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28/04/2026 17:49:11 - Manduria - Cultura

Manduria ha recentemente voluto onorare questa memoria intitolando una via cittadina proprio ai "Profughi di Primiero", iniziativa nata su suggerimento dell’avvocato Giuseppe Pio Capogrosso e fatta propria ufficialmente dalla Commissione Toponomastica

Primiero (Trento) – Molti applausi e tanta commozione hanno accolto lo spettacolo teatrale “Tornerone mai? Storie e quadri di un esodo dimenticato”, allestito dal gruppo teatrale Córeghe Drìo dell’istituto superiore di Primiero. Il progetto, vincitore del bando “Radici e Futuro delle Migrazioni”, ha rievocato l’esodo forzato di molte famiglie di Primiero e del Vanoi nella città di Manduria. A informarci della rappresentazione, svoltasi nei mesi scorsi, è stato Paolo Meneguz, ricercatore molto attivo nel riscoprire i rapporti antichi tra il Primiero e la città del Primitivo.

Lo spettacolo restituisce il dramma dello sradicamento attraverso un intreccio corale di voci. La regista, Daiana Lucian, ha spiegato come il copione sia nato dallo studio di diari dell’epoca e del volume Dalle Dolomiti alle Murge, di Francesco Altamura.

Un passaggio centrale mette in luce l'incontro tra le profughe trentine e le famiglie della città pugliese: le donne di Primiero aiutarono a leggere le lettere dei propri cari impegnati al fronte, sopperendo a un fenomeno di analfabetismo che riguardava alcune fasce della popolazione.

In questo contesto, viene sottolineato un legame di sacrificio speculare: mentre i profughi erano accolti in Puglia, i manduriani, come altri meridionali, si trovavano proprio in Trentino insieme ad altri italiani per combattere al fronte.

Questi intrecci hanno creato legami profondi e duraturi tra le due comunità, tanto che la città di Manduria ha recentemente voluto onorare questa memoria intitolando una via cittadina proprio ai "Profughi di Primiero", iniziativa nata su suggerimento dell’avvocato Giuseppe Pio Capogrosso e fatta propria ufficialmente dalla Commissione Toponomastica.

“Tornerone mai?” (Torneremo mai?) non è solo memoria, ma un invito a riflettere sulla disperazione di chi oggi fugge dalle guerre, celebrando quella solidarietà che seppe abbattere le diffidenze e unire popolazioni distanti.