Avrebbero introdotto droga e telefoni in carcere: gli indagati si sarebbero avvalsi di una rete logistica esterna composta da parenti, amici e presunti “dronisti” appositamente reclutati

Nelle prime ore della mattinata, la Polizia Penitenziaria della casa circondariale di Taranto, con il supporto della Polizia di Stato, ha dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari personali emessa dal G.I.P. del Tribunale di Taranto, su richiesta della Procura della Repubblica di Taranto, nei confronti di 11 soggetti ritenuti, a vario titolo, presunti responsabili dei reati di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti, spaccio di sostanze stupefacenti, corruzione e ricettazione.
Nel dettaglio, cinque indagati sono stati destinatari della misura della custodia cautelare in carcere — due dei quali già detenuti per altra causa —, cinque della misura degli arresti domiciliari e uno dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
L’attività investigativa, condotta dagli agenti del Reparto di Polizia Penitenziaria di Taranto con la collaborazione della Squadra Mobile della Questura jonica e coordinata dalla Procura della Repubblica di Taranto, ha preso avvio nel maggio 2024, a seguito dell’emersione di un presunto e diffuso traffico di hashish e cocaina destinato ai detenuti ristretti presso la Casa Circondariale “Magli” di Taranto.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’introduzione e la successiva cessione delle sostanze stupefacenti all’interno dell’istituto penitenziario sarebbero state gestite principalmente da tre detenuti appartenenti al circuito di media sicurezza, con ingenti profitti economici derivanti dalla vendita della droga all’interno del carcere, dove il valore delle sostanze risultava notevolmente superiore rispetto al mercato esterno.
Oltre agli stupefacenti, il gruppo avrebbe introdotto all’interno della struttura anche smartphone e microtelefoni.
Per il trasporto di droga e dispositivi elettronici all’interno del carcere, gli indagati si sarebbero avvalsi di una rete logistica esterna composta da parenti, amici e presunti “dronisti” appositamente reclutati. Questi ultimi, dietro compenso, avrebbero utilizzato droni tecnologicamente avanzati per recapitare il materiale illecito fino alle finestre delle celle.
Le indagini avrebbero inoltre documentato il coinvolgimento di un agente della Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Taranto che, in cambio di somme di denaro, si sarebbe reso disponibile a favorire le attività del gruppo criminale.
L’agente era già stato arrestato nell’ottobre 2024, quando, all’interno della sua autovettura parcheggiata nel perimetro dell’istituto penitenziario, furono rinvenuti circa 900 grammi di hashish, una decina di grammi di cocaina, numerosi smartphone e schede telefoniche.
Secondo gli investigatori, il pagamento della droga e dei telefoni cellulari da parte dei detenuti sarebbe avvenuto mediante bonifici bancari, ricariche su carte prepagate intestate o in uso a familiari degli indagati, nonché attraverso la consegna di pacchetti di sigarette successivamente rivenduti a tabaccai compiacenti del capoluogo jonico.
Nel corso delle attività investigative è stata inoltre arrestata una coppia residente a Grottaglie, trovata in possesso di circa un chilogrammo di hashish, una trentina di telefoni cellulari, numerose schede telefoniche e un drone di grandi dimensioni.
Ulteriori arresti hanno riguardato due presunti dronisti, fermati nelle campagne adiacenti alla recinzione esterna della Casa circondariale di Taranto e trovati in possesso di ingenti quantitativi di hashish, cocaina, telefoni cellulari e relativi caricabatteria.
Si ricorda che, nei confronti di tutti gli indagati, vige il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

