«Pacifico rientra nel Pd e chiede l'espulsione di chi non è mai uscita. Nel Pd l'incoerenza paga»

Riceviamo, e pubblichiamo, un intervento del consigliere comunale Dino Filoni. Ecco il testo.
«Non è soltanto una questione di ciò che è legittimo, ma è anche una questione di coerenza, di etica e di dignità politica. E soprattutto dovrebbe esistere un principio: un metro di valutazione uguale per tutti. Ed è proprio questo che, guardando alcune vicende del PD tarantino e manduriano, sembra essere completamente saltato. Prendiamo
Emiliano Pacifico. Nel 2012 sbatte la porta e si dimette da segretario del PD di Manduria sulla vicenda dell'ospedale.
«Mai più con questo PD», dichiara furioso, contestando i vertici regionali del partito. Successivamente entra a fare parte di una short.
Dopo, nelle amministrative del 2020, si candida in una lista civica, non viene eletto e, successivamente, cambiando idea rispetto al 2012, rientra nel PD. Adesso, come nel 2012, che si ipotizza un ridimensionamento dell'ospedale di Manduria, per coerenza, che fa si dimette da tesoriere provinciale ed esce dal PD?
Ma c'è un particolare che politicamente pesa molto di più. Una volta rientrato nel partito, Pacifico chiede l'espulsione di una sua collega. Una persona che, a differenza di chi ha fatto avanti e indietro, milita nel PD dal 2007. È stata candidata sindaco, ha sempre ottenuto un ottimo consenso elettorale ed è stata candidata alla Camera, al Senato e alla Regione. Non ha mai lasciato il partito. Ha partecipato persino alla stesura del codice etico insieme a personalità come Bersani, Veltroni, Reichlin e ad altre importanti personalità del PD. E oggi viene richiesta l'espulsione.
Questa, politicamente, è una bassezza che solo una persona di bassissimo livello politico può fare. Perché se tu non sei in grado di avere più consenso di chi ti precede, non puoi usare questi mezzucci subdoli. In politica il consenso si conquista. Non si elimina l'avversario interno. Perché una cosa è discutere, dissentire, avere posizioni diverse.
Un'altra è usare l'espulsione come arma politica contro chi ha una storia di militanza dentro quel partito. L'espulsione non può diventare la scorciatoia per risolvere ciò che non si riesce a vincere politicamente. La domanda allora viene spontanea: qual è la colpa? Essere rimasta? Essere stata coerente? Aver continuato a stare nel PD quando altri scappavano? E se la fedeltà viene punita e le porte girevoli vengono premiate, allora qualcosa non torna.
C’è poi un'altra vicenda molto interessante, la vicenda Mancarelli-Filippetti-Lecce. Anna Filippetti, segretaria provinciale del PD, e Antonio Lecce, vice segretario provinciale, chiedono e ottengono l'espulsione di Gianpiero Mancarelli, Valerio Papa e Michele De Martino. Una decisione pesante, accompagnata dall'accusa di aver messo le proprie poltrone davanti alla disciplina di partito. Una rottura durissima. Una distanza che sembrava difficile da ricomporre.
Poi arrivano le elezioni Regionali. Anna Filippetti si candida e, come per incanto, quelle distanze politiche sembrano improvvisamente accorciarsi, ma nonostante sia sostenuta da tutto il partito provinciale, non viene eletta. Non è necessario sostenere ciò che non può essere dimostrato. Ma una domanda politica è più che legittima: com'è possibile che chi ieri veniva espulso dal partito, come per magia, rientri nelle simpatie del partito?
Cosa è cambiato nel frattempo? E soprattutto, quanto valgono certe espulsioni se, alla prima occasione politica utile, le porte tornano ad aprirsi. Oggi Mancarelli è capo di gabinetto del presidente della Provincia, mentre Antonio Lecce è nello staff del presidente della Provincia. Tutto legittimo. Sempre tutto legittimo. Ma allora viene spontaneo chiedersi: le espulsioni valgono davvero o valgono soltanto fino alla prossima esigenza politica?
Gianni Azzaro è un altro esempio che fa riflettere. Candidato alle ultime Amministrative a Taranto con il centrodestra, alle Provinciali viene eletto in una lista di centrosinistra, anche con voti del PD, ed è attualmente vice presidente della Provincia. I misteri della politica.
Anche qui comunque tutto legittimo. La cosa strana è che chi cambia collocazione politica trova spazio. Chi entra ed esce viene recuperato. E chi invece rimane nel partito per anni? Per lei o per lui può arrivare addirittura una richiesta di espulsione. La domanda nasce spontanea, diceva un bravo giornalista di una vecchia trasmissione, ma nel PD tarantino viene premiata la coerenza o la convenienza? Perché poi, alla fine, mi chiedo: che valore ha la coerenza. E mi chiedo ancora: ma tutto ciò che è legittimo è anche dignitoso?».
Dino Filoni

