mercoledì 17 agosto 2022

11/03/2022 07:39:37 - Provincia di Taranto - Cultura

Un’alta torre di difesa (con annesso palazzo baronale) dominava Monacizzo, affacciata sul limite occidentale del pianoro

  

          Il piccolo abitato di Monacizzo (frazione del Comune di Torricella) tradisce chiaramente le proprie origini medievali, evidenziate, tra l’altro, dal suo arroccamento sul ristretto angolo occidentale di un vasto pianoro leggermente elevato, già occupato in epoca magno greca. Posizione strategica, quindi, a protezione dal continuo pericolo di incursioni piratesche cui questa fascia costiera fu a lungo esposta, per tutta l’epoca medievale ed oltre.

          Tale strutturazione difensiva èben evidenziata, nel XVI secolo, da G. GIOVINE,De Antiquitate et varia Tarentinorum fortuna, Napoli 1589, p. 407, che, riferendosi a Pulsano, Leporano e Monacizzo, scrive testualmente: “Haec tria [oppidula] terrarum nomine, cum moenibus cincta sint, suam quoque habeant arcem, vocantur”(= Questi tre [piccoli centri], essendo cinti da mura ed avendo anche una loro rocca, sono chiamati col nome di terre).

          E come nei centri medievali dell’area, un’alta torre di difesa (con annesso palazzo baronale) dominava il nostro paesello di Monacizzo, affacciata sul limite occidentale del pianoro; torre che una notizia di fonte storiografica indica esistente ai tempi dell’usurpazione del Malacarne (XV secolo), ma già in rovina nel secolo successivo”In Monacizzo, Terra della Baronia Arcivescovile, l’antico Castello che era stato occupato dalle bande di Ottino de Caris [detto il Malacarne], e riscattato dal Principe Giovanni Antonio [Orsini di Taranto] era addivenuto oramai un mucchio di rovine a causa delle incursioni di corsari che avvenivano quasi cotannis nel secolo XVI (S. Vis. ad Casalia di Mons. Brancaccio, 1577, fol. 195) e primo trentennio del sec. seg.”(da G. BLANDAMURA, La Baronia Arcivescovile ed il Castel-Episcopio di Grottaglie, Taranto 1933, p.34, nota 44).

          E lungo il pendio occidentale, alla base di tale torre, ceramiche medievali confermano lunghe fasi abitative, particolarmente concentrate tra il XIII ed il XV-XVI secolo.

           Nel XVII secolo su tale struttura sonosegnalati alcuni interventi di restauro “Gli arcivescovi di Taranto avevano il titolo di Baroni di Monacizzo, vi tenevano un palazzo baronale ed una gran Torre di difesa a mo’ del tempo. L’Arcivescovo Tommaso Caracciolo ristaurò la Torre nel 1670” (da G. ARDITI, La corografia fisica e storica della Provincia di Terra d’Otranto, Lecce, stab. Scipione Ammirato, 1879-1885, p. 359).

           Nel secolo successivo tale torre compare, in posizione dominante, nella pianta del feudo redatta dell’Agrimensore Francesco Pichierri di San Giorgio (1744) allegata all’atto che sanciva il passaggio in enfiteusi del territorio di Monacizzo dalla curia tarantina alla nobile famiglia feudale dei Muscettola (anno 1746) (vedi M. SPINOSA, Ricognizione storico documentaria dei feudi della famiglia Muscettola principi di Leporano. Taranto, Scorpione, 2003, pp. 339-358).In pari epoca essa ricompare nella “Pianta geometrica delli feudi di Maruggio, Roselli, ed Olivaro” (anno 1745), pianta che, nel pur ridimensionato schizzo grafico del paese, riproduce le caratteristiche topografiche dello stesso, evidenziando il circuito delle basse casette dai tetti a doppio spiovente, l’ubicazione della torre sul versante occidentale dell’altura, la chiesa parrocchiale, sul limite SE del borgo, la chiesetta della Madonna di Loreto, in basso, a SO (vedi E. FILOMENA, Maruggio Antica, Martina Franca, Ed. Pugliesi, 1997, p. 19).

