Si tratta di una procedura che prevede l’instillazione in vescica, qualche ora prima dell’intervento, di un farmaco che viene captato dalle cellule tumorali, rendendole fluorescenti durante l’esame endoscopico

Importante passo avanti nel trattamento dei tumori della vescica al presidio “San Pio” di Castellaneta. Sono stati infatti eseguiti con successo i primi dieci interventi di resezione endoscopica del tumore vescicale con l’utilizzo della tecnologia avanzata di diagnosi fotodinamica. Si tratta di una procedura che prevede l’instillazione in vescica, qualche ora prima dell’intervento, di un farmaco che viene captato dalle cellule tumorali, rendendole fluorescenti durante l’esame endoscopico. Il farmaco consente di identificare con maggiore precisione le cellule tumorali anche nel caso di lesioni piatte o di piccole dimensioni, solitamente difficili da rilevare con le metodiche tradizionali e ad alto rischio evolutivo.
Il completamento delle prime dieci procedure eseguite con questa tecnica rappresenta un traguardo significativo per la struttura di urologia del presidio di Castellaneta, che entra così a fare parte di un importante studio multicentrico italiano finalizzato a stabilire modalità per ampliare la platea di pazienti eleggibili al trattamento e ad arricchire le indicazioni già previste dalle attuali linee guida.
L’impiego di questa tecnologia apre una nuova frontiera nella lotta ad una delle neoplasie urologiche più diffuse e insidiose, caratterizzata da una spiccata tendenza alla recidiva. In tal senso, l’accuratezza e la precisione della prima resezione endoscopia sono determinanti per la prognosi e il percorso terapeutico del paziente.
“Desidero esprimere un sincero ringraziamento all’intera equipe di urologia dell’ospedale di Castellaneta per il traguardo raggiunto - dichiara il commissario straordinario ASL Taranto, Vito Gregorio Colacicco - L’utilizzo di questa tecnologia innovativa conferma l’elevato livello di competenza, professionalità e preparazione dei nostri professionisti e ci consente di promuovere percorsi di cura sempre più avanzati ed efficaci, riducendo in modo significativo il rischio di recidiva di una delle neoplasie più diffuse a livello nazionale”.

