mercoledì 15 luglio 2020

24/06/2020 10:06:30 - Salento - Attualità

Si richiede al Ministero dell’Istruzione e al Governo un piano assunzionale straordinario che miri ad incrementare il contingente dei docenti, con particolare riferimento ai docenti di sostegno, e che sia significativamente esteso anche al personale Ausiliario, Tecnico e Amministrativo

Lo scenario presente

Come è noto, allo stato attuale, al di là delle indicazioni del Ministero per la Salute puntualmente applicate dalle scuole, alla base delle pratiche organizzative e di gestione dell’emergenza nei contesti di lavoro, esiste solo il documento del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) le cui indicazioni appaiono difficilmente applicabili al contesto scolastico per le seguenti ragioni:

1) Quadro normativo. Le indicazioni del Comitato Tecnico scientifico non possono sostituirsi alle disposizioni normative generali né affidare alle singole scuole le scelte organizzative più opportune. È di tutta evidenza che le decisioni circa la quota oraria standard da garantire e la sua articolazione, la durata dell’anno scolastico, le dotazioni strumentali e procedure di sicurezza debbano essere univoche per tutta l’Italia, in quanto, in assenza di ciò, ognuna delle oltre 8.000 istituzioni scolastiche agirebbe in base alle risorse disponibili, creando sperequazioni di offerta formativa e rischiando persino di rappresentare un potenziale pericolo. La garanzia del diritto costituzionale all’istruzione richiede un quadro normativo certo;

eventuali vuoti normativi e indicazioni incomplete rischiano di frantumare la già fragile intelaiatura del sistema scuola.

2) Fornitura di DPI. Stante la speculazione finanziaria già sperimentata durante il periodo più negativo della gestione dell’emergenza, i costi per mascherine, visiere, camici, detergenti e quant’altro necessario a garantire il rientro in sicurezza eccedono di gran lunga i 30/40.000 euro all’uopo assegnati a ciascuna scuola con l’art. 231 del DL 34/2020. Occorre, dunque, un ampliamento delle risorse economiche da destinarsi alla ripresa delle attività didattiche.

3) Distanziamento sociale. Allo stato attuale, le indicazioni sulla misura del distanziamento sociale prevedono parametri che mal si adattano alla capienza della maggior parte delle aule scolastiche. Allo stesso modo, non appare affatto praticabile l’utilizzo di spazi all’aperto, soprattutto nel caso delle scuole campane, già costrette alla chiusura anche solo per condizioni metereologiche avverse, e i cui spazi esterni risultano spesso pericolosi o interdetti. Particolare preoccupazione desta l’ipotesi dell’utilizzo di strutture alternative agli edifici scolastici (oratori, musei, etc.) che, oltre a porre rilevanti problemi di responsabilità, di vigilanza, di sanificazione, di coperture assicurative e di accompagnamento degli alunni, rischia di rivelarsi una cura più rischiosa del male.

4) Divisione della classe in presenza e a distanza. Proprio per la particolarità del contesto scolastico, anche questa ipotesi risulta impraticabile, soprattutto per gli alunni in età evolutiva precoce, in quanto stravolge l’idea stessa di ambiente di apprendimento e socializzazione. Infatti, tale soluzione rende impossibile l’affiancamento individualizzato, finalizzato all’inclusione, degli alunni in maggiore difficoltà, annullando la dimensione comunicativa non verbale che tanta importanza riveste ai fini della positiva interazione docente-allievo.

Le proposte dei Dirigenti Scolastici

Nella ferma convinzione che sia necessario riaprire le scuole quanto prima, preme sottolineare che non desta preoccupazione la penuria di risorse a disposizione. In quanto dirigenti, infatti, gli scriventi sono ben abituati a fornire risposte efficaci pur in assenza dei necessari supporti materiali ed economici, confidando però nell’attivazione di condivisione e corresponsabilità tra gli Enti a vario titolo coinvolti.

Per questo, a partire dalle criticità sopra riscontrate e nello spirito di una leale e proficua collaborazione tra istituzioni, si suggeriscono alcune strategie che richiedono il coinvolgimento sinergico di tutti gli attori del pubblico e del privato e, senza le quali, si ritiene, sarà di fatto impossibile la riapertura delle scuole a settembre.

