«La gestione di una azienda sanitaria non può essere dedicata solo al contenimento dei costi, ma deve avere una governance sanitaria votata al soddisfacimento dei bisogni dei cittadini e della collettività»

Dopo una lunga fase di commissariamento della ASL di Taranto che durava ormai da oltre un anno, ovvero da febbraio 2025 e che a novembre scorso per effetto di una deliberazione di Giunta ci ha consegnato un’azienda priva di direttore sanitario e amministrativo, il governatore Antonio Decaro ha finalmente nominato il nuovo direttore generale, l’ing. Vito Bavaro.
«Un primo passo importante» sostiene il presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Taranto, Pierpaolo Volpe, «ma che non basta avendo l’Asl locale urgente bisogno anche di un direttore sanitario di spessore professionale oltre che conoscitore di una realtà complessa come Taranto.
Questa non è una provincia come tutte le altre» afferma il presidente Volpe, «a causa dell’emergenza ambientale e sanitaria, che come una scure pende sul capo dei cittadini, e dell’alto tasso di malattie cronico degenerative che raggiungono il triste primato in Puglia, ecco perché serve al più presto anche un direttore sanitario, possibilmente un professionista di elevata caratura che conosca il territorio e tutta la rete legata all’assistenza di prossimità che sta per partire con i primi ospedali e case di comunità».
Volpe entra più nello specifico aggiungendo che «la gestione di una azienda sanitaria non può essere dedicata solo al contenimento dei costi, ma deve avere una governance sanitaria votata al soddisfacimento dei bisogni dei cittadini e della collettività. Quindi il profilo del direttore sanitario deve rispondere ad una figura che abbia già conoscenza del territorio, dopo quindici mesi di commissariamento che, nei fatti, hanno paralizzato l’attività amministrativa, consentendo solo l’ordinaria amministrazione».
Per il presidente Volpe non si può perdere altro tempo.
«I nuovi manager dell’azienda sanitaria jonica devono essere pronti sin da subito ad operare il cambiamento necessario al territorio e solo chi ha contezza e conoscenza dello stesso può assicurare determinati risultati.
Oltre all’impellenza di porre in essere modelli organizzativi territoriali che rispondano alle prescrizioni della missione 6 del PNRR, non possiamo dimenticare il nuovo ospedale San Cataldo con il relativo cronoprogramma che tra circa diciotto mesi lo vedrà pienamente funzionante ed anche per la nuova struttura ospedaliero/universitaria è necessaria una conoscenza profonda delle dinamiche locali».

