autorità indiscussa come M Boden parla convintamente di creatività combinatoria, esplorativa e trasformativa.
L “zoomer”, scettico sul riconoscimento di questi segni di creatività, torna al registro musicale ed a Leoš Janáček, alle sue “melodie del parlato”: capire il linguaggio umano non è solo elaborare parole, ma cogliere tono, emozione e significato implicito. È impossibile, quindi, ridurre il linguaggio umano a semplici regole e simboli. Naturale appare a questo punto il collegamento con la “stanza cinese”, l’esperimento mentale ideato dal filosofo John Searle nel 1980 per discutere i limiti della IA. Ne ricava che la IA manipola dati, pattern, simboli seguendo regole precostituite senzacomprenderne davvero il significato. Sottesa la domanda: ma se ciò è, di quale creatività si sta dialogando?
Torna il “boomer” e sposta il problema di fondo: forse non è utile cercare la creatività nella IA ma più proficuo appare utilizzare la IA quale strumento per creare. Il concetto di cocreazione viene introdotto; ed il “Manifesto Promptista” viene indicato come riferimento concettuale. L’estro, tipicamente umano, si materializza nel momento del contatto con la IA, attraverso il “prompt”; la macchina inizia a creare, partendo dall’input, dal contatto “fisico” con l’umano. Ed il processo creativo base lascia il posto. appunto, alla cocreazione.
Lo “zoomer” torna al suo ambiente naturale e introduce Chet Baker, il grande trombettista. Qui l’estro torna prepotente ed umano. Il musicista negli anni 60 fu coinvolto in un episodio violento che lo lasciò menomato e con importanti difficoltà a suonare la tromba. Ma ecco la forza dell’”esistere” in quanto umani; Baker reimparò a suonare lo strumento mantenendo intatto l’estro originario. Il processo creativo non si arrestò.
Una voce fuori dal coro (il boomer), ma rassegnatamente possibilista, ed una voce nel coro (lo zoomer), convintamente scettica, hanno reso appieno lo spirito del tema all’origine del dialogo. Uno schema di risposta assoluta non c’è; meglio, ad oggi, lasciarla alla IA, se e quando ce l’avrà.
Giovedì: dr. L. Girardi “Fine vita: questione etica e giuridica” Parte II

Il tema dell’etica del fine vita, non è soltanto un argomento teorico o accademico, ma una realtà quotidiana nei contesti ospedalieri e assistenziali. È un ambito in cui decisioni cliniche, valori personali, norme giuridiche e convinzioni culturali si intrecciano in modo molto spesso drammatico.
Il fine vita riguarda tutti noi, ed è un processo in cui si passa gradualmente da una medicina orientata alla guarigione ad una medicina orientata alla cura intesa come accompagnamento.
Questo significa per il medico interrogarsi su appropriatezza e proporzionalità della cura.
Per il paziente, significa confrontarsi con la propria vulnerabilità e per i familiari, significa assumere un ruolo interpretativo spesso gravoso.
Il dr. Girardi ha fatto un excursus delle leggi che sono maturate nel nostro ordinamento, partendo dalla costituzione italiana con gli Artt. 2-13-32, che rispettivamente trattano:
La dignità della persona
La libertà personale
Il consenso informato
Le leggi 130 del 2010 sull’ utilizzo delle cure palliative.
Ed i due capisaldi dell’etica di fine vita:
La legge 219/2017 che introduce il “diritto al rifiuto delle cure”, anche soprattutto quelle salva vita;
I DAT, vale a dire il testamento biologico;
L’obbligo del medico di rispettare la volontà.
La famosa e basilare sentenza: 242/2019 della corte costituzionale che stabilisce: “l’aiuto al suicidio non è punibile se
1) paziente dipendente da trattamenti vitali;
2)patologie irreversibile
3)sofferenza insopportabile
4) piena capacità di intendere e volere.”
Questa sentenza in attesa che il parlamento lo traduca in legge viene ribadita dalle sentenze 135/2024, e sentenza 66/2025
Con tutto ciò modificando solo in parte l’articolo 580 (aiuto al suicidio).
Dopo aver presentato la parte normativa ha illustrato come l’argomento sia estremamente complesso con punti di vista differenti e tutti leciti, presenti perfino nel CNB (comitato etico nazionale), sfumature diverse tra laicità e religione e tra chi intravede in quella che sia la legge finale un PENDIO SCIVOLOSO, vale adire l’allargamento a situazioni non previste nelle norme cadendo nella convinzione che “tutto è concesso”.
L’assemblea è stata sciolta con la richiesta di riproposizione dell’argomento, ma questa per aprire una discussione tra tutti i convenuti, principio sollecitato dal comitato di bioetica nazionale, affinché sia diffuso a tutti i livelli il significato del fine vita e come in un mondo che è cambiato e cambierà ancora con le future generazioni, sia indispensabile prendere decisioni inerti l’auto determinazione nei momenti in cui Sima nel pieno delle nostre facoltà mentali.
Venerdì 17: prof. G. Sammarco “Natura e dignità morale dell’uomo in poesia”

L' incontro ha avuto come punto focale la conquista della libertà e il diritto di tutti i popoli a vivere una esistenza libera. Tale conquista però deve essere raggiunta con le proprie forze e con i propri sacrifici, mai attenderla dagli altri. tale è il messaggio che si coglie dalla lettura del coro dell’atto terzo dell’Adelchi del Manzoni. È un errore fatale, poiché il popolo italico in questo modo avrà sul collo due schiavitù poiché il nemico vincitore si mescola con il vecchio. Le divisioni che hanno caratterizzato la situazione politica dell’Italia dalla caduta dell’impero romano fino alla proclamazione del regno d'Italia hanno impedito di fatto la coesione dei vari stati e staterelli a tutto vantaggio dei tanti popoli invasori. Questa amarezza è stata commentata con versi del canto 33° dell’Inferno di Dante e del canto 6' del Purgatorio. L’allegoria della nave senza nocchiero ben si addiceva all' Italia nella quale gli interessi delle varie fazioni impedivano la conquista della indipendenza. Oltre alle discordie cittadine Dante trova colpe anche nel disinteresse dell’imperatore Alberto D'Asburgo che non riesce a governare il "giardino dell’impero", distratto da altre incombenze. Lo sguardo al mondo oggi è nato "naturale". anche oggi il mondo sembra una nave alla deriva, senza nocchiero e pieni di divisioni profonde che generano sempre miseria e povertà.
Settimana 21 – 24 aprile
Martedì 21: ing. V. E. Tarentini “Il diritto di esistere dell’omo sapiens al tempo dell’intelligenza artificiale”
Mercoledì 22: prof. E. Franco “Dalla parola all’immagine”
Giovedì 23: avv. G. P. Capogrosso “Dalle valli del Trentino a Manduria: storie di accoglienza durante la Grande Guerra”
Venerdì 24: prof. G. Sammarco “Natura e dignità dell’uomo in poesia”

