mercoledì 19 giugno 2024

24/10/2023 16:36:43 - Provincia di Taranto - Attualità

Francesca Intermite: «Da un lato vi sono attività commerciali in difficoltà o che chiudono e dall’altro si registra una incisiva frenata dei consumi»

Dare vita ad una attività imprenditoriale, soprattutto nel commercio, e tenere la saracinesca aperta, è diventato complicatissimo. Questi i numeri forniti dall’Osservatorio  Confesercenti, sulla base di elaborazioni dei dati camerali: nel 2023 , sono partite solo poco più di 20mila attività, l’8% in meno del 2022 e comunque il numero più basso degli ultimi dieci anni: nel 2013 erano state oltre 44mila, più del doppio. Si prevede una ulteriore flessione per l’anno in corso a meno di 20mila attività, per arrivare nel 2030 a circa 11mila.

«Il calo si registra per quasi tutte le tipologie di commercio, ma in particolare per  i negozi di articoli da regalo e per fumatori, per i gestori carburanti, per edicole, negozi di tessile, abbigliamento e calzature, che nel 2023 dovrebbero registrare solo 2.167 iscrizioni di nuove attività, meno 3.349 rispetto a dieci anni fa» afferma Francesca Intermite, presidente Casaimpresa/Confesercenti di Taranto. «E come è normale che sia, un effetto domino si riversa sugli intermediari del commercio: per il 2023 si prevedono solo 9.306 nuove iscrizioni, quasi la metà delle 18.149 del 2013. Tra le attività del commercio, le nascite di imprese aumentano solo nel commercio via internet, che vede esplodere le iscrizioni rispetto a dieci anni fa, ma si tratta di un movimento che non compensa affatto  il calo complessivo. Stesso fenomeno per il commercio ambulante. Addirittura in alcuni casi ci sono diminuzioni anche rispetto al periodo della pandemia.

La desertificazione commerciale non risparmia nessuna realtà urbana; a Taranto alcune vie che un  tempo erano l’emblema del benessere commerciale della città, soprattutto con riferimento a importanti negozi di abbigliamento, oggi ne rappresentano il decadimento e la sofferenza.

Dall’altro lato, a soffrire tanto in questo periodo, soprattutto perché fanno i conti con l’inflazione (circa il 5,7% in media annua) e in alcuni casi un lavoro precario e sottopagato,  sono le famiglie che spendono di più e acquistano di meno. Spesso fanno finanche ricorso a risparmi per le spese correnti.

Quadro a tinte fosche quindi quello che da un lato presenta attività commerciali in difficoltà o che chiudono, e dall’altro una incisiva frenata dei consumi: una economia congestionata che necessita di interventi a livello nazionale, ma anche sul territorio, al fine di dare una boccata d’ossigeno alle famiglie da un lato e ai commercianti dall’altro. Doveroso aiutare e incoraggiare i giovani aspiranti imprenditori, ma anche tutti coloro che nonostante tutto resistono e continuano ogni giorno con grande determinazione a tenere aperti i loro negozi. Assolutamente indispensabile avviare una netta semplificazione nelle procedure di apertura di nuove attività, insieme a decise politiche di decontribuzione con particolare riferimento al Sud, e  a livello locale, interventi mirati a creare un ambiente urbano che sia più accogliente e che, passando attraverso una incisiva riqualificazione urbana e servizi efficienti, possa dare nuovamente decoro al centro e alle periferie».









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