19/03/2019 19:18:00 - Manduria - Cultura

Una splendida lezione di storia e di rispetto dei valori per gli alunni del comprensivo “Prudenzano” e del liceo “De Sanctis-Galilei”

“I ragazzi hanno grandi sogni”. E’ il titolo del libro di Alì Ehsani, scritto insieme Francesco Casolo e pubblicato da Feltrinelli, e nel contempo la storia, felice, di ragazzo che sognava di “volare libero come gli uccelli”.

A 8 anni, con i suoi genitori morti a causa di un bombardamento, Alì vive insieme al fratello maggiore Mohammed. E’ quest’ultimo che propone al fratellino di partire verso l’Italia con una promessa: ritornare a volare liberi.

Alì accetta, portando con sé gli insegnamenti e il ricordo dei genitori. Un viaggio, quasi un’odissea, che dura cinque anni. Ai due fratelli capiterà di tutto: venderanno borse fatte a mano a Teheran, porteranno tè a Istanbul, incontreranno contrabbandieri, poliziotti corrotti, scafisti senza scrupoli, impiegati ladri, ma anche una famiglia turca che tratterà Alì come un figlio e molti afghani che divideranno il cibo e il loro giaciglio con lui. In questi cinque anni Alì perde il fratello Mohammed. Il suo tentativo di raggiungere la Grecia con un canotto fallisce e lui affoga. Alì Ehsani è nato nel 1989 a Kabul.

«Sono arrivato a Roma» ha raccontato Alì presentando il suo libro, durante una iniziativa promossa dall’associazione di promozione sociale “Nova LiberArs” di Novoli (presieduta da Emmanuela Rucco), dall’istituto comprensivo “Prudenzano” e del liceo “De Sanctis-Galilei”. «Viaggiando da Venezia a Roma, dove mi attendeva il mio amico Assan, immaginavo come sarebbe stata la permanenza nella capitale d’Italia. Desideravo una doccia e, poi, un letto in cui dormire. Invece il mio amico Assan mi ha portato nella stazione ferroviaria e, dopo un po’, mi ha consegnato una busta con delle coperte: ho capito che avrei dovuto dormire lì. Avevo vergogna e avevo paura».

Ma non c’è tempo per riposarsi: in realtà il viaggio è appena cominciato. Perché a Roma la gente è strana: parla una lingua che Alì non capisce, ha abitudini diverse e lo guarda come un alieno. È poco più che un bambino, eppure di lui notano solo che è povero, sporco, straniero. E allora bisogna crescere in fretta, integrarsi e combattere i pregiudizi.

Inizia così la storia di Alì in Italia. Aveva 13 anni e un sogno da realizzare.

«Tutti mi raccomandavano di studiare e di evitare di cadere nella tentazione di guadagnare i soldi facilmente, rubando o spacciando. Ho sempre seguito la retta via, anche quando le tentazioni erano tante. In un periodo dormivo all’interno di un negozio. Una sera il proprietario mi avrà messo alla prova: ha lasciato il suo portafoglio pieno di soldi. Io l’ho visto ma non ho avuto alcuna esitazione. Avrei potuto prendere quei soldi, magari comprare un telefonino alla moda e, dunque, soddisfare un desiderio. Ma il sogno è un’altra cosa. E il mio sogno era quello di realizzarmi in Italia. Il desiderio, invece, è qualcosa di effimero».

Alì studia, riga dritto, si impegna a capire gli altri, nonostante pochi cerchino di capire lui; non perde mai il coraggio e l’ottimismo e, piano piano, senza mai smettere di sognare, ce la fa. Emozionante e piena di speranza, la storia di Alì ci parla anche di noi, del nostro mondo riflesso negli occhi di chi arriva in Italia in cerca di un futuro. E si fa storia universale, quella di un ragazzino, poi ragazzo, poi uomo, che cerca quello a cui tutti aspiriamo: l’amicizia, l’amore, l’accettazione. Insomma, un posto nel mondo.

Alì ha più volte dato lezioni di onestà e di rettitudine ai presenti. Ha raccontato di tanti italiani che lo hanno aiutato a diventare quello che è ora: è laureato ed insegna. Ora è lui a dispensare consigli ai suoi studenti e dar loro sostegno e stimoli.

«Quando vivevo a Kabul, raccoglievo i bossoli dei proiettili sparati nelle vie della capitale. Li portavo a casa e per me loro erano i miei alunni. Ora ho degli alunni veri a cui insegnare tante cose».

Ad Alì hanno rivolto delle domande le due docenti presenti (Emmanuela Rucco del “Prudenzano” ed Erika Bascià del “De Sanctis”), oltre che gli studenti dei due istituti scolastici, che hanno anche letto delle pagine del libro “I ragazzi hanno grandi sogni”.

Una serata che ha suscitato riflessioni su tematiche come l’inclusione sociale e il riconoscimento delle diversità. Alì ha spiegato come ricchezza sia la strada, faticosa e necessaria, da perseguire per una società migliore capace di combattere contro le disuguaglianze. Questo libro racconta di una ricerca di amicizia e di legami, una storia di speranza che non è poi così diversa da quella di ognuno di noi.

«Una cosa nella vita l’ho imparata: che niente è uguale. Non è uguale studiare o non studiare, rubare o non rubare, delinquere o non delinquere» le parole di Alì. «E anche se uno è partito indietro come me, non è scritto da nessuna parte che debba arrivare ultimo».

Alì oggi ha 26 anni e, grazie al suo coraggio e alla fede, è riuscito a frequentare l’università e a laurearsi in Giurisprudenza. Si è poi mantenuto lavorando come fattorino la sera e di giorno come cameriere, lavapiatti, idraulico.

Alì è il simbolo di tanti minori migranti che sono riusciti a essere accolti, accettati e che hanno trovato una vita decorosa in Italia.

Segue un breve video in cui Alì racconta la sua storia.

 

 

 



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