«Al centro del dibattito c'è un tema cruciale ma che secondo me è stato accantonato: la perdita di senso delle nostre dinamiche elettorali e l’irrazionalità delle primarie di coalizione»

Riceviamo, e pubblichiamo, un intervento di Maria Grazia Cascarano. Ecco il testo.
«Politicamente nel centro sinistra ci attende un anno di sofferenza e nervosismo. Con l’approssimarsi della scadenza delle elezioni politiche, la scena pubblica italiana si sta trasformando nel consueto, come lo definisce Vincenzo De Luca uno "psicodramma" collettivo. Non si tratta di una diagnosi generica, ma di un’amara e lucida fotografia della politica italiana.
Al centro del dibattito c'è un tema cruciale ma che secondo me è stato accantonato: la perdita di senso delle nostre dinamiche elettorali e l’irrazionalità delle primarie di coalizione.
Mentre i partiti, da una parte e dall’altra del campo politico, vivono profonde lacerazioni interne e la corsa alle candidature si riduce troppo spesso alla mera caccia a un seggio sicuro in Parlamento, la politica preferisce rifugiarsi nelle finzioni procedurali anziché affrontare i problemi reali del Paese.
Concordo con Vincenzo De Luca quando dice che il punto cardine è l'istituto delle primarie per come viene concepito e applicato in Italia. Negli Stati Uniti, modello a cui spesso ci si appella a sproposito, le primarie sono uno strumento ben codificato: avvengono all'interno di un singolo partito e vi partecipano elettori registrati o simpatizzanti di quella specifica forza politica.
In Italia, invece, si è inventato un modello surreale: le primarie di coalizione. Un contenitore indistinto in cui partiti diversi, con visioni spesso opposte, cercano di delegare al voto dei gazebo la scelta di un leader comune, senza vincoli e senza regole d'appartenenza chiare. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: consultazioni aperte a chiunque, facilmente influenzabili da settori esterni e prive di una vera legittimazione d'appartenenza. Un meccanismo che De Luca definisce un caso esemplare di "demenzialità politica", frutto dell'opportunismo dei singoli leader.
Il risultato di questa distorsione ha già mostrato tutte le sue contraddizioni nel caso del Partito Democratico.
Nel congresso del 2023, la platea degli iscritti nei circoli – cioè la base reale del partito – aveva espresso una preferenza netta a favore di Stefano Bonaccini. Poi, la consultazione è stata aperta ai gazebo e a chiunque, ribaltando completamente l'esito e decretando la vittoria di Elly Schlein.
In qualsiasi democrazia matura le opzioni di fondo sono chiare:
-Un sistema maggioritario lineare, in cui chi ottiene un voto in più governa e si assume la responsabilità del Paese
-Un sistema proporzionale corretto, in cui ogni forza misura il proprio consenso e, successivamente, il segretario del partito che ottiene più voti all'interno di una coalizione diventa il naturale candidato premier.
Nel modello naturale, la priorità è l'accordo sul programma: se si trova un'intesa vera sulle cose da fare, bene; altrimenti si prende atto delle divergenze e si restituisce la parola agli elettori o alle prerogative del Presidente della Repubblica.
Continuare a inseguire la scorciatoia delle primarie di coalizione significa anteporre le finzioni d'immagine alla sostanza della politica.
In un momento storico in cui anche il fronte opposto vive le sue turbolenze interne e le sue acque agitate, il rischio per il Paese è quello di assistere a una lunghissima campagna elettorale fondata non sui programmi o sulle idee, ma su tattiche politiche e sulle garanzie personali.
Credo che sia arrivato il tempo di restituire alla politica la sua funzione originaria: chiarezza verso i cittadini, responsabilità nelle decisioni e rispetto per le regole del gioco democratico».
Maria Grazia Cascarano
già candidata al Senato

