09/08/2018 06:46:18 - Manduria - Cultura

Lo stemma esistente nella chiesa del Rosario di Manduria presenta l'iconografia araldica che caratterizza l’arma dei Giustiniani, così contrassegnando l’esistenza in loco della tomba gentilizia dell’antica famiglia

 

 La meravigliosa ex chiesa dei domenicani di Manduria, nota comunemente come la Madonna del Rosario, ospita nella navata di destra (sinistra per chi entra) la cappella di San Pietro Martire o San Pietro da Verona, noto santo dell'ordine dei Predicatori, con il relativo altare che come dice il Tarentini, é “pur provvisto di quadro che rappresenta lo stesso Santo nell'atto del suo martirio per opera degli eretici albigesi.” [1].

    L'altare, che é il primo della navata, attualmente è interamente ricoperto di bianco, così come il resto della chiesa, e presenta in alto uno scudo araldico, unico elemento architettonico risparmiato dai vari strati di pitturazione, che tramanda, a noi posteri, l’identità della famiglia che anticamente ha avuto il patronato della cappella: la famiglia Giustiniani.

    La notizia, finora ignota, é frutto di una mia fortunata intuizione sorta a seguito di attento esame del manufatto e di confronto con il modello araldico “ufficiale” dell'arma gentilizia del casato di origini genovesi, presente anche in Casalnuovo-Manduria dal XVI secolo.

   I Giustiniani, come già ho anticipato in un mio precedente studio [2], provenivano da Chio (anticamente Scio), isola egea soggetta alla Repubblica di Genova.  Avevano amministrato per lungo tempo l’isola greca consorziandosi, sotto lo stesso nome, in più famiglie per esercitare una sorta di governo legato al monopolio del commercio (la cosiddetta Maona). Successivamente, dopo che questa era stata conquistata dai Turchi nel 1566, l'avevano abbandonata in gran numero per riparare in varie parti d'Italia.

    In realtà l’abbandono dell'isola era iniziato già prima con l'intensificarsi della pressione ottomana ed era proseguito, dopo la conquista nemica, quando furono riscattati molti prigionieri possibile anche con il ricorso a mezzi monetari e diplomatici [3].

  In Casalnuovo-Manduria la famiglia Giustiniani occupò subito una posizione preminente nella vita cittadina e suoi esponenti rivestirono rilevanti incarichi politico-amministrativi come sindaci della città (con Giovanni Camillo Giustiniani), come arcipreti della Collegiata (con don Francesco Antonio Giustiniani e don Giambattista Giustiniani, in carica, rispettivamente, dal 1625 al 1634 e dal 1652 al 1680), e come priori nelle  importanti Arciconfraternite dell'Immacolata e del SS.mo Sacramento,  [4].

  Soprattutto va detto che il ramo mandurino della famiglia esibì il medesimo emblema araldico degli altri esponenti della gloriosa Maona [5].

   Orbene, riprendendo il discorso iniziato, va detto che lo stemma  esistente nella chiesa del Rosario di Manduria presenta l'iconografia araldica che caratterizza l'arma dei Giustiniani, così contrassegnando l'esistenza in loco della tomba gentilizia dell'antica famiglia.

   La presente notizia, oltre che nelle evidenze di tipo araldico, trova  sicura conferma anche in documenti storici ufficiali e, precisamente, nel Librone Magno delle famiglie di Manduria, il noto manoscritto redatto dagli arcipreti della Collegiata di Manduria  a partire dal XVI secolo.

   Alla pagina 460 dedicata, come altre precedenti alla famiglia Giustiniani, é scritto: “Angelo Domenico UJD... A dì 2 Agosto 1811 morì D.co Angelo per insulto apoplettico. Fu egli universalmente compianto per essersi perduto con lui il Padre della Patria e specialmente de' poveri. Nel giorno istesso li furono fatte l'esequie nella Chiesa Collegiata, a la mattina del giorno appresso fu trasferito il cadavere nella chiesa degli Padri Domenicani dove trovasi la sepoltura gentilizia de' Giustiniani. Il Capitolo che intervenne nelle funzioni de' due giorni fece tutto gratis.” [6].

   Reputo opportuno segnalare, come singolare coincidenza, che proprio un membro della casata genovese, il cardinale Vincenzo Giustiniani, prima di essere elevato alla dignità cardinalizia, era stato per molti anni Maestro Generale dell'Ordine dei Predicatori e ciò potrebbe forse spiegare la vicinanza dei Giustiniani di Manduria alla famiglia religiosa ed alla spiritualità domenicana, come anche il privilegio della concessione della tomba gentilizia nella locale chiesa dell'ordine.  In effetti, non credo che sia casuale il fatto che nella famiglia mandurina ricorra spesso l'uso di nomi di santi dell'ordine, come, ad esempio Domenico, Giacinto, Vincenzo, per la denominazione di alcuni suoi esponenti.

    Va anche segnalata la circostanza che l'antica casata genovese ebbe a Tinnos, nell'Egeo, un arcivescovo, tal Pietro Martire Giustiniani, che, come si può notare, assunse proprio il nome del santo domenicano a cui é intitolata la cappella nella chiesa di Manduria, mentre -secondo la testimonianza dell'abate Michele Giustiniani- il citato cardinal Vincenzo fece dono delle reliquie di San Pietro Martire alla chiesa che l'ordine religioso possedeva a Scio.

