MANDURIA - Il recupero dei semi del pomodorino autoctono a rischio di estinzione nel progetto "CAP – Salento"
  • giovedì 09 aprile 2026

MANDURIA - Il recupero dei semi del pomodorino autoctono a rischio di estinzione nel progetto "CAP – Salento"

06/03/2018 08:27:37 - Manduria - Attualità

Tre incontri, tre forum tematici, tre diversi modi di approcciarsi alla tutela della biodiversità in agricoltura, allevamento e pesca

 

Nei giorni scorsi si è concluso, nella splendida cornice della masseria Cuturi, il progetto “CAP Salento - Comunità degli Agricoltori e Pescatori”, che ha permesso la riscoperta delle radici del territorio con un percorso che dal mare è passato alla terra ed è arrivato sino alle scuole. Varie le sessioni tematiche sullo sviluppo sostenibile della zona e, altresì, diversi laboratori didattico-divulgativi del gusto che hanno presentato agli appassionati della tradizione e del buon cibo le tante tipicità che contribuiscono a rendere unica la gastronomia salentina.

Gli eventi sono stati organizzati dall’associazione Slow Food Alto Salento, capofila del progetto, con la preziosa collaborazione delle Riserve Naturali del Litorale Tarantino Orientale e di Slow Food Manduria – Terre del Primitivo, che ha permesso di recuperare i semi del pomodorino autoctono a rischio di estinzione, riproducendolo e conservandolo nei nuovi campi sperimentali all’interno dell’area protetta di Manduria grazie all’opera dei “contadini custodi” aderenti all’iniziativa.

Il protagonista della prima serata è stato il “Pomodoro Fiaschetto di Torre Guaceto”, presidio Slow Food, che incrocia la sua storia con un altro che attende di diventarlo: il pomodorino di Manduria. Due prodotti distintivi di un territorio che divengono rappresentativi di due aree naturali per i quali il CAP Salento si è impegnato a tutelarne la continuità.

Venerdì 23 febbraio protagonista della serata è stato il “Pomodoro Fiaschetto di Torre Guaceto”, presidio Slow Food che incrocia la sua storia con un altro che attende di diventarlo: il pomodorino di Manduria. Due prodotti distintivi di un territorio che divengono rappresentativi di due aree naturali per i quali il CAP Salento si è impegnato a tutelarne la continuità. Alla presenza del dott. Alessandro Ciccolella e del dott. Alessandro Mariggiò, direttori rispettivamente dell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto e delle Riserve del Litorale Tarantino Orientale, è stata narrata la storia e il destino di questi preziosi frutti della nostra terra che apparentemente poveri, divengono raffinati protagonisti delle nostre tavole come accaduto durante il laboratorio di degustazione grazie alla maestria di Mario Di Latte, titolare della ditta Calemone.

L’importanza dell’utilizzo consapevole delle reti nell’attività della pesca e l’ampiezza delle maglie come espediente per selezionare il pescato e preservare il novellame sono gli argomenti che hanno tenuto banco sabato 24 febbraio, spunti di riflessione offerti dal dott. Paolo D’Ambrosio, direttore dell’area marina protetta di Porto Cesareo e da Vincenzo Bruno, presidente della cooperativa dei pescatori di Padre Pio del Parco Naturale di Ugento sulla scorta dell’impegno profuso dal CAP Salento che si è prodigato anche nella divulgazione delle “buone pratiche” mirate alla tutela della biodiversità alieutica. Al termine degli interventi è stata la volta del laboratorio del gusto sulla piccola pesca costiera del Salento, con le sorprendenti degustazioni proposte dallo chef Ernesto Palma, noto per la sua capacità di trasmettere carattere e personalità ai piatti della tradizione che, direttamente da “L’antica osteria la Sciabica”, ci ha fatto conoscere il carpaccio di ricciola e “lu purpu ‘mbriacu”.

Il terzo ed ultimo appuntamento, domenica 25 febbraio, ha avuto formalmente inizio durante la mattinata con la visita guidata al bosco dei Cuturi a cura della dott.ssa Angela Greco. Sono stati invece Marcello Longo, consigliere nazionale Fondazione Slow Food per la Biodiversità e il dott. Leonardo Beccarisi, ecologo e botanico, ad aprire la sessione serale con interventi di divulgazione su biodiversità e sull’interazione tra pascoli e paesaggio. Il laboratorio del gusto susseguente, a cura di Francesco Cito, caseificio Lanzillotti di San Vito dei Normanni, ha offerto ai partecipanti un piatto di prodotti caseari e mostrato il processo di lavorazione della mozzarella. Grande la soddisfazione degli organizzatori al termine dell’ultima serata, non solo per il numero di presenze record fatto registrare dall’evento ma per aver fatto crescere nei presenti la consapevolezza che il rispetto per l’ambiente è un dovere dal quale nessuno può esimersi.

Un ringraziamentospeciale, infine, a Paolo, Lorenza e Camilla, sapienti proprietari della Masseria Cuturi che hanno “accolto” con eleganza e gentilezza i partecipanti e al Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria e all’Ordine degli Agronomi e Forestali di Taranto, preziosi partners che hanno collaborato nella realizzazione degli eventi.





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