domenica 25 ottobre 2026


25/10/2026 08:26:30 - Manduria - Cultura

Fu progettata nel 1896 dall’ing. Marschiczek, edificata dal mastro muratore Giovanni Digiacomo di Manduria, e poi consacrata dal vescovo di Oria, Teodosio M. Gargiulo, il 30 aprile 1902

Progettata nel 1896 dall’ingegnere Gaetano Marschiczek ed edificata dal mastro muratore Giovanni Digiacomo di Manduria, la chiesa del Cuore Trafitto di Gesù venne consacrata dal vescovo di Oria, Teodosio M. Gargiulo, il 30 aprile 1902.

La facciata della chiesa di S. Chiara (con tale nome è conosciuta ai più) è l’espressione artistica dell’ideale francescano di moderazione e rigore unito ad uno stile barocco moderato, tanto da poterlo accostare al neoclassico.

Essa appare divisa in due ordini.

La sezione inferiore è caratterizzata da quattro lesene con capitelli a motivi fogliacei in stile corinzio: due inquadrano il portale d’ingresso, mentre le restanti due delimitano le estremità laterali dell’edificio.

Il portale, al quale si accede da un ampio sagrato, presenta in alto un fastigio che racchiude un medaglione con l’immagine scolpita in bassorilievo di Santa Chiara d’Assisi.

Una cornice marcapiano aggettante separa l’ordine inferiore da quello superiore, che si caratterizza per il grande finestrone centrale dotato di balaustra cieca e culmina con un fastigio curvilineo dove si trova lo stemma dell’Ordine Francescano.

Il timpano mistilineo è arricchito da pinnacoli bombati.

All’interno troviamo una struttura a navata unica e quattro altari laterali, dove sono collocate le statue di Santa Rita e dell’Immacolata (sul lato destro), di San Francesco e di Santa Chiara (su quello sinistro).

Tutte le sculture in cartapesta presenti nella chiesa portano la firma del celebre artista leccese Giuseppe Manzo e sono datate 1905.

Il gruppo scultoreo di Santa Rita sembra rievocare l’episodio della quaresima del 1441, quando Rita, dopo aver ascoltato il predicatore Giacomo della Marca a Cascia ricordare ai fedeli le sofferenze patite da Gesù, fu colpita da una spina staccatasi dalla corona del Crocifisso mentre era raccolta in preghiera. Lo sguardo della Santa, infatti, esprime tristezza e compassione di fronte alle ferite del Cristo crocifisso.

La statua dell’Immacolata raffigura la Vergine secondo lo schema iconografico tridentino: le braccia incrociate sul petto, lo sguardo rivolto al cielo e una corona di dodici stelle sul capo, mentre schiaccia la testa del serpente.

La statua di San Francesco raffigura il Santo che impugna nella mano destra il crocifisso, dal quale, secondo la tradizione, egli sentì provenire una voce che lo invitava a riparare una chiesa nei pressi di Assisi, probabilmente quella di San Damiano.

Nella scultura che la rappresenta, Santa Chiara veste una tunica e un mantello di colore nero, il tipico copricapo bianco (soggolo) e una corda legata in vita, a cui è agganciato il rosario. Con gli occhi rivolti verso l'alto, la Santa stringe tra le mani un panno bianco rifinito in oro e decorato con un pizzo molto elaborato con il quale avvolge la base di un ostensorio d'argento.

Sull’altare maggiore due nicchie custodiscono le statue in cartapesta leccese dell’Addolorata e di San Giuseppe.

Il pregevole simulacro dell’Addolorata, riprodotto secondo l’iconografia tradizionale, richiama l’Addolorata del Maccagnani della chiesa di Sant’Angelo a Lecce.

La scultura che raffigura San Giuseppe si discosta dall’iconografia tradizionale del Santo, che solitamente lo propone vecchio, umile e con una lunga barba bianca. L'opera presenta infatti un San Giuseppe dall’aspetto piuttosto giovanile, con capelli e barba biondi, mentre sorregge sul braccio sinistro Gesù Bambino.

Al di sopra del tabernacolo è collocata una pregevole tela di Giovanni Stano, raffigurante il Sacro Cuore insieme a Santa Chiara e San Francesco.

Il dipinto fu certamente realizzato prima del 1902, anno in cui il pittore si trasferì in Messico, dove visse sino al 1909.

Nella parte superiore, in posizione centrale, si trova la figura di Cristo che indica il Sacro Cuore, circondata da volti di angeli alati.

Subito sotto sono raffigurati i due santi fondatori (San Francesco e Santa Chiara) in un momento di raccoglimento e, ancora più in basso, ai piedi di S. Francesco, il libro della Regola e due figure angeliche, di cui una mostra l’ostensorio, l’elemento più rappresentativo e ricorrente nell’iconografia clariana.

Nel corso degli anni, sia la facciata che l’interno della chiesa hanno subito diversi interventi di ristrutturazione e di restauro, determinandone la chiusura al pubblico nel periodo dei lavori.

È quanto accadde nel 1972, quando si costruì il nuovo altare, come prescritto dagli esiti conciliari: esso ha la base composta da un pannello in pietra scolpita che regge una mensa in marmo.

Riaperto ai fedeli dopo la fine dei lavori, l’edificio fu nuovamente chiuso nel 1985 per l’esecuzione di alcune importanti ristrutturazioni, per poi essere definitivamente riaperto il 24 marzo 1992.

Grazie all’attenzione costante delle religiose presenti all’interno del monastero, oggi questo edificio di culto è tra i meglio preservati di Manduria, la cui comunità è storicamente legata alle monache clarisse da un sentimento di profondo affetto.

 

BIBLIOGRAFIA

GUASTELLA Massimo, Iconografia sacra a Manduria, Barbieri editore, Manduria 2002;

MUSARDO TALO’ Vincenza, Il Monastero del Cuore Trafitto  a Manduria, Edizioni del Grifo, Lecce 1995;

POLITO Salvatore, La cartapesta sacra a Manduria (secc. XVIII-XX), C.R.S.E.C. Manduria 2002;

TARENTINI sac. Leonardo, TARENTINI sac. Leonardo, Manduria sacra ovvero storia di tutte le chiese e cappelle distrutte ed esistenti dei monasteri e congregazioni laicali dalla loro fondazione fino al presenti, ed. aggiornata a cura di DIMITRI Elio, Barbieri editore, Manduria, 2000.