sabato 19 settembre 2026


19/09/2026 10:26:41 - Manduria - Attualità

«Anche se in pochissimo tempo, ho fatto ciò che mi era stato chiesto e l’ho fatto anche bene. Ma sin dall’inizio ho trovato resistenze e chiusure…»

«Il documento presentato è costruito in misura determinante attorno alle relazioni artistiche personali del proponente.

La centralità della persona del proponente integra pertanto un vizio strutturale della proposta quale base di una candidatura istituzionale»

Si è chiuso con queste argomentazioni il rapporto fra il maestro Ferdinando Arnò (non solo musicista e autore, ma anche uomo dalle idee inesauribili) e l’Amministrazione comunale, che lo aveva incaricato di elaborare il progetto che sarebbe stato alla base della candidatura di Manduria a Capitale della Cultura 2029.

«Certo, ho cercato di coinvolgere i miei contatti. Artisti di fama nazionale e internazionale, miei amici. Oppure mi sarei dovuto rivolgere ai miei … nemici» è il commento ironico di Ferdinando Arnò.

In tanti non hanno compreso le reali motivazioni che hanno indotto l’Amministrazione a revocare l’incarico a Ferdinando Arnò. Peraltro quando mancavano una decina di giorni al termine ultimo per la presentazione del progetto: deve essere prodotto entro mercoledì 23 settembre.

Certamente, il maestro Arnò ha un carattere …vulcanico o, se si vuole, spigoloso. Ma la sua storia racconta qualcosa di più di quella di un musicista che ha lavorato al fianco di grandi protagonisti della musica italiana. Racconta la storia di un uomo che vorrebbe mettere la propria esperienza e la propria creatività al servizio del luogo in cui vive. La sua mente sembra essere continuamente attraversata da progetti, intuizioni e proposte. Idee che spaziano dalla musica alla cultura, dagli eventi alla valorizzazione del territorio, fino a nuovi modi per raccontare e promuovere la città.

Un esempio è stato il format “Venti eventi alle 20,20”, sfornato in pochi giorni e con un preventivo davvero contenuto: 20mila euro per 20 eventi.

«Non tutti gli artisti sono stati, sinora, pagati. E questo mi mette in imbarazzo…» ci confessa il maestro Arnò. «Intanto ho proposto il mio format al Comune di Milano: l’assessore alla Cultura lo ha definito interessante».

Ma facciamo un passo indietro. Ritorniamo a metà giugno.

«Chiesi al sindaco Sammarco di potermi occupare della trasformazione culturale e urbana di Manduria. Il sindaco» afferma il maestro Arnò mostrandoci i messaggi intercorsi con il primo cittadino, «accolse con entusiasmo questa mia richiesta e, a fine giugno, mi propose di occuparmi del progetto “Manduria capitale della Cultura”. Per me era una follia questa candidatura: troppo poco tempo (circa due mesi dall’affidamento dell’incarico) per elaborare un progetto vincente. Ma, nonostante la mia perplessità, mi sono tuffato in questo lavoro decisamente impegnativo. Ho approntato, pur fra mille ostacoli, la mia proposta creativa. I principali problemi? Non c’era un gruppo di lavoro sulla cui collaborazione poter contare. Mancava un budget: mi è stato detto che le risorse sarebbero state stanziate nel momento in cui Manduria sarebbe stata proclamata Capitale della Cultura per il 2029. Nel secondo incontro in municipio, si sono presentati solo due dirigenti, mentre il sindaco ha partecipato per una decina di minuti e poi è andato via.

Ho chiesto di coinvolgere un’agenzia di comunicazione per supportare questa candidatura, ma mi è stato risposto che non serviva…».

Poi la rottura.

«Io ho cercato di fare quello che mi avevano chiesto e l’ho fatto bene. Ho cercato di tradurre in termini musicali un’idea concreta:un cigolio della porta che diventa suono, la musica prodotta dalle fronde di una vigna, per fare degli esempi. Un racconto poetico del Primitivo, ma anche la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale. Un’idea creativa differente da chi punta solo alla spettacolarizzazione senza reali contenuti. Ma questa mia idea, benchè sia stata ritenuta interessante e di valore dall'assessore, evidentemente non ha trovato lo stesso entusiasmo in altri: ho trovato difficoltà (direi anche una chiusura) sin dall’inizio. Spero non venga scopiazzata da coloro che hanno ora l’incarico di approntare il progetto».

In un recente post, Ferdinando Arnò ha chiarito ulteriormente il suo pensiero.

«Una candidatura a Capitale della Cultura non è una copertina elegante da mettere sopra decisioni già prese altrove. Deve esserci coerenza tra ciò che Manduria dice di voler diventare e ciò che, nel frattempo, sceglie effettivamente di essere. Aspettarsi che io costruisca una narrazione generale credibile su quella stessa politica culturale, e in più senza condividerla prima, lo trovo un po’ complicato».

Un’occasione, dunque, persa. Perché l’aspetto più interessante della personalità del maestro Arnò è la capacità di pensare in grande. Dove altri vedono un problema, lui cerca un’idea. Dove c’è uno spazio inutilizzato, immagina un luogo per la cultura. Dove manca un evento, pensa a un format. Dove i giovani rischiano di non trovare opportunità, prova a immaginare percorsi capaci di coinvolgerli.

È una creatività che non vuole rimanere sulla carta.

Le sue proposte, infatti, partono da una convinzione precisa: una città può rilanciarsi anche attraverso la propria identità culturale. La musica, l’arte, le tradizioni e le nuove forme di creatività possono diventare strumenti per attrarre pubblico, generare occasioni professionali e restituire entusiasmo alla comunità.

Perché una città non ha bisogno soltanto di nuove infrastrutture o di nuovi investimenti. Ha bisogno anche di persone capaci di guardarla con occhi diversi, di riconoscerne il potenziale e di avere il coraggio di proporre idee nuove.