   Sempre lo stesso porporato, dopo l'occupazione dell'isola di Scio da parte dei Turchi di Pialì pascià, si adoperò, con l'aiuto del Papa Paolo IV e del re di Francia Carlo IX per ottenere il riscatto e la liberazione di molti esponenti dell'antica maona che, in seguito, sarebbero giunti in Italia, insediandosi in varie località, tra cui Genova, Napoli, Bassano Romano.

    Nulla di più facile che anche il ramo mandurino della famiglia sia giunto in quei tempi nella nostra zona, spinto dai medesimi avvenimenti storici: credo che la strada per le future ricerche sia tracciata.

 

   Giuseppe Pio Capogrosso

 

 

1) Tarentini sac. Leonardo, Manduria Sacra, tipografia B. D'Errico – Manduria 1899, pag.183 e ss. La chiesa  é stata una delle più importanti dell'Ordine Domenicano nella zona. L'annesso convento, oggi adibito ad ospedale civico, fu dimora, secondo il Tarentini, di alcuni vescovi di Oria, tra cui Francia, Castrese Scaglia e il delegato apostolico Luca Antonio della Gatta. Accolse nel 1662 il manduriano Pier Agostino Ferrara che, vestendo l'abito domenicano, assunse il nome di Tommaso Maria Ferrara, e divenne più tardi il celebre cardinale del titolo di San Clemente.

2) Giuseppe Pio Capogrosso, Ritrovato il libretto del Digiuno dell'Immacolata  messo all'indice dei libri proibiti, studio pubblicato su Manduria Oggi, quotidiano on line, edizione del 6.4.2018.

3) Al tempo delle repubbliche marinare il termine Maona stava ad indicare un’associazione di famiglie di mercanti costituita per sfruttare commercialmente, in forma monopolistica, un territorio o un’isola in regime di concessione. Famosa fu, appunto, la Maona dei Giustiniani di Scio, albergo o aggregazione gentilizia costituita da diverse famiglie genovesi, riunitesi sotto lo stesso nome Giustiniani. Nel 1362, infatti, gli azionisti della Maona o Società armatrice (che nel 1349 aveva assunto l'amministrazione di Scio, ricca di allume) e che aveva la sua sede in Genova nel palazzo Giustiniani, rinunziarono ai rispettivi nomi, assumendo quello del palazzo in cui erano riunite. La Maona Giustiniani costituì, quindi, un esempio di fusione di famiglie in "albergo" per lo sfruttamento delle risorse e dei commerci incentrati sull'isola egea di Chio (anticamente Scio), la cui amministrazione le era stata concessa dalla Superba (la Repubblica di Genova).

Nel 1566, alla conquista dell’isola da parte dei turchi, seguì la fuga di molti esponenti della famiglia, alcuni dei quali si rifugiarono a Costantinopoli, altri in Italia, stabilendosi a Genova, Roma, Napoli, Lecce ed in altre località. Solo alcuni superstiti restarono nell’isola egea, dove ancora sopravvive il cognome Giustiniani e sue varianti.

Con l’arrivo dei turchi, alcuni ragazzi, appartenenti alla famiglia, furono presi in ostaggio e diciotto di essi furono barbaramente trucidati, per non essersi convertiti alla religione degli occupanti. Essi  furono poi canonizzati dalla Chiesa.

4) Lo stemma della famiglia Giustiniani era "di rosso al castello fortificato di tre torri, quella di mezzo più alta: il tutto d'argento, al capo d'oro alla aquila nascente coronata di nero". L'aquila imperiale fu aggiunta nel 1413 con il permesso dell’imperatore Sigismondo, che aveva nominato conte palatino Francesco Campi Giustiniani, ambasciatore presso la sua corte.

5)  Nell’aprile 1589, un esponente della famiglia Giustiniani di Casalnuovo-Manduria, Giovanni Camillo (già sindaco della città) acquistò all’asta pubblica il palazzo di Scipione Pasanisi, benefattore e fondatore del locale convento dei Servi di Maria. L’acquisto avvenne con l’aiuto e l’intermediazione del vicemarchese don Stefano Pallavicino, genovese.

La notizia è riportata da Maria Grazia Mariggiò, I Servi di Maria a Manduria dal sec. XVI al sec. XIX, Napoli 1995, pag.30.

6) Biblioteca comunale “Marco Gatti”, Manduria (TA), Librone magno delle famiglie mandurine, col.449. Nel manoscritto la famiglia è indicata anche come Moro e, successivamente, solo come Giustiniani. Moroni era il nome di una delle famiglie aggregate nell’albergo.

Alcuni rami della famiglia Giustiniani di Casalnuovo-Manduria si trasferirono a Napoli e a Lecce. Attualmente il cognome non è più presente a Manduria, ma si conserva come toponimo di una masseria dell’agro manduriano e di un’altra in agro di Torricella, probabilmente appartenute alla famiglia.

7) Nelle immagini: La cappella di San Pietro Martire nella Chiesa della Maona del Rosario di Manduria: altare con tomba gentilizia e particolare dello stemma; Stemma Giustiniani nel frontespizio delle “Lettere memorabili” dell’abate Michele Giustiniani, edizione romana del 1675; La pagina 460 del Librone magno delle famiglie mandurine.






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