Hanno relazionato Clemente Magliola, Saverio Fella e Gabriele Dimaggio
Ecco il resoconto dell’attività di formazione e informazione che l’associazione “Plinio il Vecchio” ha tenuto nella settimana appena trascorsa.
Settimana 28 – 30 aprile
Martedì 28: dr. Clemente Magliola “Visita alla spiaggia di Palude del Conte a Torre Colimena”

L’ultimo incontro della programmazione 2025-2026 ha avuto inizio nella splendida cornice naturale della spiaggetta del porticciolo naturale di Torre Colimena sito nella baia omonima ed è proseguito nell’adiacente Palude del Conte, all’interno delle Riserve Regionali orientate del litorale tarantino orientale.
I temi della resilienza e della biodiversità trattati nel corso degli incontri precedenti sono stati rappresentati attraverso l’illustrazione dalle peculiarità ambientali del sito, in particolare di alcuni dei tratti meglio conservati di sistemi dunali.
Così la resilienza del sistema spiaggia-duna viene favorita dai quei depositi di posidonia denominati banquettes che, oltre a rappresentare un vero e proprio habitat tutelato, costituisce un’importante forma indiretta di ripascimento degli arenili, limitando gli effetti barriera per resistere ai fenomeni erosivi. E’ stato importante spiegare questo meccanismo naturale perché, comunemente, questi depositi vengono considerati dalla popolazione, per mera ignoranza, un fastidio, se non sporcizia orifiuto.
Allo stesso tempo è stato possibile osservare come alcuni depositi di posidonia più vecchi, spostati a protezione del piede dunale interessato da fenomeni erosivi, vengono rapidamente colonizzati dalla vegetazione pioniera che li rende via via più stabili fino alla vera e propria formazione delle cosiddette dune embrionali.
Il ruolo della ricchezza della biodiversità vegetale e della specializzazione delle diverse forme di vegetazione nella capacità di resilienza di questi delicati habitat, si è manifestato in tutta la sua efficacia e al contempo si è palesato attraverso la bellezza di alcune spettacolari fioriture primaverili che hanno affascinato i partecipanti.
Infine si è rimarcata l’importanza delle associazioni, quando divengono anche fonte di informazione, di comprensione, di diffusione di contenuti che possono contribuire ad una migliore e consapevole convivenza civile, nel rispetto delle leggi che regolano il nostro pianeta e che ne garantiscono la vita.
Mercoledì 29: dr. Saverio Fella “Gli animali, essere senzienti ed il loro diritto di vivere”

La alterità animale non è soltanto una presa di coscienza dei movimenti animalisti della seconda metà del secolo scorso, ma ha avuto tutto un periodo di incubazione che possiamo farlo risalire già con la teoria dell’evoluzione di Charles Darwin.
L’Evoluzionismo ha stravolto le credenze fino ad allora accettati come dogmi, inimicandosi il mondo teologico e favorendo il pensiero filosofico (Herbert Spencer) secondo cui la sopravvivenza delle specie è frutto di una selezione genetica che giustifica la prevalenza di alcune razze a discapito di altre, ponendo purtroppo anche le basi del razzismo.
Il concetto che tutti gli esseri derivano da un unico essere primordiale compreso l’uomo pone le basi per il rispetto dell’alterità animale che ci circonda.
Per alcuni filosofi del passato gli animali erano esseri inferiori privi di coscienza e moralità ed al servizio dell’uomo, pertanto non meritavano rispetto se non per il proprietario che li teneva in custodia. Cioè erano considerati una cosa di proprietà ed il cui rispetto non era per l’animale come essere senziente ma per il proprietario detentore, che ne poteva disporre a suo piacimento. Nel medioevo gli animali erano considerati esseri incapaci di soffrire e prive di intelletto.
Successivamente sono state introdotte norme più severe per chi maltrattava gli animali, ma per il semplice motivo che andava a ledere il comune senso del pudore e non come rispetto agli animali come essere senzienti. Nel 1889 Il Codice Zanardelli aveva introdotto il reato di maltrattamento di animali. Oggi grazie alla percezione del valore intrinseco di tutte le specie viventi, e del divario sempre più sfumato proprio all’insegna di un recupero della nozione di continuum tra i viventi, che ha attenuato la percezione del divario di specie, vi è un riconoscimento del valore dell’alterità animale quale essere vivente essere senziente e pertanto meritevole di rispetto.
Tale considerazione ha indotto il legislatore al riconoscimento giuridico dell’animale non umano estendendo il concetto non come semplice oggetto e di proprietà di qualcuno ma come soggetti portatori di interessi propri.
Con la Legge n.189/04 si è affermato il principio del riconoscimento diretto degli animali come destinatari della protezione, ponendo limiti ai comportamenti che incidono negativamente sulla loro incolumità psico-fisica, ed ha novellato finalmente la disciplina della tutela giuridica degli animali, prima garantita dal disposto dell’art. n. 727 del Codice Penale, come modificato con legge n. 473/93.
In linguaggio giuridico, ciò significa che il legislatore è intervenuto con una tecnica radicale di riforma del testo, che nello specifico si è sostanziata nell’introduzione (subito prima “Dei delitti contro la famiglia”) di un nuovo titolo nel Libro II del Codice Penale stesso: Titolo IX bis, rubricato “Dei delitti contro il sentimento per gli animali”, recante quattro diverse fattispecie penalmente rilevanti (artt. da 544-bis a 544-quinquies), elevate al rango di delitti, con relativo inasprimento delle pene e allungamento dei termini di prescrizione (da due a cinque anni); mentre l’originale articolo n. 727 C.P. è stato ridotto alla disciplina dell’ipotesi di reato di abbandono di animali e detenzione degli stessi in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze, e mantenuto nell’ambito delle “Contravvenzioni concernenti la Polizia dei costumi”.
Finalmente la strada verso la tutela diretta dell’animale creatura viva e senziente, dotata di interesse primario a non soffrire, è ormai tracciata.
Giovedì 30: Gabriele Dimaggio “Tre autori ed un mondo a parte – Parte II”

