19/03/2019 10:12:14 - Sava - Attualità

L’intervista a don Pierino Pesare

 

Un rito che si rinnova, conservando i valori, la fede e la genuinità di una volta e tramandandosi, generazione dopo generazione, con la stessa devozione originaria verso San Giuseppe e con lo stesso spirito di fratellanza e di comunione verso i più bisognosi.

«A Sava la devozione verso San Giuseppe ha radici antiche» racconta don Pietro Pesare, rettore da tre anni del convento di San Francesco, nonché stimato operatore culturale della cittadina. «Da documenti tramandati, risulta che il culto esisteva già nei primi tempi dell’arrivo a Sava dei Padri Francescani, ovvero dal 1879. Nella chiesa Madre, infatti, esisteva un altare dedicato a San Giuseppe. Poi, una volta avviati i lavori per la realizzazione della chiesa e del convento, la devozione assunse una forma ancora più solenne».

Una delle caratteristiche della festa è costituita dalle tavolate devozionali di San Giuseppe, più conosciute come “mattre” (termine dialettale che sta per madia, un mobile rustico che veniva utilizzato per impastare la farina e per preparare il pane nelle case contadine di qualche decennio fa), che continuano a coinvolgere un’intera comunità.

«Ricordo da sempre l’entusiasmo per questa festa, che iniziava con la Novena e che ha poi il proprio “cuore” nella Messa solenne del 19 marzo e nella processione. Dopo la Messa, dalla chiesa usciva il Padre superiore e, all’esterno, vi era una schiera di poveri che attendeva la carità sotto forma della donazione del cibo esposto sulle “mattre” e benedetto. Nel corso degli anni, con l’evoluzione della società, anche le tavolate hanno ora un significato diverso: è un rito che continua a tramandarsi, ma la carità verso le famiglie bisognose avviene attraverso la Caritas, che utilizza il cibo che riceve in dono. Parte di questo cibo viene donato anche alle suore di clausura di Manduria: le Benedettine e le Clarisse, che a loro volta aiutano i più bisognosi».

Don Pietro Pesare anticipa poi il messaggio che darà dall’altare nella Messa solenne di domani.

«E’ un messaggio, a dir la verità, che ho già lanciato nel corso delle 15 visite alla Madonna di Lourdes, una pia pratica che consiste nel visitare a febbraio, per 15 giorni consecutivi, un santuario (precedono la Quaresima e la festa di San Giuseppe). Ho più volte ricordato una frase contenuta nel Nuovo Testamento, con la quale Dio svela fino in fondo il significato della sua santità: “Siate santi perché Io, Padre vostro, sono santo”. E’ un invito ad esercitarci alle virtù cristiane».

 



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