Sulle sue origini è in corso un’indagine archeologica, attraverso campagne sistematiche di scavi, condotta da ricercatori e studenti di tre atenei francesi, sotto la direzione del prof. Giovanni Stranieri, docente di Archeologia Medievale presso l’Università di Saint-Etienne

Un manufatto in pietra a secco, monumentale nelle dimensioni, ma privo di particolari pregi architettonici o artistici, può rappresentare uno scrigno di informazioni, al punto da coinvolgere un’équipe di archeologi in più campagne di scavi, al fine di svelarne i segreti? Si, se stiamo parlando del cosiddetto “Limitone dei Greci”, un muro che si snoda per due chilometri e mezzo nelle campagne tra Sava e Lizzano, raggiungendo in alcuni punti oltre tre metri di altezza.
Con la sua massiccia presenza, nel silenzio di uliveti secolari, ahimè ormai anch’essi in rovina, da sempre affascina studiosi ed appassionati, e li induce ad interrogarsi sul perché sia stato costruito e, soprattutto, da chi.
Si tratta forse di fortificazione, eretta a scopo di difesa ai tempi delle guerre greco-gotiche, quando le nostre terre erano oggetto di contesa tra l’Impero Bizantino e il Ducato longobardo di Benevento? O piuttosto di un confine di carattere amministrativo, atto a delimitare e proteggere le proprietà di potentati economici, laici od ecclesiastici, in età medievale?
A queste domande, che sinora hanno prodotto queste ed altre affascinanti ipotesi, si sforza di dare risposte certe l’indagine archeologica, attraverso campagne sistematiche di scavi, condotti da ricercatori e studenti di tre atenei francesi, sotto la direzione del prof. Giovanni Stranieri, docente di Archeologia Medievale presso l’Università di Saint-Etienne. La datazione dei reperti, materiali e biologici, recuperati, condotta in collaborazione con l’UniSalento, oltre allo studio dei particolari costruttivi, consentirà di porre un primo punto fermo nella ricostruzione storica dell’origine e successiva esistenza del “Limitone”.
Le foto allegate raccontano la visita compiuta il 6 luglio scorso sul luogo dello scavo da soci Archeoclub, studiosi e appassionati di archeologia.
La visita si colloca tra le attività di divulgazione previste a margine del progetto “La forma dell’acqua”, in fase di avvio presso il Parco Archeologico di Manduria. La visita è stata guidata dal prof. Stranieri.


