« Taranto ha bisogno di ricostruire legami, fiducia e futuro»

Riceviamo, e pubblichiamo, un intervento del presidente del Consiglio comunale di Taranto, Gianni Liviano. Ecco il testo.
«In questi giorni Taranto sta vivendo dolore, paura e smarrimento.
L’omicidio di Bakari Sako, alcuni suicidi che hanno colpito (uno ieri) la nostra comunità, l’aggressione avvenuta, da parte di un tredicenne, pochi giorni fa negli uffici dei servizi sociali del Comune, ci obbligano a fermarci e a riflettere profondamente.
Non possiamo limitarci all’indignazione del momento.
Non possiamo commentare questi fatti solo con rabbia o con slogan.
C’è una sofferenza sociale ed educativa che attraversa la nostra città, soprattutto tra tanti ragazzi e tante famiglie lasciate sole.
Chi sbaglia deve essere chiamato a rispondere delle proprie azioni.
Ma una comunità adulta non può scegliere solo la strada della denuncia e della punizione, nè quella della demonizzazione dei giovani.
Un tredicenne che esplode di rabbia, adolescenti che crescono nella violenza, ragazzi che si perdono nella disperazione sono il segnale di un disagio collettivo che riguarda tutti noi: istituzioni, famiglie, scuola, politica, società.
Per questo oggi serve recuperare relazioni di Umanità: più ascolto, più presenza educativa, più sostegno psicologico, più attenzione ai quartieri e alle fragilità sociali.
Taranto deve avere la forza di difendere le vittime, sostenere per esempio chi lavora ogni giorno nei servizi pubblici, ma allo stesso tempo non rinunciare ai propri ragazzi.
Nessuna città può salvarsi lasciando indietro una generazione.
Come presidente del Consiglio comunale sento il dovere di lavorare perché questa emergenza sociale ed educativa venga affrontata con responsabilità, senza propaganda e senza indifferenza.
Taranto ha bisogno di ricostruire legami, fiducia e futuro. Proprio per realizzare questi processi, per costruire coesione sociale, per
costruire processi di umanità, stiamo realizzando il percorso della Carta della Pace di Taranto che serve a costruire comunità e a mettere insieme i tasselli di un puzzle sociale complicato».