1. Ripristinare gli spazi delle scuole

La scarsa consistenza della spesa storica e i pochi fondi a disposizione degli Enti Locali hanno determinato, nel corso degli anni, una situazione al limite. Le condizioni dell’edilizia scolastica sul territorio nazionale sono ben note a tutti e la precarietà di tali condizioni ha spesso depositato sui soli Dirigenti Scolastici la responsabilità di danni o infortuni.

Di fatto, nelle scuole ci sono spazi occupati da suppellettili (banchi, sedie e pc dismessi) che da anni gli Enti Locali non ritirano. Sono poi da aggiungere le palestre e i cortili inagibili e, ancora, i tanti servizi igienici non funzionanti. Un’ulteriore fonte di rischio è costituita dal precario stato delle uscite di emergenza che, ad oggi, non solo non consentono di evitare gli assembramenti ma non garantiscono nemmeno il deflusso in sicurezza in caso di emergenza.

Per questi motivi, si richiede che gli Enti Locali – come stabilito dalla L. 23/1996 – provvedano durante tutta l’estate agli interventi di manutenzione ordinaria. In particolare ripristinando bagni, uscite di sicurezza, rimuovendo e smaltendo le suppellettili inutilizzabili, facendo un’adeguata manutenzione dei cortili e delle aree verdi. Si tratta di interventi semplici, non troppo onerosi e realizzabili in tempi rapidi.

Prima di cercare spazi esterni bisogna rendere nuovamente abitabili quelli delle scuole.

2. Assegnare le risorse umane necessarie

Al fine di garantire le necessarie misure di sicurezza, anche in relazione alla gestione dell’emergenza epidemiologica, occorre prevedere un adeguato contingente di docenti e collaboratori scolastici. Tutti ricordano che l’anno scolastico 2019/2020 si è aperto con la tragedia del piccolo Leonardo, morto nella scuola Pirelli di Milano a soli 6 anni per essere precipitato nella tromba delle scale. Occorre scongiurare il ripetersi di simili tragedie, che sono purtroppo il terribile risultato di strategie politiche miopi, incapaci di guardare alla complessità del sistema scolastico.

Assegnare l’adeguato numero di collaboratori scolastici significa non solo garantire le opportune condizioni di pulizia ma anche la vigilanza sugli spazi comuni, l’assistenza ai bambini più piccoli nell’uso dei servizi igienici, il supporto ai disabili, l’accoglienza dei visitatori esterni, il necessario presidio di ingressi e uscite.

Con particolare riferimento ai docenti di sostegno, inoltre, è noto quanto, nel corso degli anni, tale contingente sia divenuto oggetto di tagli indiscriminati che, oltre a minare il diritto allo studio degli alunni più fragili anche in condizioni di normalità, con la riapertura delle scuole e l’attivazione delle procedure di tutela sanitaria rischia di mettere a repentaglio la salute e la sicurezza di questi alunni che non potranno vedere garantita l’assistenza individualizzata cui hanno diritto.

Se poi, come ipotizzabile, sarà necessario proseguire l’esperienza della Dad anche se solo a margine della didattica in presenza, diventano necessari gli assistenti tecnici di cui le scuole del I ciclo sono prive, nonostante la strumentazione digitale divenga sempre più imponente.

Si richiede pertanto al Ministero dell’Istruzione e al Governo un piano assunzionale straordinario che miri ad incrementare il contingente dei docenti, con particolare riferimento ai docenti di sostegno, e che sia significativamente esteso anche al personale Ausiliario, Tecnico e Amministrativo.

3. Ridurre il numero di alunni per classe

A parere degli scriventi, gli unici modi per contenere il sovraffollamento e ridurre gli assembramenti sono contenere il numero di alunni per classe e articolare diversamente l’orario di lezione. Tali soluzioni, per quanto non ottimali, si impongono come criteri di equità nei confronti di alunni e famiglie e come scelte di flessibilità, ma richiedono un’azione di mediazione alla scala nazionale con le parti sociali e le Organizzazioni Sindacali.

Per quanto attiene le scuole, si richiede che il MI non imponga la formazione di classi numerose tramite i consueti accorpamenti che ogni anno servono a ridurre la spesa pubblica, ma consenta, anche in organico di fatto, l’attivazione di classi con un numero anche inferiore al minimo attualmente previsto dalla legge e comunque mai superiore al numero di 20 alunni per classe in caso di presenza di un allievo con disabilità, nonché, ove se ne presentasse la necessità, la sopravvivenza di classi in deroga.

 

 

I Dirigenti Scolastici

della Campania




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