giovedì 13 agosto 2026


11/08/2026 06:47:54 - Manduria - Attualità

«Si potrebbe ricorrere a dei vincoli, da quello storico-culturale paesaggistico ed archeologico a quello floro-faunistico, alle aree naturali protette, oppure si potrebbero candidare le Terre del Primitivo a patrimonio Unesco»

Riceviamo, e pubblichiamo, un comunicato congiunto di Archeoclub Manduria e Artilibrio. Ecco il testo.

«Apprendiamo dalla stampa della mobilitazione dei viticoltori di Manduria allarmati dal progetto dell’istallazione di aerogeneratori nel nostro territorio. Come associazioni attive a Manduria non possiamo che accogliere con sollievo questa presa di posizione e comprendiamo benissimo come questi impianti possano compromettere l’attività produttiva e di conseguenza l’economia di un intero settore agricolo, ma non c’è solo questo.

Teniamo a precisare infatti che già lo scorso anno, quando si è profilata questa minaccia, noi di Archeoclub d’Italia, sede di Manduria, ed Artilibrio siamo state le prime associazioni a sottolineare  le disastrose ed irreversibili conseguenze di un tale intervento, poiché non si tratta di un solo progetto, ma di una serie di progetti, la creazione di un vero e proprio parco eolico.

L’istallazione degli aerogeneratori comprometterebbe non solo i vigneti di pregio, ma anche le masserie storiche, alcune delle quali adeguatamente restaurate sono oggi strutture ricettive, il parco archeologico ed altri siti archeologici, importantissima testimonianza del nostro passato. A ciò si deve aggiungere che tutto il paesaggio perderebbe il caratteristico profilo agricolo, in altre regioni fortemente tutelato, per assumere quello industriale con relativi gravissimi danni irreversibili per creare le basi per le torri ed una viabilità adeguata al trasporto di strutture così imponenti.

Che dire poi dell’impatto visivo in un territorio a vocazione agricola in cui si vorrebbe tra l’altro promuovere il turismo?

Tuttavia, non mancano gli strumenti di opposizione alla decisione della Regione, ad esempio la sentenza n° 01872 del 5/32025 che in Toscana ha bloccato l’installazione di aerogeneratori, a cui si potrebbe far riferimento, o quella del Tar di Lecce che nello scorso dicembre ha impedito l’impianto di 6 maxi generatori nelle Terre del Negroamaro, fermo restando l’opportunità di una mobilitazione generale.

Per scongiurare il grave pericolo che si profilava, già lo scorso anno, nell’estate, come associazioni siamo intervenute con più modalità, abbiamo pubblicato più comunicati, allertato i viticoltori con una email, in agosto è stata stilata da due nostri soci una Memoria molto dettagliata, in cui sono stati prese in considerazione tutte le aeree destinate all’istallazione degli aerogeneratori, i siti archeologici coinvolti, le masserie storiche e tutte le gravissime conseguenze di tali impianti.

Abbiamo consegnato personalmente il corposo documento al sindaco in carica Pecoraro, il Consiglio comunale lo ha fatto proprio e contemporaneamente lo abbiamo inviato in Regione, al dirigente della Transizione Energetica, al dirigente della Sezione Autorizzazioni Ambientali, all’assessore regionale all’Agricoltura e, tramite la Regione, lo abbiamo fatto pervenire al MAse.

Abbiamo tentato anche la strada della politica contattando due parlamentari della zona ed un consigliere regionale, perché fossero portavoce delle nostre istanze. Nonostante tutto oggi la Regione autorizza l’istallazione degli aerogeneratori. Invece sarebbe stato opportuno coinvolgere i Comuni, gli operatori culturali ed economici, le associazioni, i cittadini in decisioni e progetti così importanti che li riguardano direttamente nell’intento di trovare il modo per porre al riparo definitivamente da qualsiasi speculazione le Terre del Primitivo.

Non vogliamo opporci alle energie rinnovabili, nel modo più assoluto, vogliamo tutelare però la nostra terra. Come? Si potrebbe ricorrere a dei vincoli, da quello storico-culturale paesaggistico ed archeologico a quello floro-faunistico, alle aree naturali protette, oppure si potrebbero candidare le Terre del Primitivo a patrimonio Unesco. Iter piuttosto complesso dalla tempistica molto lunga, ma sarebbe una soluzione definitiva. Una mobilitazione popolare in collaborazione con più attori locali potrebbe fare proprie queste proposte ed incidere su decisioni da cui fino ad oggi la cittadinanza è stata esclusa, noi di Archeoclub ed Artilibrio siamo sempre disponibili alla collaborazione per la tutela del nostro territorio e per la salvaguardia del suo patrimonio archeologico, storico, paesaggistico e ambientale».