lunedì 20 aprile 2026


20/04/2026 11:31:41 - Provincia di Taranto - Attualità

Confartigianato chiede con urgenza l’apertura di una vertenza territoriale sul rapporto tra trasporto e committenza, affinché vengano ristabilite condizioni minime di equilibrio economico lungo tutta la filiera

Confartigianato Trasporti Taranto lancia un forte allarme sulla situazione ormai insostenibile del comparto dell’autotrasporto merci, schiacciato dagli effetti della crisi geopolitica in Medio Oriente e aggravato, sul territorio ionico, da una condizione economica già da tempo fortemente compromessa.

Le tensioni internazionali, che negli ultimi mesi hanno sconvolto le principali rotte commerciali globali e oggi stanno determinando un nuovo e pesante aumento del costo di petrolio e gasolio, stanno colpendo duramente le imprese di autotrasporto, portando i costi di esercizio a livelli incompatibili con la sopravvivenza aziendale.

Il carburante incide ormai fino al 30-40% dei costi totali e i rincari recenti stanno generando aumenti che possono superare gli 11.000 euro annui per singolo mezzo. In un settore con marginalità inferiori al 3%, ciò significa lavorare sistematicamente in perdita.

Secondo i dati ufficiali aggiornati, il costo reale di esercizio per un mezzo pesante si colloca tra 1,85 e 2,15 euro al chilometro, mentre i corrispettivi riconosciuti alle imprese restano spesso fermi o inadeguati, risultando in molti casi inferiori anche del 20-30% rispetto ai costi effettivamente sostenuti. A ciò si aggiunge la mancata o tardiva applicazione dei meccanismi di adeguamento carburante nei contratti, con il risultato che l’intero rischio economico viene scaricato sulle imprese di trasporto.

Ma a Taranto la situazione è ancora più grave. Il comparto locale, che conta circa settecento realtà tra imprese di autotrasporto merci, aziende di logistica, magazzinaggio e servizi collegati alla movimentazione delle merci, arriva a questa crisi già indebolito da anni di contrazione delle principali fonti di lavoro. Il porto di Taranto, snodo strategico per il settore, movimenta circa 12 milioni di tonnellate di merci l’anno ma registra da tempo un andamento stagnante, con traffici container quasi nulli. Una condizione strettamente legata alla crisi del polo siderurgico, che ha determinato una drastica, quasi totale, riduzione delle commesse storicamente fondamentali per l’autotrasporto. A questo si aggiunge una situazione ancora incerta sul fronte della raffineria, con livelli di committenza instabili e insufficienti a garantire continuità operativa.

“Sul trasporto, il nostro territorio vive una tempesta perfetta” dichiara Fabio Paolillo, segretario generale di Confartigianato Taranto. “Alla crisi internazionale si sommano criticità locali che da anni erodono il tessuto economico. Per gli autotrasportatori tarantini si tratta di un vero e proprio ‘piove sul bagnato’: meno lavoro, costi alle stelle e nessuna possibilità reale di trasferire questi aumenti sui corrispettivi. Oggi lavorare significa rimetterci. In questo contesto, il fermo dei servizi dell’autotrasporto, già previsto a livello nazionale, non rappresenta una scelta ideologica ma una decisione inevitabile per evitare il collasso definitivo delle imprese”.

Confartigianato chiede con urgenza l’apertura di una vertenza territoriale sul rapporto tra trasporto e committenza, affinché vengano ristabilite condizioni minime di equilibrio economico lungo tutta la filiera. Allo stesso tempo, si sollecitano interventi immediati a livello nazionale, come la piena e rapida operatività dei crediti d’imposta sul carburante; l’adeguamento delle risorse rispetto ai reali extra-costi sostenuti; i ristori compensativi per il mancato recupero delle accise; le misure urgenti di sostegno alla liquidità e l’applicazione effettiva dei meccanismi di adeguamento dei corrispettivi nei contratti.

Senza interventi concreti e tempestivi, il rischio è quello di una paralisi progressiva del sistema logistico, con ulteriori conseguenze dirette sull’economia del territorio e sull’intero sistema produttivo.

Confartigianato ribadisce con forza che senza autotrasporto si ferma il Paese, ma senza condizioni minime di sostenibilità economica si fermano prima le imprese, con il rischio concreto di compromettere un intero comparto strategico per il territorio.