MANDURIA - «L’aumento esponenziale di patologie neoplastiche della tiroide (+250% negli ultimi dieci anni) è legato essenzialmente all’incremento degli studi ecografici del collo»
  • venerdì 10 aprile 2026

MANDURIA - «L’aumento esponenziale di patologie neoplastiche della tiroide (+250% negli ultimi dieci anni) è legato essenzialmente all’incremento degli studi ecografici del collo»

31/05/2015 09:46:58 - Manduria - Attualità

L’intervista all’endocrinologo pisano Giancarlo Basili, che ha in cura numerosi pazienti manduriani

«L’aumento esponenziale di patologie neoplastiche della tiroide (+250% negli ultimi dieci anni) è legato essenzialmente all’incremento degli studi ecografici del collo. Quanto incide l’inquinamento sulla crescita del numero dei tumori? Al momento non esiste uno studio scientifico che attesti una correlazione diretta fra i tumori alla tiroide e l’inquinamento, che, invece, genera linfomi e leucemie».
Giancarlo Basili, endocrinologo, responsabile del servizio di Endocrinochirurgia mininvasiva laparoscopica dell’Azienda Usl 5 di Pisa, che da tempo segue un gran numero di pazienti di Manduria e delle zone limitrofe, tende a ridimensionare i timori sul nesso di casualità fra l’aumento del numero di casi e la qualità dell’ambiente.
«I fattori di rischio che possono generare questa malattia sono due: le radiazioni ionizzanti e la predisposizione genetica» afferma il prof. Basili. «Importanti sono i livelli di radioattività nell’ambiente, liberata, ad esempio, a seguito dell’esplosione del reattore nucleare di Chernobyl nel 1986 oppure dall’incidente nella centrale nucleare di Fukushima del 2011. Non vanno sottovalutate neppure le radiazioni assorbite a seguito dei trattamenti radioterapici, spesso prescritte in abbondanza.
L’altro fattore di rischio è genetico: riguarda la familiarità.
Per quanto riguarda invece la correlazione tra agenti chimici ambientali e tumori della tiroide, al momento non si hanno delle certezze scientifiche.
Differente è l’origine dell’aumento notevole dei casi, legata alla quantità crescente di diagnosi. Da qualche anno a questa parte si scoprono moltissimi noduli maligni che nei decenni precedenti non venivano individuati, restavano indolenti, non davano sintomi e dunque non si curavano».
L’endocrinologo si sofferma su un altro aspetto.
«La carenza di iodio incide nell’insorgenza di nuovi casi. In alcune aree lontane dal mare, come ad esempio, per restare al Sud, quelle della Sila in Calabria o del Pollino in Basilicata, l’incidenza è davvero notevole. Il consiglio, in questi casi, è di utilizzare sempre sale iodato».
Infine un consiglio per prevenire per tempo i casi di carcinoma tiroideo.
«Tanta gente si limita a controllare la funzionalità tiroidea (il cosiddetto Tsh): se il valore rientra nei range, esso ne certifica, però, solo ed esclusivamente la funzionalità ma non esclude la presenza di noduli. Il mio consiglio è quello di rivolgersi sempre a professionisti del settore, in grado di eseguire screening completi e di effettuale puntuali diagnosi sulle patologie».

 

 

 

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