          Nel Catasto Onciario di Monacizzo (1742-1749) è precisato che il Barone di questo paese “possiede per corpo feudale in questa sua Terra un Palazzo, ò sia Castello ed una torre di fortezza e con più stanze soprane, e sottane, stalla, pagliera, rimessa, magazzini di grano e vino”; vi compare anche una cappella ed il “ponte” della torre (vedi M. SPINOSA, vol. cit., pp. 409, 440).

          Sempre in questo secolo (XVIII) altri documenti indicano tale torre alta circa cento palmi (26 metri), munita di ponte levatoio, sebbene “disordinata”; e questo “disordine” (o, meglio, precario stato di conservazione) richiedeva che “per parte del Signor Principe si dovesse a sue spese smantellare la Torre o sia Fortelizio, che minacciava ruina, con ridurla all’altezza del Baronal Palazzo abitabile, e tenerlo sempre riparato” (da M. SPINOSA, op. cit., p.448).

          In una relazione sullo stato dei feudi di Leporano, Pulsano, Torricella e Monacizzo, redatta, per quest’ultimo paese, nel 1783, si precisa che“[…] Monacizzo è piccolo casale, appollaiato su di una collinetta, che ha una superficie di circa diecimila passi quadrati ed una circonferenza di circa tremila passi lineari. Considerato un passo quadrato equivalente a mq 3,406570 e un passo lineare a m. 1,845690, secondo gli esperti, la superficie di questo territorio è, pertanto, di circa mq. 34.065, e la circonferenza è di circa m. 5.537. Il paese è circondato da mura antiche dirute con una sola porta. All’interno, nella parte centrale dell’abitato, vi è una Torre fortificata, alta circa cento palmi, cioè di m. 26,455 (un palmo lineare = m. 0,2645526) che ha un ponte levatoio, ed è collegata con il Palazzo del Barone…La sua distanza da Capo dell’Ovo è di circa un miglio, cioè di Km. 1,851”(vediM. SPINOSA, op. cit.,p.192).      

           Nell’anno 1930 in Monacizzo è segnalato “un fabbricato con Torre e cortile, adibito ad usi agricoli”, in proprietà della famiglia Di Maggio di Fragagnano (vedi G. BLANDAMURA, contr. cit., p. 34, nota 44).Tale fabbricato ricompare in rare foto di epoca immediatamente successiva, che lo ritraggono in stato di avanzato degrado, comunque imponente nella sua altezza e nella sua struttura muraria; struttura realizzata in pietre informi e malta, con tufi regolari agli spigoli, secondo una tecnica costruttiva antichissima, riscontrabile, su questa fascia litoranea, nelle torri costiere cinquecentesche ed in masserie o abitazioni coeve o di epoca immediatamente successiva.

          Il ricordo di tale fortilizio è tramandato dalla toponomastica cittadina nella denominazione di “via Torre” attribuita ad una stradetta che, dalla piazza, conduce sul versante occidentale, ove i resti di tale costruzione sarebbero stati rimossi, in quanto pericolanti, in tempi non lontani. In zona si ricordano le continue sollecitazione rivolte da Vito Bardoscia, sindaco di Torricella dal 1956 al 1970, al proprietario, sig. Di Maggio, affinché tale torre fosse messa in sicurezza o abbattuta

          L’abbattimento della struttura superstite è collocato nella seconda metà del XX secolo, verso la fine degli anni Settanta. Alcuni abitanti del luogo ricordano ancora i tempi in cui, da piccoli, giocavano tra i ruderi del fortilizio, di cui rievocano l’imponenza e l’ampiezza, segnalando mura alte e rampe d’accesso alle parti superiori, con gradini costituiti da grandi monoblocchi di pietra. Ancora meglio la richiamano gli anziani, con un senso di dispiacere e rassegnazione per la perdita di un monumento che avrebbe certamente meritato sorte diversa, in quanto significativa testimonianza architettonica e storica di un paese e di un territorio antico.

 

Paride TARENTINI







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