16/03/2019 10:03:52 - Manduria - Cultura

La raccolta di poesie è una ricerca interiore condotta attraverso le reminiscenze dell’infanzia e della giovinezza trascorsa a Manduria, prima del trasferimento in Toscana, inizialmente per ragioni di studio e, a seguire, di lavoro

 

   Così potesse il genial cristallo

   di Manduria, gentil patrio mio nido,

   vincer d’Ionio il liquido intervallo,

   e penetrar nel’Adriano lido.

 

   Sono questi i versi che, nel noto poema L'allegro giorno veneto, overo lo sposalizio del mare,  Ferdinando Donno dedicava oltre 400 anni orsono, alla sua città. Riecheggiano, in essi, i temi della nostalgia, dell’affetto per il natìo loco e, soprattutto, quello, molto caro alla poesia, della lontanza che l’autore, secentista, immaginava potesse esser vinta dalle acque del suo Fonte (il genial cristallo) per riversarsi “nel’Adriano lido” di Venezia, la città nella quale dimorava.

  Gli stessi sentimenti, universali, traspaiono nell’ultimo lavoro di Dante Pastorelli, dal titolo “Ritorno a Manduria”, pubblicato per i tipi dell’editore Helicon di Arezzo.

  La raccolta di poesie, che consiglio vivamente - ad ogni manduriano e non solo- di acquistare e leggere, è una ricerca interiore condotta attraverso le reminiscenze dell’infanzia e della giovinezza trascorsa a Manduria, prima del trasferimento in Toscana, inizialmente per ragioni di studio e, a seguire, di lavoro.

   Un’esperienza di vita, quella del distacco dalle proprie radici, antica e pur sempre attuale, tornata prepotentemente alla ribalta in questi ultimi tempi.

   Ma, giunti ad un certo punto della vita, il desiderio del ritorno, anche solo ideale, ai luoghi di origine diventa quasi un imperativo. Così il poeta avverte il lettore:

 

     Per decenni hai sepolto quel richiamo.

     Ma alle proprie radici prima o poi

     si alza la resa: diramate in noi

     ci aggrovigliamo a estorcere un: “E andiamo”.

  

  Per il viaggio, però, si può partire solo accettandone il rischio:

 

    Parti, ma senza illuderti che indenne

    sarà il pellegrinaggio alla sorgente:

    può dissetare, forse, e avvelenare,

    può distruggere tutto o ricreare.

   L’importante è sapere che non mente.

 

   Per tutte le liriche che formano la raccolta, la narrazione poetica é ben condotta, la pittura d’ambiente ed i luoghi sono sapientemente tratteggiati e resi con vivezza d’immagine, l’espressione è molto curata e delicata come sempre nelle poesie di Pastorelli.

   Il paesaggio è descritto in modo sintetico, ma pochi tratti di pennello bastano a ben caratterizzare la sua collocazione in questo lembo di terra dell’alto Salento. Nello stesso tempo, la descrizione, appena abbozzata, dei luoghi vale a conferire loro valore di universalità.

   Molto belli i versi, che si contradistinguono per l’uso dell’endecasillabo con rime ed assonanze sparse: il tutto, però, ha una forma originale e personalizzata, con una giusta dose di libertà, per non tradire -come avverte l’autore- la “funzione espressiva” della lirica con l’artificiosa ricerca della “musicalità”.

    Merita una lettura anticipata, per l’elevato valore simbolico (quello poetico di questa, come delle altre composizioni presenti nel libro, è indiscusso), la lirica dedicata al Fonte Pliniano, tappa obbligata dalla quale è iniziato il nostro discorso:

 

    Il fonte ti riaccoglie con la voce

    dei secoli, immutata, Nella conca

    l’acqua fluisce lipida. Ma è monca

    la pianta in cima al pozzo, nera croce.

 

   Dopo l’antica gloria, l’autore, suo malgrado, riflette sul declino.

   Dobbiamo essere veramente grati a Dante Pastorelli per il suo atto di amore per la città: dai tempi del Donno, di Antonio Bruni e di Giuseppe Gigli,  Manduria non ha avuto miglior cantore.

   Il suo libro è opera di altissima poesia ed è tra i pochi, di autori contemporanei, che si leggono (e poi rileggono) con interesse e con vivo piacere. 

 

Giuseppe Pio Capogrosso

 

 

Dante Pastorelli * nato a Manduria nel 1939, dal 1958 vive in Toscana. Dal 1964 risiede a Firenze, presso la cui Università si è laureato in Letteratura Italiana.

Docente e Preside negli Istituti superiori, ha pubblicato sin dalla giovinezza, con l’incoraggiamento iniziale di Piero bargellini e Carlo Betocchi, poesie ed articoli su riviste quali “La Fiera Letteraria”, “L’Italia che scrive”, “Il Ponte” (di Calamandrei), “L’Osservatore Politico Letterario”, “La Rassegna Pugliese” ed altre.

Sue opere poetiche sono: Il cerchio intatto (Padova 1964), I giorni, i volti, le voci e il silenzio (Venezia 1989).

Con la poesia edita e inedita ha vinto vari prestigiosi premi, tra i quali l’”Alpi Apuane” (per due volte), il “Monte pisanino”, l’”Augusto Mancini” e altri ancora.

Nel 2002 ha fondato la rivista “Una voce dicentes” che ha diretto per 11 anni, alla quale hanno collaborato insigni personalità come don Divo Barsotti e mons. Brunero Gherardini.

Nel 2016 si è riaffacciato nel mondo della poesia, meritando il conferimento dell’ambìto premio “Stefano Zangheri”, con il quale ha pubblicato la raccolta L’ultimo bagliore che apparsa nell’Aprile 2017, ha riscosso e continua a riscuotere una positiva accoglienza critica.

Ha vinto nel dicembre 2017 il primo premio “La Ginestra – Firenze” (consistente nella pubblicazione di un’opera)  premio che ha utilizzato per la stampa del volume di poesie Ritorno a Manduria.

 

* (Sintesi della nota biografica presente nel libro) 

 



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