lunedì 14 settembre 2026


13/09/2026 09:26:03 - Manduria - Cultura

Era febbraio del 1872 quando gli amministratori della Congregazione (Camillo Capocelli, Teodoro Lacaita, Annibale Arnò, Saverio Polverino e Cataldo Barberio) deliberarono l’impianto di un ospedale in Casalnuovo, da allogare nei locali dell’ex convento dei domenicani, soppresso nel 1809 e rimasto di proprietà comunale

È conoscenza comune l’intitolazione dell’ospedale cittadino a Marianna Giannuzzi, ma quanto sono conosciute le vicende che portarono alla sua fondazione?

La nobildonna Marianna Giannuzzi di Francavilla Fontana, con testamento rogato nel luglio 1788 dal notaio Bonaventura d’Allegranza, espresse la volontà di destinare il cospicuo patrimonio da lei posseduto in Casalnuovo a beneficio esclusivo dei poveri bisognosi.

Disposizioni testamentarie chiare e dettagliate regolamentavano il lascito.

L’atto fondamentale del testamento era la fondazione del Pio Monte della Divina Misericordia che divenne l’erede universale. 

Il testamento conteneva, inoltre, altre disposizioni riguardanti il funzionamento delle istituzioni che il Pio Monte avrebbe dovuto fondare: un ‘Monte di pegni’ e un ‘Reclusorio’ che avrebbe ospitato ragazze indigenti, insegnando loro un mestiere.

Marianna Giannuzzi morì il 2 agosto 1796, ma le istituzioni da essa volute non ebbero realizzazione immediata: il Pio Monte di Misericordia cominciò a essere attivo «presumibilmente» nel 1811.

Per quanto riguarda il Monte dei Pegni e il Conservatorio per fanciulle povere si rese necessario, nel 1854, un  R.D. di approvazione da parte di Ferdinando II.

Solo nel 1873 la Congregazione di Carità, istituita nel 1862 per amministrare i vari istituti assistenziali e caritativi di ogni comune del Regno d’Italia, unificando le precedenti ‘Opere Pie’ a gestione comunale, espresse parere positivo per la realizzazione, al posto del reclusorio, di un asilo infantile.

È a questo punto che ha inizio il lungo iter che portò alla fondazione dell’ospedale.

Era febbraio del 1872 quando gli amministratori della Congregazione (Camillo Capocelli, Teodoro Lacaita, Annibale Arnò, Saverio Polverino e Cataldo Barberio) deliberarono l’impianto di un ospedale in Casalnuovo, da allogare nei locali dell’ex convento dei domenicani, soppresso nel 1809 e rimasto di proprietà comunale.

Terminati i lavori di adattamento e ottenuta l’approvazione definitiva dell’impianto da parte della Deputazione provinciale di Terra d’Otranto, l’ospedale cominciò a funzionare.

Siamo nel 1873, come si legge nell’iscrizione presente nella sala d’ingresso, dettata dal sacerdote Saverio Polverino: “A MARIANNA GIANNUZZI / CHE MAGNANIMA / DEL SUO LARGO PATRIMONIO FECE DONO AI POVERI / LA CONGREGAZIONE DI CARITA’ DI MANDURIA / QUESTO OSPEDALE / DOPO LXXVII ANNI CONSACRA RICONOSCENTE / E LO INTITOLA DEL NOME VENERATO / DI LEI / MDCCCLXXIII”. 

L’ospedale contava su un organico di due medici, Alessandro Ponno e Giuseppe Sbavaglia (che già in precedenza prestavano le cure a domicilio), e delle suore Figlie della Carità, la cui presenza nel pio stabilimento venne deliberata dalla Congregazione di Carità nel settembre 1873.

La gestione della farmacia ospedaliera fu affidata alla direttrice delle Figlie della Carità, suor Maria Farnerari, la quale doveva attenersi in maniera scrupolosa ad un regolamento interno e annotare su appositi registri le ricette con le prescrizioni mediche.

L’antico refettorio del convento fu adibito a Cappella.

