«Da tempo, dentro il PD di Manduria, prevale una logica di contrapposizione interna nella quale alcuni dirigenti e militanti vengono progressivamente messi ai margini o addirittura espulsi. Il sospetto, che dovrebbe essere chiarito politicamente, è che, quando non si riesce a prevalere attraverso il consenso e il confronto, si finisca per cercare di eliminare gli avversari interni attraverso decisioni e ricorsi che non hanno nessun fondamento statutario»

Riceviamo, e pubblichiamo, un comunicato che reca le firme di Dino Filoni e Gianluca Dinoi. Ecco il testo.
«A Manduria il Partito Democratico sembra essere scomparso proprio nel momento in cui avrebbe avuto più bisogno di presenza, confronto e partecipazione. Il commissariamento del circolo cittadino, deciso a ridosso delle elezioni amministrative, aveva già rappresentato una scelta politica difficile da comprendere.
Commissariare il partito prima delle elezioni amministrative ha significato, di fatto, privare il PD di Manduria della possibilità di affrontare quella fase delicatissima attraverso un normale percorso di discussione interna e confronto tra gli iscritti.
Ma il dato ancora più preoccupante è ciò che è accaduto dopo. Il commissario Massimo Serio e la segretaria provinciale Anna Filippetti, dopo quella scelta, sembrano essere progressivamente scomparsi dalla scena politica
cittadina. Non risulta convocata un'assemblea cittadina, non è stato riaperto il circolo, gli iscritti non sono stati chiamati a discutere del futuro del partito e non è stato restituito alla comunità uno spazio stabile di confronto. E allora la domanda è inevitabile: che fine ha fatto il Partito Democratico di Manduria?
Un partito non può essere considerato vivo soltanto perché esiste formalmente una struttura commissariale. Un partito vive attraverso i suoi iscritti, le assemblee, il confronto, le iniziative politiche, la partecipazione e la capacità di coinvolgere la propria comunità. Se il circolo rimane chiuso, se gli iscritti non vengono convocati e se non vengono organizzati momenti di confronto, il rischio è quello di trasformare un partito politico in una struttura lontana dalla sua base. E questo è ancora più grave in una città come Manduria, dove il centrosinistra avrebbe bisogno di ricostruire credibilità e presenza, anche alla luce del pessimo esito elettorale, dove alle ultime amministrative tutto il PD, con l’unico candidato, non eletto, Emiliano Pacifico, ha raccolto poco più di 200 voti. Il commissariamento avrebbe dovuto essere, almeno nelle intenzioni, uno strumento temporaneo per superare una fase di difficoltà e restituire rapidamente la parola agli iscritti.
E c'è un altro problema politico che non può essere ignorato. Da tempo, dentro il PD di Manduria, prevale una logica di contrapposizione interna nella quale alcuni dirigenti e militanti vengono progressivamente messi ai margini o addirittura espulsi. Il sospetto, che dovrebbe essere chiarito politicamente, è che, quando non si riesce a prevalere attraverso il consenso e il confronto, si finisca per cercare di eliminare gli avversari interni attraverso decisioni e ricorsi che non hanno nessun fondamento statutario.
Non è questo il Partito Democratico che molti iscritti hanno contribuito a costruire. Un partito serio dovrebbe avere la forza di discutere anche con chi dissente, di confrontarsi con chi ha opinioni diverse e, soprattutto, di misurarsi con il consenso degli iscritti. Non si costruisce una comunità politica eliminando le persone. Si costruisce una comunità politica mettendole nelle condizioni di partecipare.
Quando verrà convocata l'assemblea degli iscritti di Manduria? Quando verrà riaperto il circolo? Qual è il progetto politico per il PD di Manduria? Sono domande semplici, ma ormai non più rinviabili.
Perché mentre qualcuno sembra impegnato a decidere chi debba stare dentro e chi debba stare fuori, Manduria avrebbe bisogno di un Partito Democratico presente e aperto.
Il rischio, altrimenti, è quello di consegnare il partito a pochi gruppi di potere e a logiche di appartenenza».

