giovedì 13 agosto 2026


13/08/2026 10:53:48 - Manduria - Attualità

Il pensiero e la sensibilità dell’artista materana nei suoi trascorsi manduriani

C’era uno speciale legame tra Manduria e la poetessa materana Antonella Pagano, scomparsa ieri a Roma all’età di 72 anni, dopo una breve malattia. Quel legame aveva il nome di Elisa Springer, della quale era diventata amica, sodale e, dopo la sua morte, instancabile continuatrice. L’incontro con la scrittrice testimone della shoah era avvenuto negli anni in cui questa frequentava assiduamente Matera, che nel 2002 le conferì la cittadinanza onoraria. Da quelle esperienze nacque anche la fondazione a lei intitolata, di cui Antonella Pagano è stata consigliera fino agli ultimi suoi giorni.

Sociologa e artista della parola (e non solo), la scrittrice lucana deve la sua notorietà all’ideazione di un metodo formativo, denominato “Modello di Pedagogia dell’Arte, che passa per la Creatività e conduce alla Bellezza”, adottato da moltissime istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.  Si tratta di un approccio che unisce l'espressione estetica alla formazione umana, adoperando l'atto creativo come strumento profondo di crescita interiore e sociale. Un apparato metodologico riconosciuto dall’Istituto Nazionale per la Pedagogia Familiare, per il suo valore umanitario, pedagogico e scientifico, e più volte celebrato da Poste Italiane con quattro annulli filatelici speciali.

Autrice di poesie, prose e opere teatrali, Antonella Pagano era conosciuta anche come visionaria performer, sia nei circoli culturali di Roma, città in cui ha risieduto per molti anni, sia in diversi altri posti d’Italia, nei quali – come le piaceva ironicamente dire - «si rinvengono suoi segni». Persone e luoghi che l’hanno amata e che oggi la ricordano, attraverso numerose attestazioni di cordoglio, giunte anche da Manduria.

La sua arte, situazionista non meno che scritta, si manifestava attraverso una voce-strumento capace di scuotere le viscere. Unita al tintinnio dei sonagli che si portava appresso, i quali le avevano procurato l’appellativo di “Signora dei campanelli”.

Quelli di Antonella Pagano erano riti di parole annodate alla materia, che lei stessa aveva definito «alfabeti di pane e di terra». Quel medesimo concetto di poesia-territorio, evocato durante la cerimonia di inaugurazione della Casa della Memoria “Elisa Springer A-24020”, a Manduria. «È il cantiere sempre aperto della bellezza – disse nella sua prolusione –  quello che Elisa ha preparato per noi. Questa Casa della Memoria è dunque un territorio poetico. Elisa l’ha tessuta sublimando il suo dolore. Così, dal 19 settembre 2024, tutti i cittadini di Manduria, dell’Italia e del mondo potranno continuarne la tessitura. Tutti istigatrici e istigatori di bellezza».

Proprio in quei giorni, accompagnata dall’amica-sorella Francesca Lopane, presidente della Fondazione “Elisa Springer”, Antonella Pagano si disse felice di allargare le sue conoscenze manduriane al gruppo di lavoro che aveva allestito la Casa, come se ancora una volta l’atto sempre nuovo del fare esperienza di Elisa avesse costruito altri pezzi di umanità recuperata. «Lo sentiamo il nostro respiro più di tutte le suonerie?», ammonì provocatoriamente in quella occasione. «Lo sentiamo il battito del nostro cuore almeno un’ora al giorno, dopo le immersioni dentro la congerie di violenze di questa società, che stiamo facendo sempre più - un tempo si diceva “complessa” -, oggi direi: più estranea all’umanità? Humanitas è slancio verso l’altro, non altro».

Sarebbe dovuta tornare a Manduria lo scorso 27 gennaio Antonella Pagano, invitata proprio dai suoi nuovi amici e dall’immancabile Francesca Lopane a prendere parte alle iniziative pubbliche inerenti alla Giornata della Memoria. E sarebbe stata una parte attiva, perché ovunque lei fosse qualcosa accadeva sempre, per restare per sempre. Al Museo Civico avrebbe recitato il suo monologo “Il silenzio e l’urlo di Elisa Springer”. Ma la cosa non si fece, per un’indisposizione dell’ultimo momento. Un evento che si diede per rimandato sine die e che ora appare come la rivendicazione di un’eredità da onorare.

 

Giuseppe P. Dimagli