domenica 14 giugno 2026


14/06/2026 06:56:20 - Manduria - Attualità

In bici da Napoli, a Pontinia e infine a Formello per raccogliere fondi per la fondazione necessari per finanziare il progetto relativo alla realizzazione di una casa famiglia per persone con disabilità

Il campione paralimpico manduriano Leonardo Melle ha partecipato in Campania ad una in iniziativa di beneficenza. Da Napoli a Formello: trecento chilometri di asfalto, vento, traffico e colline per raccogliere fondi che serviranno alla Fondazione Roberto Sisto per Vitalba per finanziare il progetto relativo alla realizzazione di una casa famiglia per persone con disabilità.

«La Fondazione Roberto Sisto per Vitalba nasce proprio da questa urgenza profonda: trasformare l’impegno sociale in spazio vivo, in mattoni capaci di accogliere, in un luogo dove l’autonomia, la dignità e la condivisione non siano utopie, ma pareti stabili e finestre aperte sul futuro» è riportato in un comunicato. «Una casa famiglia che sia, prima di tutto, una famiglia. E per costruirla, oggi si usa il motore più pulito e potente del mondo: la volontà umana che spinge sui pedali.

Mentre il sole comincia a fare capolino dietro il profilo del Vesuvio, gli atleti protagonisti si portano sulla linea di partenza. Guardandoli negli occhi, si comprende immediatamente che la parola "limite" è solo un’invenzione di chi non ha mai dovuto lottare per rimettersi in piedi.

Tra di loro ci sono storie che tolgono il fiato. Uomini e donne che la vita ha messo violentemente alla prova attraverso l'handicap o gravi problemi di salute. Persone che avrebbero avuto ogni motivo per arrendersi, per guardare il mondo da dietro una finestra, e che invece hanno scelto la bicicletta – uno degli strumenti più faticosi e spietati – per riprendersi la propria esistenza. Vederli salire in sella, affrontando l'attività ciclistica tra mille difficoltà fisiche e strutturali, è una lezione di vita che si scrive senza bisogno di parole.

L’obiettivo degli organizzatori, attraverso le testimonianze dirette di questi straordinari atleti, è lanciare un messaggio dirompente di gioia e di speranza. Non si tratta di mostrare un eroismo patinato, ma di offrire una dimostrazione plastica, tangibile, di come l’handicap e le avversità dell’esistenza possano essere ribaltati. Possono essere trasformati in un’opportunità straordinaria di rinascita, di crescita interiore e di metamorfosi.

Il messaggio che rimbalzerà da una ruota all'altra lungo tutta la Pontina è chiaro: con le giuste motivazioni, attingendo a quelle infinite risorse interiori che ogni individuo possiede nel profondo del proprio essere, si possono superare le difficoltà che la vita ci pone davanti. È un grido di incoraggiamento rivolto a chiunque sia rimasto ferito dalla vita: guarda la mia fatica, guarda le mie difficoltà, e sappi che anche tu puoi farcela.

“Ci siamo”, sussurra una voce nel gruppo. Il clic dei pedali automatici che si agganciano rompe la quiete della mattina. È un suono secco, simile a un battito di mani che dà il via a un concerto.

La carovana si muove. Le prime pedalate servono a scaldare i muscoli e a trovare il ritmo. Napoli si sveglia alle spalle, con i suoi rumori e la sua energia contagiosa, mentre davanti si apre la strada verso nord. Saranno due giorni intensi. La via Pontina attende il gruppo con i suoi lunghi rettilinei, il riverbero del sole sull'asfalto e la fatica che si accumula chilometro dopo chilometro.

Ma la vera forza di questo viaggio non risiede solo nella resistenza di chi pedala. Risiede nella consapevolezza che la meta non è solo Formello. La meta è ogni singolo paese, ogni singola comunità che si incontrerà lungo il percorso. Al termine di ogni tappa, infatti, le biciclette verranno poggiate per lasciare spazio all’incontro umano. Nelle piazze, nelle sale comunali, tra la gente, gli atleti condivideranno le proprie storie e la Fondazione racconterà il sogno della casa famiglia. Sarà lì, nell’abbraccio delle comunità locali, che la fatica si trasformerà in festa e la solidarietà diventerà un legame indissolubile.

Le ruote girano veloci, ora. Il viaggio è iniziato. E non è solo asfalto quello che scorre sotto i copertoni: è la scia invisibile di un sogno che, pedalata dopo pedalata, sta diventando realtà».