giovedì 20 giugno 2024

06/06/2023 07:26:51 - Provincia di Taranto - Attualità

E’ stato il Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria) a rendere pubblica la lettera, inviata anche alla premier Giorgia Meloni, ai presidenti di Camera e Senato, ai vertici dell’amministrazione penitenziaria

Un agente di 52 anni del carcere di Taranto scrive al presidente Mattarella, alla premier Giorgia Meloni, ai presidenti di Camera e Senato, ai vertici dell’amministrazione penitenziaria per richiamare l’attenzione su tutti i problemi del carcere di Taranto.

Ecco alcuni passaggi di questa lettera.

«Ormai la mattina o il pomeriggio, quando entro nel carcere per espletare il mio servizio, mi faccio il segno della croce, poiché non so quando, e come ne uscirò.

Una volta il motto della polizia penitenziaria era “vigilando redimere”, ora invece è “prendere botte e non reagire mai”. L’altro giorno un mio collega è stato aggredito da un detenuto ergastolano e i segni di quell'atto di violenza lo accompagneranno per tutta la vita poiché i danni provocati sono irreversibili. Con i detenuti è vietato difendersi poiché se per difenderti gli provochi anche una piccola escoriazione, la magistratura ti mette gli occhi addosso e rischi il reato di tortura.

Il 52enne racconta che nel primo turno, dalle 8 alle 16, si trova a «gestire da solo circa 70 detenuti che ti assediano con richieste varie. Per un diniego banale sfondano i cancelli delle stanze oppure i gabbiotti dei poliziotti o appiccano il fuoco nelle stanze». Nel turno dalle 16 alle 24, invece, un solo agente - denuncia il poliziotto penitenziario - deve gestire tre sezioni «per un totale di oltre 200 detenuti. Ogni sezione è lunga circa 50 metri, per cui durante tutto l’orario è una maratona continua. Questo stress continuo ti mangia il cervello e toglie le forze».









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