mercoledì 12 maggio 2021

10/04/2021 10:55:41 - Salento - Attualità

Il Wwf scende in campo per ridurre l’uso dei pesticidi, incrementare le fasce fiorite e i rifugi per api e farfalle

Un esercito silenzioso quello degli impollinatori tra bombi, farfalle, api selvatiche, vespe, falene, sirfidi, un mondo colorato che sta progressivamente scomparendo. Negli ultimi 30 anni abbiamo perso in Europa oltre il 70% della biomassa di insetti volatori, appartenenti non solo alle specie più rare ma anche alle specie più comuni, da cui dipende il fondamentale servizio ecosistemico dell’impollinazione. E il 40% di api selvatiche, farfalle, sirfidi e coleotteri, rischiano l’estinzione a livello globale.

Le principali minacce sono dovute alle attività umane che modificano e inquinano il loro habitat, in particolare per l’uso sconsiderato di pesticidi, il consumo di suolo, l'impoverimento dei paesaggi agricoli, l’inquinamento, i cambiamenti climatici e la diffusione di parassiti e malattie veicolate dall’introduzione di nuove specie aliene invasive. Il danno è enorme, visto che due terzi della frutta e della verdura che consumiamo quotidianamente dipendono dall’impollinazione, ma l’impatto non riguarda soltanto l’erosione del valore ecosistemico nei sistemi alimentari, ma anche la nostra salute. L’uso dei pesticidi nell’agricoltura intensiva immette sostanze tossiche, persistenti e bioaccumulabili: secondo l’OMS ogni anno 26 milioni di persone vengono avvelenate da pesticidi.

Accanto all’allarme per la perdita degli impollinatori il WWF, con la campagna ReNature, ha lanciato la sfida per rigenerare questo pilastro della biodiversità mettendo in campo azioni diffuse sia in Oasi WWF per habitat e impollinatori, sia in ambito agricolo grazie ad importanti collaborazioni con aziende agroalimentari per realizzare percorsi a favore della tutela della biodiversità negli agro-ecosistemi.  

Il WWF ricorda che un pilastro cruciale della nuova strategia europea 2030 per la biodiversità si concentra proprio sul ripristino della natura in porzioni significative del territorio europeo attraverso la destinazione del 25% dei terreni agricoli in Europa a colture biologiche e la destinazione del 10% dei terreni agricoli per la conservazione della biodiversità.







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