Gabriele Dimaggio propone, in questo secondo incontro: Tre autori e un mondo. Una letteratura del Male e del Bello, F.M. Dostoevskij.
Questa volta non ci è stato apparecchiato un arcano percorso matematico ma, ugualmente, ci viene servito un approfondimento fonetico sulla lingua russa: e così familiarizziamo col fatto che le “o” di Dostoevskij, in quanto vocali non accentate, tendono ad una “a” con la conseguente pronuncia.Il percorso riprende dal F.Kafka del primo incontro, che guarda all’universale con i suoi personaggi che sembrano figure esemplari e mai individui pienamente spiegati da una storia personale, poste davanti a una legge, a una colpa, a un potere, a un’assurdità; uomini davanti al tribunale, al castello, alla burocrazia, all’incomprensibile.Ma il protagonista dell’incontro odierno, F.Dostoevskij, parte invece quasi sempre dal particolare estremo: un uomo umiliato in una stanza, un assassino febbrile, un santo ingenuo, un nichilista, un giocatore, un padre osceno, un figlio tormentato; ma sempre personaggi pieni di voce, corpo, colpa, memoria, contraddizione.
Parte la narrazione o, meglio, l’interpretazione, con palesi venature autobiografiche, di Gabriele e prende le mosse dal romanzo breve Memorie dal sottosuolo. Il protagonista, “l’uomo del sottosuolo”, vive isolato e racconta la propria vita in prima persona, con tono sarcastico, aggressivo e autodenigratorio; quasi un “antieroe” tradizionale, lucido, intelligente, ma paralizzato dalla coscienza di sé.
E “l’uomo del sottosuolo” prende vita nella narrazione; il Teatro della Luna presta l’attore che lo interpreta ed intraprende un dialogo serrato col narratore, Gabriele.
L’incedere incalzante della narrazione e del dialogo fa emergere la contrapposizione di due figure: l’uomo del sottosuolo, l’uomo dell’eccesso di coscienza che pensa troppo, analizza tutto, smonta ogni impulso, intelligente, lucidissimo, a cui ogni azione appare falsa, ridicola, insufficiente o moralmente ambigua, e l’uomo d’azione, colui che agisce senza tormentarsi troppo, con convinzioni salde, obiettivi pratici, una certa sicurezza nel mondo, che ogni ostacolo affronta o aggira, senza perdersi in infinite analisi morali e psicologiche.
Il superamento della contrapposizione potrebbe, a prima vista, realizzarsi con la figura dell’uomo romantico che non è brutale come l’uomo d’azione, ma non è nemmeno puramente paralizzato come l’uomo del sottosuolo, ha immaginazione, ideale, passione, desiderio di assoluto. Ma nel caso dell’uomo del sottosuolo, il romanticismo è già presente, ma in forma malata.
Come ormai d’uso, la narrazione diviene a più voci; gli attori del Teatro della Luna intervengono dalla platea. Plasticamente fanno risaltare le tante sfaccettature dell‘uomo complesso, quello del sottosuolo.
Ma Gabriele ci conduce ad un epilogo narrativo di speranza, forse; il superamento della condizione dell’uomo del sottosuolo, avviene piuttosto attraverso la bellezza. L’uomo del sottosuolo ci prova senza successo; la vita reale è, magari, più generosa.
Grazie Gabriele, grazie Teatro della Luna.
Il programma della settimana 5 – 8 maggio:
Martedì 5 maggio: ing. V. E. Tarentini, “Il diritto di esistere dell’Homo sapiens al tempo dell’Intelligenza Artificiale”
Mercoledì 6 maggio: prof. L. Pinelli, visita culturale a Nardò
Giovedì 7 maggio: dr. A. Dimitri, “La guerra fenomeno umano complesso: contributi di psicologia, psichiatria ed antropologia”
Venerdì 9 maggio: prof. I. Marzo, “Un ipocrita e la sua sedia - parte III”

