domenica 07 giugno 2026


07/06/2026 12:26:00 - Manduria - Attualità

La sapiente e appassionata regia della prof.ssa Ilaria Marzo, assecondata da una scenografia che appare cucirsi addosso ad ogni quadro, sottolineata dalla danza delle luci e dei colori e, soprattutto, contrappuntata dalle immortali musiche di scena di Edvard Grieg, ha condotto il pubblico lungo i cinque atti dell’opera

Nella, ormai usuale, area adiacente la chiesa di Santa Croce è andato in scena il Peer Gynt di Henrik Ibsen, frutto della ormai consolidata collaborazione tra l’associazione culturale “Plinio il Vecchio” ed il TeatrodellaLuna e del supporto dell’autorità comunale.

Per accostarsi in maniera adeguata a questo evento occorre considerare due aspetti, ormai strettamente interconnessi: quello artistico e quello sociale.

Per quanto attiene all’aspetto artistico si osserva un fenomeno molto particolare; il Teatrodellaluna appare come un insieme indistinto, dalla consistenza fluida. L’opera da rappresentare appare invece come un contenitore, dalle forme complesse, interconnesse e non facilmente percorribili. Ed allora il Teatrodellaluna prende vita, si insinua nella forma, ne percorrere e riempie i più reconditi anfratti e ne trae, interpreta e porge, i suoi tanti significati, le sue tante suggestioni ed i suoi più riposti segreti.

E questo è avvenuto per Il Peer Gynt.

La sapiente ed appassionata regia della prof.ssa Ilaria Marzo, assecondata da una scenografia che appare cucirsi addosso ad ogni quadro, sottolineata dalla danza delle luci e dei colori e, soprattutto, contrappuntata dalle immortali musiche di scena di Edvard Grieg, ci conduce lungo i cinque atti dell’opera.

I personaggi dell’opera vengono tratteggiati dalla narrazione scenica.

Peer il giovane sbruffone, bugiardo e pieno di fantasia e la madre Åse, uno dei personaggi più belli, più teneri e più tragici, che rappresenta tutto ciò che lui non vuole essere. Ingrid, la sposa, rapita durante il suo matrimonio e poi abbandonata da Peer. Solvejg, che appare per la prima volta. Peer nel mondo dei troll, con la loro la principessa ed il loro re.

Peer che costruisce una capanna nei boschi e ritrova Solvejg; Ppr poi fuggire di nuovo, dalla principessa dei troll che riappare con il figlio avuto da Peer, incapace di assumersi responsabilità. Peer avventuriero cosmopolita, commerciante, profittatore, seduttore che viaggia incontrando figure grottesche e simboliche.

Peer, vecchio e disilluso, che torna in Norvegia e scopre di aver vissuto senza coerenza, senza verità, senza un nucleo autentico. Il “fonditore di bottoni”, che lo inchioda alla immagine della cipolla, vuole fonderlo come un’anima senza forma. Solo l’amore fedele di Solvejg, che lo ha atteso per tutta la vita, gli offre un ultimo rifugio.

Il commento più autentico a quanto avviene in scena è l’atteggiamento degli spettatori; con il viso proteso verso il palcoscenico attendono l’accendersi di un’emozione dopo l’altra, fino ai “fuochi d’artificio” finali. Scende dal palcoscenico una commozione serpeggiante; di ritorno dallo spingersi verso il “mare ed anche oltre”, Peer è fra le braccia di Solvejg, la forma, la grazia, il centro, la verità.

È la risposta alla domanda che attraversa tutta l’opera: “Chi sono?” Peer è ciò che Solvejg vede in lui.

Ed è anche la risposta alle attese di un pubblico che, partecipando profondamente, come i frequentissimi applausi scroscianti a scena aperta testimoniano, sembra appropriarsi della ricerca personale di sé stessi; magari con ancora nella testa le note struggenti della “Canzone di Solvejg”. Il miracolo del teatro, ancora una volta, è avvenuto.

Non può passare inosservato l’aspetto sociale degli accadimenti generati da questo evento, e dal precedente dello scorso anno. Il TeatrodellaLuna è uscito fuori dai circuiti scolastici; è portatore di un messaggio sociale potente, maturato in seno alle affinità culturali, di intenti e di pensiero con l’associazione “Plinio il Vecchio”. La cittadinanza continua, anche quest’anno, a rispondere alla proposta; la cittadinanza è matura per accogliere con continuità una offerta che guarda al futuro. Il futuro di questo gruppo di ragazzi, liceali, che insegnano a noi come costruire una via buona ed agevole da percorrere; il futuro della crescita culturale del territorio, di cui riappropriarsi con scelte di impegno decise, continue e condivise.

Le parole finali della prof. Ilaria Marzo, l’anima di questo meraviglioso gruppo, della dirigente del liceo Marilena Di Maglie e della presidente dell’associazione “Plinio il Vecchio”, la dott. Gabriella Andrisano, un po’ rotte dall’emozione, sono un richiamo, meglio un appello ad una città che genera figli che mettono in scena la vita nelle sue complessità e meraviglie.

Non lasciamo che questo appello a nutrirsi di bellezza resti inascoltato.