sabato 04 luglio 2026


04/07/2026 08:39:28 - Manduria - Attualità

«Il degrado in piazza Sant’Antonio non può diventare la normalità»

Riceviamo, e pubblichiamo, un comunicato dal comitato costituente Futuro Nazionale “Vannacci” – Manduria 372, che reca le firme del referente Pietro De Pasquale e dei delegati Cosimo Morrone e Mario Nardelli. Ecco il testo.

«Il comitato costituente Futuro Nazionale “Vannacci” – Manduria 372 esprime profonda preoccupazione per l’ennesimo episodio di vandalismo verificatosi in piazza Sant’Antonio, dove cestini rovesciati, rifiuti sparsi e arredi urbani danneggiati hanno restituito, ancora una volta, un’immagine di degrado che non rende giustizia alla nostra città.

Piazza Sant’Antonio rappresenta uno dei principali punti di accesso e di transito di Manduria. Ogni giorno è frequentata da studenti, lavoratori, pendolari e turisti diretti verso il centro storico e verso alcuni dei luoghi simbolo della nostra storia. Presentare quest’area in condizioni di abbandono significa compromettere il decoro urbano e offrire un’immagine negativa della città a residenti e visitatori.

Il rispetto dei beni pubblici è il rispetto della comunità. Ogni atto di vandalismo ricade sull’intera collettività, comporta costi che gravano sui cittadini e mortifica il lavoro di quanti, quotidianamente, si impegnano per mantenere Manduria pulita e accogliente.

Per questo motivo chiediamo all’Amministrazione comunale di rafforzare i controlli nelle aree maggiormente esposte a fenomeni di vandalismo e di valutare l’installazione di un sistema di videosorveglianza nei punti più sensibili della città, nel rispetto della normativa vigente, affinché tali episodi possano essere prevenuti e, quando si verificano, sia più agevole individuare i responsabili.

Il degrado non può diventare la normalità. Manduria merita una città più sicura, decorosa e rispettata. Come Comitato continueremo a seguire con attenzione le problematiche del territorio, avanzando proposte concrete nell’esclusivo interesse della comunità manduriana».