giovedì 28 maggio 2026


28/05/2026 15:57:52 - Provincia di Taranto - Attualità

Il ministro per la Coesione e il Sud Tommaso Foti: «Taranto può diventare un laboratorio europeo»

La seconda giornata del Salone Mediterraneo dell’Impresa, organizzato da Confcommercio Taranto al Circolo Ufficiali della Marina Militare, ha proposto un panel istituzionale coordinato dal professor Francesco Giorgino, dedicato al tema “La più grande occasione di sempre – Taranto al centro di un nuovo sviluppo”. Un confronto che ha intrecciato narrazione, strategie e responsabilità, restituendo l’immagine di una città che prova a riposizionarsi.

Giorgino ha aperto invitando a superare gli stereotipi: «Taranto non merita di essere raccontata solo per i problemi». Da qui la richiesta di «un cambio radicale di paradigma» e il monito: «Taranto non è solo Ilva». Un cambio di sguardo che ha fatto da cornice agli interventi successivi.

In collegamento video, il ministro per la Coesione e il Sud Tommaso Foti ha raccolto quel filo, legandolo alla concretezza delle politiche: «Taranto può diventare uno dei principali laboratori italiani ed europei di innovazione». Il Just Transition Fund, ha ricordato, mette «oltre 800 milioni di euro» a disposizione del territorio, con l’obiettivo di una transizione «non solo ambientale, ma anche economica e sociale».

Sulla stessa linea si è inserito l’on. Dario Iaia, responsabile unico del CIS Taranto, che ha riportato l’attenzione sulla necessità di accelerare: «Il nostro compito è superare i blocchi che da anni frenano gli interventi». Iaia ha richiamato gli obiettivi del CIS — infrastrutture, bonifiche, riqualificazione urbana — annunciando la gara entro l’anno per il nuovo ponte girevole e ricordando gli interventi in corso su Città Vecchia, Colonne Doriche, Mura Aragonesi e sul campo sportivo dei Tamburi, «che deve tornare a essere un luogo vivo per il quartiere».

Il quadro economico è stato delineato dal direttore Confcommercio Taranto Tullio Mancino, che ha mostrato come il territorio stia cambiando pelle: «Taranto cresce più di tutte in Puglia nella terziarizzazione, +35% nel turismo e un raddoppio nella BlueEconomy». Ma ha avvertito che «le microimprese investono poco e conoscono poco gli strumenti», indicando una fragilità che rischia di frenare la ripartenza.

Una fragilità che il presidente di Confcommercio Taranto, Giuseppe Spadafino, ha riportato alla quotidianità delle imprese: «Solo il 7% dei giovani vuole restare a Taranto». Da qui l’appello a tarare le misure «sulle piccole e medie imprese» e la richiesta di «una transizione concreta», capace di incidere davvero sulla vita delle persone.

Sul fronte delle grandi leve di attrazione, il commissario della Zes Unica Giuseppe Romano ha ricordato che la semplificazione è «la più grande infrastruttura immateriale», illustrando il funzionamento dello sportello digitale: «Un’unica istanza, un unico titolo autorizzativo». I numeri confermano l’impatto: «1.340 titoli unici, 58 miliardi di investimenti, 65.000 nuovi addetti». E in provincia di Taranto aumentano i nuovi insediamenti produttivi, segno che il territorio torna interessante.

A tenere insieme le diverse linee di finanziamento è stato il direttore generale del Dipartimento politiche di coesione per il Sud, Raffaele Parlangeli, che ha definito il Just Transition Fund «una piattaforma di trasformazione», con risorse per energia, ambiente, ricerca e capitale umano. «Taranto può diventare il luogo in cui la transizione energetica si traduce in infrastrutture e nuove competenze», ha detto, annunciando una revisione delle procedure per accelerare la spesa.

Il discorso sull’energia è stato approfondito dall’amministratore delegato del GSE, Vinicio Mosè Vigilante, che ha ricordato come i tempi autorizzativi restino un nodo: «Un’azienda del Foggiano ha aspettato nove anni per un impianto agrivoltaico». Ha annunciato strumenti per velocizzare le procedure e ha citato «un grande progetto di idrogeno per Taranto, finanziato dalla Commissione europea con oltre un miliardo di euro», come esempio di transizione che può diventare opportunità.

Infine, Antonio De Vito, direttore generale di Puglia Sviluppo, ha riportato l’attenzione sul divario territoriale: «Solo 731 milioni, meno dell’8%, sono arrivati a Taranto». I nuovi Pia JTF puntano su ricerca, innovazione e digitalizzazione: «In dieci mesi richieste per 137 milioni». Ha annunciato una riprogrammazione da 100 milioni con un fondo di garanzia e un microprestito per micro e piccole imprese, spesso escluse dal credito bancario.

Tra visioni e numeri, il panel ha restituito l’immagine di una Taranto che non è più solo “caso industriale”, ma crocevia di transizione energetica, rigenerazione urbana e innovazione. La “più grande occasione di sempre” è un passaggio reale: ora la sfida è trasformarla in risultati concreti.