giovedì 13 agosto 2026


31/07/2026 10:32:27 - Manduria - Attualità

«Laddove dovrebbero regnare il silenzio della natura e il rispetto per un ecosistema tanto fragile quanto prezioso, si incontrano cumuli di rifiuti disseminati lungo l’arenile, tra le dune, nascosti sotto i cespugli della macchia mediterranea e lungo i sentieri che attraversano la riserva» 

Riceviamo, e pubblichiamo, un intervento di Simone Faiella. Ecco il testo.

«Esistono luoghi nei quali la natura sembra aver raggiunto la propria più alta espressione, donando all’uomo paesaggi di rara armonia, dune scolpite dal vento, macchia mediterranea rigogliosa e un mare che, da secoli, custodisce un patrimonio naturalistico di inestimabile valore. La Riserva Naturale Regionale Orientata “Palude del Conte e Dune di Porto Cesareo”, che si estende tra i territori dei Comuni di Manduria e Porto Cesareo, appartiene certamente a questa schiera di tesori, istituiti per essere preservati e tramandati nella loro integrità.

Eppure, ciò che oggi si presenta agli occhi di residenti e visitatori è uno spettacolo che suscita sgomento e amarezza. Laddove dovrebbero regnare il silenzio della natura e il rispetto per un ecosistema tanto fragile quanto prezioso, si incontrano cumuli di rifiuti disseminati lungo l’arenile, tra le dune, nascosti sotto i cespugli della macchia mediterranea e lungo i sentieri che attraversano la riserva. Plastica, lattine, bottiglie, involucri e materiali di ogni genere trasformano uno dei tratti costieri più suggestivi del Salento in ciò che, senza timore di esagerare, appare sempre più simile ad una discarica abusiva a cielo aperto.

Sia chiaro: questo degrado non è figlio della natura. Le mareggiate non abbandonano sacchetti tra gli arbusti.

Il vento non nasconde bottiglie sotto la vegetazione. Le dune non generano rifiuti. L’unico responsabile ha un volto ben preciso: quello dell’uomo. Di quell’uomo che, pur beneficiando quotidianamente della straordinaria bellezza di questi luoghi, si dimostra incapace di rispettarli, tradendo il più elementare senso civico e trasformando un bene comune in una vittima della propria inciviltà.

Ogni rifiuto abbandonato rappresenta una ferita inferta non soltanto al paesaggio, ma all’intero ecosistema.

Significa mettere in pericolo la fauna, compromettere la flora autoctona, alterare equilibri naturali costruiti nel corso dei secoli e mortificare un patrimonio ambientale che appartiene a tutti.

Vi è qualcosa di profondamente paradossale nell’assistere a tale scempio proprio all’interno di un’area istituita per la tutela ambientale. Una riserva naturale dovrebbe essere il simbolo più elevato della salvaguardia del territorio; invece, rischia di divenire l’emblema dell’abbandono e dell’indifferenza.

Per tali ragioni mi permetto di rivolgere un appello fermo, rispettoso ma deciso ai sindaci dei Comuni di Manduria e Porto Cesareo, affinché affrontino con la massima determinazione questa emergenza ambientale.

È indispensabile predisporre interventi straordinari di pulizia e bonifica, incrementare la vigilanza, installare sistemi di controllo nei punti maggiormente esposti all’abbandono illecito dei rifiuti, promuovere campagne di educazione ambientale e collaborare con le autorità competenti affinché gli autori di tali gesti vengano individuati e sanzionati con il massimo rigore consentito dalla legge.

Difendere la Riserva Naturale Regionale non significa soltanto preservare un tratto di costa di straordinaria bellezza; significa difendere la dignità del nostro territorio, la sua identità e il diritto delle future generazioni a ricevere un patrimonio integro e non devastato dall’egoismo di pochi.

La civiltà di una comunità non si misura soltanto dalle opere che costruisce, ma soprattutto dalla cura con cui custodisce ciò che ha ricevuto in eredità. Oggi questa riserva lancia un silenzioso grido d’aiuto. Ignorarlo significherebbe rendersi corresponsabili del suo lento declino. Che le istituzioni raccolgano questo appello e agiscano con tempestività. E che chi ha avuto l’arroganza di profanare uno dei luoghi più preziosi della nostra costa risponda delle proprie azioni. Perché la bellezza non può continuare ad essere ostaggio dell’inciviltà, e una riserva naturale non dovrà mai essere ricordata come una discarica, bensì come il più nobile esempio del rispetto che una comunità sa riservare alla propria terra.

Simone Faiella