Il Tarentini (“Manduria Sacra”, 171) ci informa che è presente un solo altare in legno (anticamente in pietra); che la cappella è dedicata alla Vergine Immacolata, rappresentata su una tela, opera di Francesco Galeone di Francavilla, successivamente allocata sotto la lapide dedicata a Marianna Giannuzzi nella sala d’ingresso, mentre nella cappella è stata collocata una pregevole statua della Madonna Miracolosa.

Nei primi anni di vita, la struttura dell’ospedale subì alcune modifiche, fra le quali l’acquisto, nel 1879, di un giardino adiacente.

Negli anni a seguire l’ospedale Marianna Giannuzzi non ebbe vita facile.

Nel 1887, in seguito a una grave crisi amministrativa e finanziaria, la Congregazione di Carità deliberò la chiusura dell’ospedale e dell’annesso ricovero di mendicità.

Era accaduto che, come più volte in passato, l’Ente aveva esaurito le proprie disponibilità di cassa, ma questa volta l’autorità tutoria (la Deputazione Provinciale) aveva rigettato l’istanza della vendita di titoli di rendita pubblica o di un prestito, alimentando un ‘impasse’ che provocò la sospensione dell’attività ospedaliera.

In seguito a una petizione popolare al sindaco, si ebbe la revoca della delibera di chiusura, ma contemporaneamente arrivarono le dimissioni di tutti i componenti della Congregazione di Carità.

Il 21 giugno 1887 si insediò il nuovo consiglio di amministrazione, composto da Francesco Marasco, Salvatore Gigli, Alessandro Zecca, Vincenzo Filotico e Leonardo Schiavoni.

Nello stesso periodo, l’ospedale tornò alle sue normali attività.

Bisognava però risolvere il grave problema della mancanza di liquidità e far fronte ai debiti contratti.

Il lascito di Marianna Giannuzzi comprendeva, fra l’altro, la masseria Lenze (Marina), la masseria Bagnolo, la masseria Torre di Pierri e l’intero Palazzo Giannuzzi in Casalnuovo, situato in via “Insalicata” (l’attuale via Ferdinando Donno).

L’asse patrimoniale era stato già intaccato dal 1875, quando la Congregazione deliberò la vendita di parte del patrimonio urbano, tra cui lo stesso palazzo Giannuzzi.

Preso atto della difficile situazione, i nuovi amministratori della Congregazione deliberarono di contrarre un mutuo di 17.000 lire con il Credito fondiario da restituire in trent’anni, offrendo garanzia dei terreni facenti parte della masseria Torre di Pierri.

La Deputazione questa volta approvò la deliberazione, in quanto l’onere annuo gravante sul legato Giannuzzi era sostenibile dalle sue entrate.

Con questa accorta operazione si era evitata l’alienazione di altri beni patrimoniali del lascito Giannuzzi, ma la reiterazione delle modalità sopra descritte aveva provocato, in poco più di 150 anni, la completa estinzione dell’immenso patrimonio posseduto dal Monte di Misericordia.

L’Ente gestì l’ospedale fino al 1970, dopo che una legge stabilì che l’assistenza ospedaliera doveva essere di competenza esclusiva di appositi enti ospedalieri, quale divenne l’ospedale di Manduria.

L’Ente Monte di Misericordia continuò la sua attività assistenziale verso gli anziani indigenti, fino alla sua estinzione, avvenuta con decreto n. 1036 del 16 febbraio 1993 del presidente della Giunta della Regione Puglia.

 

BIBLIOGRAFIA

D’IPPOLITO Lucia, “L’ospedale ‘Marianna Giannuzzi’ di Manduria: le origini” in “Liber amicorum – Miscellanea di studi storici offerti a Rino Contessa”, a cura di Giovangualberto Carducci, Filo editore, 2 voll. tomo I, pp. 413-466;

BRUNETTI Pietro, “Manduria tra storia e leggenda – dalle origini ai giorni nostri”, Barbieri/Selvaggi editori 2007;

TARENTINI sac. Leonardo, “Manduria Sacra”, a cura di Elio Dimitri, Barbieri editore 2000;

TARENTINI sac. Leonardo,  “Cenni storici di Manduria”, Atesa Editrice, Bologna 1996.