sabato 20 giugno 2026


20/06/2026 07:23:48 - Provincia di Brindisi - Attualità

Il corpo della donna, una ragazza muscolosa ed alta 1.70 metri, era in posizione rannicchiata sul fianco sinistro con il braccio destro posizionato sul ventre, quasi a protezione del feto e l’altro braccio piegato sotto la testa; il feto, giunto all’ottavo mese di gravidanza, è in condizioni perfette, rinvenuto sotto una pietra poggiata sul ventre della donna e, dettaglio curioso, con le manine a pugno completamente integre poste davanti agli occhi, come in un gesto naturale per un bambino pronto per venire al mondo

Nel museo di Ostuni sono conservati i resti di una donna di circa 20 anni, databile a circa 28.000 anni fa, rinvenuta con i resti del suo feto in grembo nella grotta-santuario di Santa Maria di Agnano, sulle colline della città bianca.

Sono collocati in una speciale teca attrezzata al fine di riunire simbolicamente la madre ed il nascituro.

I resti antropologici originali sono contornati dai calchi di scavo della stessa sepoltura. La sala del diorama con una realistica ricostruzione del seppellimento e della grotta santuario conclude l’illustrazione dei resti.

La giovane donna aveva 20 anni, con una dentatura intatta, anche se consumata, probabilmente perché, come da normale usanza per i tempi, usava masticare la pelle degli animali per renderla più morbida e quindi adatta ad essere lavorata per il confezionamento di capi d’abbigliamento. Era morta nello stato terminale della gravidanza, probabilmente per una grave infezione, forse una gestosi.

A tal proposito, è stato effettuato uno studio su tre denti del feto; i denti del bambino si formano a partire dai 3-4 mesi di gestazione e giorno per giorno lo smalto si arricchisce di un nuovo strato finché non cadono intorno ai 6-7 anni e, per tale motivo, l’analisi della dentatura è in grado di fornire una serie di informazioni sulla crescita. I tre denti sono stati studiati a Trieste, attraverso un acceleratore di particelle, il sincrotone Elettra, che nell’individuare gli anelli di accrescimento dello smalto ha registrato tre episodi di stress nella crescita del bambino negli ultimi due mesi e mezzo di vita. Non si conoscono con esattezza le motivazioni, ma sicuramente sono la causa della morte, una malattia avvenuta dopo 31-33 settimane di gestazione. L’analisi del sito di ritrovamento ha consentito di escludere che si sia trattato di morte per malnutrizione, in quanto la zona era ricca di animali selvatici e la stessa Delia era sepolta con un ricco corredo di oggetti preziosi per l’epoca.

Il corpo della donna, una ragazza muscolosa ed alta 1.70 metri, era in posizione rannicchiata sul fianco sinistro con il braccio destro posizionato sul ventre, quasi a protezione del feto e l’altro braccio piegato sotto la testa; il feto, giunto all’ottavo mese di gravidanza, è in condizioni perfette, rinvenuto sotto una pietra poggiata sul ventre della donna e, dettaglio curioso, con le manine a pugno completamente integre poste davanti agli occhi, come in un gesto naturale per un bambino pronto per venire al mondo.

Gli studi hanno consentito di appurare che la donna apparteneva ad una piccola comunità di cacciatori-raccoglitori uomini di Cro-Magnon, che non doveva superare le 10 unità e che avrebbe scelto questo luogo perché permetteva un più facile controllo degli spostamenti degli animali. Dopo aver scavato una fossa ed acceso un focolare, come da rituale, deposero la defunta con cura all’interno della voragine, su un letto di ciottoli in posizione fetale, con un bracciale al polso destro formato da conchiglie forate ed un canino di cervo, un copricapo costituito da più di 600 conchiglie marine impastate di ocra rossa intervallate ogni 80 pezzi dal canino di un cervo, vari strumenti litici e moltissimi resti di fauna (ossa di cavallo e di bue) posti lì volutamente. Questi elementi hanno permesso di capire lo scenario in cui viveva la giovane donna e gli animali che popolavano la zona (il cavallo e l’uro costituivano la principale cacciagione del gruppo nomade). Tuttavia questa sepoltura racchiude in sé un significato molto particolare in quanto è testimonianza attraverso il suo corredo funerario di una cerimonia cultuale svolta all’interno della grotta e quindi della sua sacralità.

Il copricapo di conchiglie è tipico degli ornamenti della Dea, dettaglio che ci riporta alle statuine di Willendorf in Austria o di Brassempouy in Francia, solo per citarne alcune, così come l’ocra rossa, altro simbolo tipico dei rituali funerari coevi, a rappresentare il colore del sangue che rigenerava la stessa Dea Madre appena sepolta.

Nella stessa grotta-riparo sono state trovate anche le prime manifestazioni grafiche dell’Homo sapiens, con motivi lineari simbolici, oltre a selci ed utensili in pietra, a testimonianza del fatto che il sito è stato frequentato per lungo tempo come luogo di culto e per le attività quotidiane.

La sepoltura della gestante di Ostuni, che si associa alla deposizione intenzionale di resti di cavallo ed uro, viene interpretata come una ritualità di propiziazione e rigenerazione vitale dei gruppi di cacciatori paleolitici di Agnano. Nel contesto sacro della grotta-riparo si rinvengono anche le prime manifestazioni grafiche dell’Homo sapiens sapiens, con motivi lineari che rappresentano un vero e proprio linguaggio simbolico che dopo milioni di anni proiettano l’uomo dalla realtà delle raffigurazioni naturalistiche all’astrazione dei segni, di significato universale e primo strumento di comunicazione della più antica Europa.