«Un partito democratico può sopravvivere anche senza una sede per qualche tempo. Ma non può sopravvivere senza persone libere di pensare. E soprattutto non può sopravvivere a lungo se considera chi dissente un problema da eliminare invece che una risorsa con cui confrontarsi»

Riceviamo, e pubblichiamo, un comunicato che reca le firme di Dino Filoni e Gianluca Dinoi. Ecco il testo.
«“Stiamo riaprendo la sede e quelle persone che scrivono sui giornali possono mettersi l’anima in pace. A chi fa una cosa alternativa al partito è fuori, quindi è inutile che si arrampicano sugli specchi”.
Sono queste le parole del commissario del Partito Democratico di Manduria, Massimo Serio, affidate a Facebook in risposta a un commento sulla situazione del circolo cittadino. Parole che meritano una risposta, non per alimentare una polemica personale, ma perché fotografano una concezione della politica che, a nostro avviso, è proprio una delle ragioni per cui il PD di Manduria si trova oggi in una situazione di profonda difficoltà.
Partiamo da una precisazione: il commissario sembra essere molto distratto. Le persone alle quali probabilmente si riferisce quando parla di “arrampicarsi sugli specchi” hanno già fatto da tempo una scelta politica consapevole. Hanno scelto di candidarsi in una lista civica a sostegno di un candidato sindaco diverso da quello indicato dal Partito Democratico. Una scelta della quale conoscevano perfettamente le conseguenze. Non c'è quindi nessuno che oggi stia cercando di “rientrare” nel PD, né tantomeno qualcuno che abbia bisogno di arrampicarsi sugli specchi per giustificare le proprie scelte. Abbiamo scelto consapevolmente.
E proprio perché eravamo consapevoli delle conseguenze, abbiamo scelto. Non abbiamo bisogno di essere riammessi, riaccolti o legittimati da nessuno. E, soprattutto, non abbiamo alcun interesse a rientrare in un partito che, almeno nella sua dimensione provinciale e locale, abbiamo percepito sempre più come divisivo, autoreferenziale e incapace di valorizzare il consenso e il contributo delle persone. Un partito nel quale troppo spesso il confronto politico sembra essere sostituito dalla contrapposizione personale e nel quale, quando non si riesce ad affermarsi attraverso il consenso, si rischia di ricorrere a meccanismi di esclusione e marginalizzazione.
Questo non è il nostro modo di intendere la politica. Ma sia chiaro un punto, la nostra scelta di non riconoscerci più in questo Partito Democratico non significa affatto aver abbandonato l'area politica nella quale abbiamo sempre creduto. Noi rimaniamo convintamente nell'area di centro-sinistra, perché è quella l'area politica nella quale ci riconosciamo, quella nella quale abbiamo scelto di impegnarci e nella quale continuiamo a credere.
Significa, semplicemente, non accettare che il centro-sinistra possa essere rappresentato da un PD e un modo di fare politica che non condividiamo. Un partito è fatto di persone che vengono coinvolte e ascoltate. È fatto della possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero, anche quando quel pensiero è scomodo per chi dirige.
Noi siamo cittadini liberi, persone pensanti, militanti e amministratori che rivendicano il diritto di avere una propria opinione. Non accettiamo l'idea che dissentire significhi essere nemici. Non accettiamo che una diversa opinione politica venga considerata una colpa. Non accettiamo una concezione del partito nella quale la fedeltà personale venga prima delle idee, del consenso e della capacità politica.
E permetteteci una considerazione particolarmente importante. Un partito che pretende di eliminare le persone invece di convincerle, che cerca di marginalizzare chi dissente invece di confrontarsi con lui, finisce inevitabilmente per eliminare se stesso.
Il PD di Manduria, dopo anni di divisioni e di conflitti interni, ha raggiunto risultati elettorali che dovrebbero imporre una seria riflessione a chi lo dirige.
Non servono proclami, né tantomeno attacchi a chi ha scelto un percorso diverso. Serve chiedersi perché tante persone si siano allontanate, perché il consenso sia diminuito e perché il partito abbia progressivamente perso capacità di rappresentanza. La risposta non può essere sempre quella di individuare un nuovo nemico. Prima o poi bisogna avere il coraggio di guardarsi allo specchio.
E allora, caro commissario Serio, nessuno si sta arrampicando sugli specchi. Gli specchi, semmai, servirebbero al Partito Democratico per guardare finalmente se stesso. Noi abbiamo fatto una scelta politica. La rivendichiamo.
Non chiediamo permessi e non chiediamo assoluzioni. Abbiamo scelto di percorrere una strada diversa perché non ci riconoscevamo più in quel modo di fare politica. E se il PD di Manduria vuole davvero tornare ad essere un partito, non sarà sufficiente riaprire una sede. Dovrà riaprire il confronto. Dovrà riaprire la partecipazione. Dovrà riaprire la democrazia. Perché un partito democratico può sopravvivere anche senza una sede per qualche tempo. Ma non può sopravvivere senza persone libere di pensare. E soprattutto non può sopravvivere a lungo se considera chi dissente un problema da eliminare invece che una risorsa con cui confrontarsi.
Questo, più di qualsiasi porta o insegna, sarà il vero banco di prova per il Partito Democratico di Manduria.
Ad maiora Massimo Serio».
Dino Filoni
Gianluca Dinoi

