Il 15 giugno 1474 venne piantata la Croce sopra una grossa colonna a indicare l’inizio della nuova costruzione su una piazzetta un tempo di fatto unita al largo Osanna, il quale si estendeva oltre i giardini pubblici

La chiesa e il convento di S. Francesco sono espressione della forte volontà dei cittadini di Casalnuovo del XV secolo di avere un convento di Frati Osservanti nel paese. Papa Sisto IV rispose alla richiesta popolare con il Breve “Piis Votis”: era il 15 giugno 1474 quando venne piantata la Croce sopra una grossa colonna a indicare l’inizio della nuova costruzione.
La Croce, ben visibile in un’antica pianta di Manduria[1] insieme alla colonna dell’Osanna, era prospiciente la chiesa, su una piazzetta (che si denominò di San Francesco) un tempo di fatto unita al largo Osanna, il quale si estendeva oltre i Giardini Pubblici.
Come Storia vuole, nel corso dei secoli la chiesa di San Francesco ha subito diversi rifacimenti.

Nel 1592, per concessione di papa Clemente VIII, la chiesa e il convento passarono ai frati Riformati che vi apportarono sostanziali modifiche, rendendo il complesso più rispondente alle istanze francescane. Così scrive Padre Bonaventura da Lama: «Il convento era di poche stanze, ma grande, e fu subito accomodato all’uso nostro più stretto, aggiunte le altre (…)».[2]
In questa fase, fu padre Ludovico Omodei, casalnovitano e definitore dell’ordine, a occuparsi dell’ingrandimento della chiesa, che venne sopraelevata e illuminata da nove finestre laterali e dal grande finestrone centrale. L’interno divenne quello attuale, a una sola navata di 24 metri di lunghezza per 11 di larghezza.
Tante le opere d’arte presenti nella chiesa.
Fra le pregevoli tele che insistono sulle pareti presso l’ingresso, osserviamo a sinistra la “Madonna del Carmine”, olio su tela del frate Francesco da Martina, datata alla prima metà del XVII secolo. Al centro della tela, compare fra le nuvole la Vergine con in braccio il Bambino, attorniata da angeli e puttini alati. In alto, due angeli convergono verso Maria recando una corona tra le mani. La Vergine indossa un manto bianco damascato con bordura ed applicazione dorate; il suo sguardo è rivolto al Bambino. Quest’ultimo abbraccia la Madre, è avvolto in un telo di colore beige, sotto il quale indossa una camicina di colore chiaro, ed ha il capo rivolto verso sinistra.

