MANDURIA - Inquinamento della foce del fiume Chidro, l'intervento di Giuseppe De Sario (Legambiente)
  • giovedì 09 aprile 2026

MANDURIA - Inquinamento della foce del fiume Chidro, l'intervento di Giuseppe De Sario (Legambiente)

28/07/2018 07:59:49 - Manduria - Attualità

Sino al 12 giugno, quando ovvero gran parte delle abitazioni della zona sono vuote, i valori erano positivi

 

Inquinata l’area della foce del fiume Chidro, mentre rientrano nella normalità i valori delle acque di Campomarino.

E’ questo il responso del monitoraggio eseguito tra il 17 e il 20 luglio scorsi da Goletta Verde, la campagna di Legambiente sullo stato di salute delle coste. Il 99,7% delle acque balneari pugliesi - ha sottolineato Arpa Puglia - ha una qualità ritenuta «eccellente». Non è così, però, per l’area della foce del fiume Chidro, indicata come “inquinata”, ovvero con enterococchi intestinali maggiori di 200 UFC/100 ml e Escherichia Coli maggiori di 500 UFC/100ml.

Dati (in controtendenza rispetto a quelli, positivi, del “Portale Acqua” del Ministero della Salute, i cui prelievi, però, risalgono ad un mese prima, ovvero il 12 giugno, quando gran parte delle abitazioni della zona sono sfitte e quindi gli scarichi dei pozzi neri sono estremamente limitati), che sono commentati dal presidente del circolo di Manduria di Legambiente, Giuseppe De Sario.

«Purtroppo, ma era prevedibile, anche quest'anno la foce del fiume Chidro, meta di tanti bagnanti ingannati dalla cristallinità dell’acqua, è risultata inquinata. La scarsa attenzione rivolta dalle amministrazioni locali e regionali» dichiara Giuseppe De Sario, «ha fatto si che la nostra comunità si ritrovi oggi in una situazione di emergenza che dovrebbe quindi autorizzare l’introduzione di rimedi comunque altamente impattanti per il territorio e per l’ambiente. Oggi ci troviamo in emergenza a causa della incapacità politica di chi ci ha amministrato sia a livello locale (insufficienti per diverse ragioni le azioni dei comuni di Sava e di Manduria) sia a livello regionale a causa di una ostinata politica degli ultimi 20 anni e che fino a poco tempo fa insisteva ancora con la volontà di realizzare una condotta sottomarina con lo scarico a mare dei reflui del depuratore e che oggi trova la soluzione alternativa con progetti in ogni caso impattanti e che potranno trovare esecuzione proprio grazie alla emergenza in cui ci troviamo.

La nostra marina potrebbe senza dubbio essere insignita delle 5 Vele se solo si riuscisse ad applicare una corretta raccolta differenziata dei rifiuti e se si progettasse un sistema di fitodepurazione delle acque reflue come quello ben collaudato di Melendugno».






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