Sulla controfacciata troviamo la “Sacra Famiglia con Sant’Anna e San Gioacchino” o “Madonna delle Ciliegie”, olio su tela di Fra’ Giacomo da San Vito dei Normanni, datata al quinto-sesto decennio del XVII sec. In primo piano tre figure sedute: al centro la Vergine sulle cui gambe è il Bambino, a sinistra Sant’Anna, a destra San Giuseppe. Dietro a quest’ultimo, due angeli, di cui uno reca in mano un giglio, mentre l’altro ha lo sguardo rivolto verso l’alto per osservare la pioggia di rose che ricade sulla Vergine. Alle spalle di Sant’Anna, San Gioacchino che offre a Gesù una pera e alcune ciliegie. Ai piedi della Madonna e di Sant’Anna compaiono due mele. La scena si presenta quindi ricca di significati simbolici, dati dai frutti: la mela (= la pera) rimanda al peccato; le ciliegie alle gioie del paradiso; il giglio legato alla purezza.
I sei altari laterali presentano opere d’arte realizzate fra la seconda metà del secolo XVIII e la prima metà del XIX eseguiti da artisti anonimi.
Di questi, ricordiamo, al centro della navata a sinistra, l’altare dedicato a Sant’Antonio da Padova con una statua in cartapesta opera di Salvatore Sacquegna (1877-1955), datata 1913. L’immagine del Santo è quella maggiormente diffusa dopo il Concilio di Trento. S. Antonio è raffigurato in piedi con il Bambino Gesù in braccio, riprendendo il racconto secondo il quale il Santo trovandosi presso un eremo vicino Padova, avrebbe stretto fra le braccia il Bambino.
Particolarmente apprezzabile l’ultimo altare sul lato destro della navata. Esso è dedicato all’Immacolata, di cui è presente una pregevole statua lignea commissionata a Napoli dalla nobildonna manduriana Marianna Giannuzzi nella seconda metà del secolo XVIII. È un altare privilegiato: ad esso la Giannuzzi fondò un legato quotidiano perpetuo. La Vergine, con corona di 12 stelle, indossa un abito bianco e un mantello azzurro. Il Bambino accanto a Lei trafigge il serpente.
La struttura absidale che ospita il presbiterio è disposta su due quinte convergenti verso il tabernacolo, ad affermare il culto dell’Eucaristia e dei Santi negato dalla Riforma Protestante, e si sviluppa su tre ordini di colonnine tortili e lisce che separano delle nicchie all’interno delle quali sono allocati diciotto busti reliquiari in legno.[3]
Lo scomparto centrale dell’abside è occupato dal Crocifisso ligneo opera di frate Angelo da Pietrafitta, scolpito poco dopo il suo arrivo in Puglia (1693). Accanto al Crocifisso l’artista calabrese scolpì anche le statue lignee dell’Addolorata e di San Giovanni, a costituire un piccolo calvario.
Nella parte inferiore troviamo un Cristo deposto, attribuito a Vespasiano Genuino
(prima metà del XVII sec. Alcuni elementi della scultura fanno supporre che essa sia stata concepita dall’artista come Crocifisso, successivamente adattato a Cristo deposto: i piedi sovrapposti, le ginocchia piegate, la testa sporgente in avanti e le mani contratte dal segno dei chiodi confermerebbero tale ipotesi.
I lavori per la realizzazione del presbiterio terminarono nel 1633, come attestato dalla data impressa in un fastigio posto al centro della struttura absidale.
Le foto che accompagnano l’articolo riproducono l’interno della chiesa; la tela a destra dell’ingresso “Sacra Famiglia con Sant’Anna e San Gioacchino” o “Madonna delle Ciliegie”; la tela a sinistra “Madonna del Carmine”; Altare di S. Antonio; Altare dell’Immacolata; Abside, Busti reliquiari.
BIBLIOGRAFIA
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CASCIARO Raffaele, CASSIANO Antonio (a cura di), “Sculture di età barocca tra Terra d’Otranto, Napoli e Spagna”, De Luca Editori d’Arte, Roma 2007.
DE LOS REYES Anna Maria ( a cura di), “La via di Maria Fede-Arte-Storia Percorsi mariani nella diocesi di Oria”, Tiemme, Manduria 2008.
GUASTELLA Massimo, “Iconografia Sacra a Manduria”, Barbieri editore, Manduria 2002.
MARTUCCI Giorgio, “Carte topografiche di Francavilla Fontana, Oria, Casalnuovo”, Francavilla F.na, SEF, 1986.
PAGLIARULO Claudia (a cura di), “San Francesco - Il Complesso Conventuale”, Essegipi, Manduria 2004.
PERRETTI Bruno, Manduria – Architettura Arte Società, Provveduto editore, Manduria 2005.
POLITO Salvatore, La cartapesta sacra a Manduria (secc. XVIII-XX), CRSEC TA/55, Manduria 2002.
TARENTINI sac. Leonardo, “Manduria Sacra”, nuova ed. a cura di E. Dimitri, Barbieri editore, Manduria 2000.
[1] Si tratta della pianta di Manduria del 1643 ritrovata da Giorgio Martucci nell’Archivio di Stato di Napoli. Cfr. MARTUCCI Giorgio, “Carte topografiche di Francavilla Fontana, Oria, Casalnuovo”, Francavilla F.na, SEF, 1986.
[2] G. Arnò, in Manduria e manduriani, ed. anastatica, Antonio Marzo editore, Manduria 1983, a p. 51 riporta quanto scritto da Padre Bonaventura De Lama nelle sue “Cronica dei Minori Osservanti”.



